Come si fa a non pagare i debiti

Per non pagare i debiti legalmente devi conoscere l’insieme degli strumenti previsti dall’ordinamento italiano per ridurre o cancellare un’esposizione debitoria senza violare la legge: esdebitazione, piani di ristrutturazione, saldo e stralcio, prescrizione e dilazioni fiscali. Nessuna via ignora il debito: ogni strumento richiede requisiti precisi e, nella maggior parte dei casi, il controllo del Tribunale.

Liberarsi dai debiti per vie legali: i punti fermi

  • Senza beni né reddito: l’esdebitazione del debitore incapiente cancella tutti i debiti senza alcun pagamento, richiede la meritevolezza e si ottiene una sola volta nella vita.
  • Con liquidità immediata: il saldo e stralcio chiude la posizione con una somma ridotta, indicativamente il 30-40% del totale, ma solo se il creditore accetta e rilascia una liberatoria scritta.
  • Con entrate sproporzionate ai debiti: il piano di ristrutturazione o il concordato minore fissano un pagamento sostenibile per un periodo definito, ad esempio 4-5 anni, e richiedono l’omologazione del Tribunale.
  • Con debiti verso il Fisco: la rateizzazione ordinaria arriva a 72 rate, estendibili fino a 120 in caso di grave difficoltà, mentre le definizioni agevolate eliminano sanzioni e interessi di mora.
  • Termini di prescrizione: 10, 5 o 3 anni secondo il tipo di debito, con azzeramento del termine a ogni atto interruttivo.
  • Limiti: dolo o colpa grave nella formazione del debito escludono l’accesso alle procedure di composizione della crisi.

Esdebitazione del debitore incapiente: azzerare i debiti senza beni né reddito

Scrivania con fascicolo di documenti, calcolatrice e un timbro giudiziario in un'aula di tribunale vuota
Il provvedimento di cancellazione viene emesso dal giudice dopo l’esame della relazione dell’organismo di composizione della crisi.

L’esdebitazione del debitore incapiente è il provvedimento con cui il Tribunale cancella in modo definitivo i debiti residui di chi non possiede beni né un reddito superiore al sostentamento proprio e della famiglia, senza che sia offerto alcun pagamento ai creditori.

La possibilità di cancellare i debiti senza offrire nulla in cambio è stata introdotta dall’art. 4-ter del Decreto Ristori (approvato il 27 ottobre 2020), in vigore dal 25 dicembre 2020, che ha inserito nella legge 3/2012, detta «salva-suicidi», l’art. 14-quaterdecies. Fino a quel momento era previsto soltanto un abbattimento del debito, anche in percentuale rilevante, a fronte di un minimo di soddisfacimento dei creditori. La disciplina oggi rientra nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII, D.Lgs. 14/2019).

Il beneficio non richiede il consenso dei creditori: decide il giudice. Possono chiederlo consumatori, famiglie, dipendenti, pensionati, liberi professionisti, agricoltori, soci illimitatamente responsabili di società e imprese non assoggettabili a liquidazione giudiziale. Riguarda debiti di qualsiasi natura, compresi quelli fiscali, bancari e previdenziali.

Se non si possiede alcun bene né reddito aggredibile: chiedere l’esdebitazione

Chi non ha beni mobili o immobili da liquidare né entrate pignorabili può presentare domanda al Tribunale con l’assistenza di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi), spesso costituito presso la Camera di Commercio, ed eventualmente di un legale. L’OCC redige una relazione dettagliata che certifica attendibilità e completezza della documentazione e valuta la diligenza del debitore nell’assumere i debiti e quella dei creditori nel concedere i finanziamenti. Se non emergono dolo o colpa grave, il giudice dispone la cancellazione. Il beneficio è concesso una sola volta nella vita.

Quali debiti si possono non pagare: la meritevolezza

Non esiste un elenco di debiti cancellabili: conta la meritevolezza, cioè l’assenza di atti in frode, dolo o colpa grave nella formazione dell’indebitamento. Un licenziamento improvviso o spese mediche impreviste e rilevanti sono ragioni ritenute plausibili. I debiti da ludopatia sono di norma ammessi quando il debitore è incolpevole. Consumi voluttuari, come viaggi, auto o gioielli, portano al rigetto della domanda.

Obblighi del debitore dopo il provvedimento

Se nei 4 anni successivi il debitore ottiene utilità sufficienti a soddisfare almeno il 10% dei debiti cancellati, deve destinarle ai creditori; importi inferiori non rilevano. Il decreto indica termini e modalità per presentare ogni anno le certificazioni sulle sopravvenienze, e l’OCC vigila sul rispetto dell’obbligo.

La nuova legge cancella i debiti?

Sì, ma non in modo automatico: il Codice della crisi consente la cancellazione dei debiti residui al termine di una procedura di sovraindebitamento, oppure, per l’incapiente, senza alcun pagamento, sempre dopo il vaglio di meritevolezza del Tribunale.

Cosa posso fare se non ho più soldi per pagare i debiti?

Se mancano sia i beni sia un reddito pignorabile, la via principale è l’esdebitazione dell’incapiente. Se invece restano entrate periodiche, anche modeste, si valutano il piano di ristrutturazione o la liquidazione controllata, descritti più avanti.

Saldo e stralcio: l’accordo privato con banca o finanziaria

Il saldo e stralcio è un accordo transattivo con cui banca, finanziaria o agenzia di recupero crediti accetta una somma inferiore al dovuto, versata di norma in un’unica soluzione, e dichiara chiusa la posizione.

La proposta tipica prevede il pagamento del 30-40% dell’importo complessivo. Si tratta di un valore indicativo, non di una tariffa: la percentuale dipende dalla trattativa e dall’interesse del creditore a incassare subito. L’accordo non richiede alcun intervento del giudice, ma presuppone due condizioni: la disponibilità immediata di una somma, anche piccola rispetto al debito, e l’accettazione volontaria del creditore. Il risultato si ottiene solo con un accordo scritto liberatorio, in cui il creditore dichiara di non avere più nulla a pretendere.

Se si dispone di liquidità immediata: proporre il pagamento ridotto

Con una somma pronta, l’offerta si formula per iscritto e va chiusa solo con un documento che contenga questi elementi:

  • importo offerto e termine di versamento;
  • indicazione del debito o dei debiti a cui l’accordo si riferisce;
  • dichiarazione liberatoria del creditore, con rinuncia a ogni ulteriore pretesa;
  • impegno a non proseguire eventuali azioni di recupero già avviate.

Se il credito è stato ceduto: verificare il titolare effettivo

Il saldo e stralcio è praticabile soprattutto quando il credito è passato a una società di recupero. Prima di firmare occorre accertare chi sia l’effettivo titolare e controllare la correttezza degli importi richiesti, perché una liberatoria rilasciata da un soggetto non titolare non chiude la posizione.

Se manca la liquidità: transazione dilazionata o procedura giudiziale

Quando non è disponibile una somma unica, il creditore può accettare una transazione dilazionata, con rate ridotte. Se anche questa non è sostenibile o il creditore rifiuta, restano le procedure del Codice della crisi, che consentono di proporre il pagamento senza l’accordo del singolo creditore, secondo i casi descritti nelle sezioni seguenti.

Piano di ristrutturazione, concordato minore e liquidazione controllata

Prospetto mensile di entrate e rate di rimborso su un tavolo con penna e documenti ordinati
Il piano si costruisce sulla capacità reale di pagamento mensile, verificata e attestata prima dell’omologazione.

Chi ha entrate periodiche ma sproporzionate rispetto ai debiti può proporre un piano sostenibile: paga una parte dei debiti in base alla capacità mensile reale, per un periodo definito, e ottiene la cancellazione del residuo con l’esdebitazione finale, previa omologazione del Tribunale.

Il piano deve offrire ai creditori un’utilità concreta, anche modesta. Un esempio: un’esposizione verso l’Erario di circa 500.000 euro è stata gestita con il versamento di 300 euro al mese per 4 anni, pari a circa il 10% dei debiti, con cancellazione del resto alla chiusura e divieto per banche e finanziarie di avviare pignoramenti durante la procedura.

Confronto tra le procedure di sovraindebitamento con pagamento parziale
Procedura Chi può accedere Consenso dei creditori Esito
Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore Persona fisica con debiti estranei all’attività d’impresa Non necessario Pagamento sostenibile; residuo cancellato con l’esdebitazione
Concordato minore Imprenditore minore, professionista, società agricola Sottoposto al voto dei creditori Soddisfacimento parziale, con possibile continuità dell’attività
Liquidazione controllata Consumatore, professionista, piccolo imprenditore, altri debitori non soggetti a liquidazione giudiziale Non necessario Vendita dei beni; residuo cancellato con l’esdebitazione

Se i debiti derivano da consumo o famiglia: piano di ristrutturazione del consumatore

Il giudice può omologare il piano anche senza l’accordo dei creditori, purché il debitore sia meritevole. Rientrano tra i consumatori lavoratori dipendenti, pensionati, disoccupati e fideiussori di debiti altrui. I debiti non pagabili diventano inesigibili al termine del percorso.

Se i debiti derivano da attività d’impresa o professionale: concordato minore

Il consumatore non può accedere a questa procedura. La proposta è sottoposta ai creditori e al giudizio di omologazione. Nell’accordo di composizione della crisi disciplinato dalla legge 3/2012 l’adesione si raggiunge con creditori che rappresentano almeno il 60% del debito. Su richiesta del debitore, le misure protettive sospendono le azioni esecutive fino all’omologazione definitiva.

Se ci sono beni ma manca un reddito sufficiente: liquidazione controllata

Il debitore mette a disposizione i beni non essenziali, il ricavato soddisfa i creditori anche in parte e il residuo si cancella con l’esdebitazione. Quest’ultima può essere richiesta dopo 3 anni dall’apertura, oppure prima se la procedura si chiude in anticipo.

Prescrizione del debito: quando si estingue per inerzia del creditore

La prescrizione del debito estingue il diritto del creditore quando decorre il termine di legge senza atti interruttivi, come una raccomandata formale di sollecito o un atto giudiziario; il termine varia da 3 a 10 anni secondo la natura del debito.

Termini di prescrizione per tipo di debito
Tipo di debito Termine Nota
Mutui bancari, prestiti personali, sentenze di condanna, IVA 10 anni Termine ordinario per la maggior parte dei debiti
Cartelle esattoriali (IRPEF, INPS), multe stradali, tributi e tasse locali, affitti, spese condominiali 5 anni Vale anche per le bollette in generale
Bollo auto, prestazioni professionali 3 anni Decorrenza dall’ultimo atto utile
Utenze di luce, gas e acqua 3 o 5 anni Il termine dipende dal tipo di fornitura: da verificare sul singolo contratto

Il decorso del tempo non opera da solo nei fatti: il debitore deve opporre l’eccezione di prescrizione, anche quando il pignoramento è già stato avviato. Prima di farlo è necessario verificare che nel periodo non siano arrivati atti interruttivi.

Se il creditore non si è fatto vivo: verificare gli atti interruttivi

Ogni richiesta ufficiale di pagamento, come una raccomandata formale o un atto giudiziario, azzera il termine, che ricomincia da capo. La mancanza di qualsiasi sollecito formale negli anni di riferimento è quindi la condizione per far valere l’estinzione. Un titolo esecutivo come una sentenza, con interruzioni successive, può restare esigibile ben oltre i 10 anni.

Quali sono i debiti che non vanno mai in prescrizione?

Ogni debito è soggetto a un termine di estinzione, ma può restare esigibile se il creditore interrompe la prescrizione con regolarità. Per stabilire se un debito specifico sia ancora dovuto serve il controllo del titolo, della data dell’ultimo atto interruttivo e del termine applicabile.

Legge sul sovraindebitamento: chi accede e come funziona la procedura

Il sovraindebitamento è lo squilibrio durevole tra obbligazioni assunte e patrimonio prontamente liquidabile, con incapacità di adempiere regolarmente. La disciplina, nata con la legge 3/2012 e oggi inserita nel CCII, vale per consumatori, professionisti, piccoli imprenditori, imprenditori agricoli, start-up innovative e altri debitori non assoggettabili a liquidazione giudiziale, ex fallimento. La procedura si applica a ogni tipo di debito: mutui, finanziamenti, carte revolving, cessioni del quinto, spese condominiali, imposte e fideiussioni.

Il debitore presenta l’istanza all’OCC territorialmente competente. Il percorso, dall’istanza all’omologa, segue questi passaggi:

  1. Deposito dell’istanza presso la segreteria dell’OCC.
  2. Valutazione preliminare dei requisiti di accesso.
  3. Accettazione del preventivo dei costi, comprensivo del compenso del gestore della crisi.
  4. Nomina del gestore, che verifica la situazione di sovraindebitamento.
  5. Colloqui tra debitore e gestore per ricostruire le cause dell’indebitamento.
  6. Predisposizione del piano più idoneo tra accordo, piano del consumatore e liquidazione.
  7. Attestazione di veridicità e fattibilità e trasmissione al giudice per l’omologa.

Come ripulirsi dai debiti?

La ripulitura legale dei debiti avviene con l’esdebitazione, che cancella la parte non pagata al termine della procedura. Il debitore che ha agito con impegno e correttezza riparte senza il debito residuo.

Quanti anni dura il sovraindebitamento?

L’iter fino all’omologa dura in media 4 mesi. Il piano omologato prevede poi pagamenti per un periodo definito, ad esempio 4 o 5 anni. In caso di liquidazione, l’esdebitazione può essere chiesta dopo 3 anni dall’apertura.

Quanto tempo ci vuole per fare una pratica di sovraindebitamento?

La pratica, dal deposito dell’istanza al provvedimento di omologa, richiede in media 4 mesi. La durata effettiva dipende dalla completezza della documentazione e dai tempi del Tribunale.

Quanto costa la parcella di un avvocato per il sovraindebitamento?

Il costo non ha un importo fisso. L’OCC trasmette un preventivo comprensivo del compenso del gestore della crisi, che va accettato prima della nomina. La parcella del legale si concorda separatamente, perché l’assistenza è utile ma, nell’esdebitazione dell’incapiente, solo eventuale.

Il sovraindebitamento può bloccare un pignoramento?

Sì, se il debitore chiede le misure protettive. Il giudice dispone che, fino all’omologazione definitiva, non possano essere iniziate né proseguite azioni esecutive individuali, a pena di nullità, né disposti sequestri conservativi. Durante il piano omologato i creditori non possono avviare nuovi pignoramenti.

Rateizzazioni e rottamazioni per i debiti con il Fisco

Per i debiti verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ex Equitalia, il primo passo è consultare l’estratto di ruolo sul sito dell’ente: indica importo complessivo, natura del debito, interessi, sanzioni ed eventuali azioni esecutive in corso, come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche.

La rateizzazione divide il debito in rate mensili ed evita pignoramenti e fermo amministrativo. La richiesta si presenta online e prevede fino a 72 rate, estendibili a 120 in caso di grave difficoltà economica. In caso di peggioramento è possibile chiedere una proroga, a condizione che non siano state omesse più di 5 rate. Le norme più recenti graduano il numero di rate per periodo e importo: 84 rate nel 2025-2026, 96 nel 2027-2028 e 108 dal 2029, con 120 per debiti tra 10.000 e 50.000 euro. Il regime applicabile va verificato alla data della domanda.

La definizione agevolata, o rottamazione, è una misura straordinaria periodica: consente di pagare capitale e spese di notifica, azzerando sanzioni e interessi di mora. Non è sempre disponibile, perché dipende dalla singola previsione normativa.

Se il debito fiscale supera la capacità di pagamento: procedure di composizione della crisi

Nelle procedure di sovraindebitamento anche i debiti tributari possono essere ristrutturati, a condizioni di legge, e l’esdebitazione dell’incapiente li comprende. Un debito di oltre 500.000 euro verso l’Erario è stato ridotto con un piano di rimborso parziale e cancellazione del residuo.

Debiti non dovuti: autotutela, sospensione della cartella e opposizione

Un debito illegittimo si contesta senza ricorrere a procedure di crisi. Gli strumenti si distinguono per presupposti, termini e necessità dell’assistenza legale.

Strumenti per contestare un debito non dovuto
Strumento Quando si usa Termine Avvocato
Annullamento in autotutela Calcolo errato, cartella già pagata, errore dell’amministrazione Nessun termine indicato Non necessario; decide l’ente creditore
Sospensione della cartella esattoriale Debito prescritto o decaduto, pagamento prima del ruolo, provvedimento di sgravio 60 giorni dalla notifica Non indicato
Opposizione a decreto ingiuntivo Debito prescritto, pagamento già avvenuto, errori nei conteggi o nella notifica 40 giorni Necessario, salvo crediti inferiori a 1.100 euro

La sospensione evita il pignoramento di beni, conti correnti e stipendio mentre la contestazione è in corso.

Casi limite ed errori frequenti

  • Procedura sbagliata: i debiti da attività d’impresa non possono accedere al piano del consumatore, mentre il consumatore non può usare il concordato minore.
  • Esdebitazione già ottenuta: l’esdebitazione dell’incapiente non è ripetibile, perché si concede una sola volta nella vita.
  • Prescrizione interrotta: un sollecito formale ricevuto in corso di termine annulla il tempo già trascorso.
  • Credito ceduto: trattare il saldo e stralcio senza verificare il titolare effettivo espone al rischio di una liberatoria inefficace.
  • Atti in frode: vendite o donazioni dei beni compiute per sottrarli ai creditori impediscono la meritevolezza e possono essere revocate.
  • Procedura chiusa in anticipo: l’esdebitazione può arrivare prima dei 3 anni dall’apertura della liquidazione.

Dove mettere i soldi per non farsi pignorare?

Non esiste un luogo sicuro per i risparmi: la vendita o la donazione dei beni prima del pignoramento è consentita, ma l’atto è revocabile se il creditore dimostra l’intenzione di frodarlo. La revoca può essere chiesta entro 5 anni; trascorso questo termine il creditore non può più agire sull’atto.

Anche la donazione, pratica molto diffusa, può essere annullata quando serve solo a sottrarsi al debito. Un conto intestato a un debitore resta inoltre bloccabile con un pignoramento presso terzi. Le alternative lecite sono le procedure del Codice della crisi: con le misure protettive sospendono le azioni esecutive e, con l’esdebitazione, portano alla cancellazione dei debiti sotto il controllo del Tribunale.

Domande frequenti sui debiti da non pagare per vie legali

Cosa posso fare se non ho più soldi per pagare i debiti?

Se mancano sia beni sia reddito aggredibile, si può chiedere al Tribunale l’esdebitazione del debitore incapiente, con l’assistenza di un OCC. Il giudice cancella i debiti residui se il debitore è meritevole, cioè privo di dolo o colpa grave. Il beneficio si ottiene una sola volta nella vita.

Quali sono i debiti che non vanno mai in prescrizione?

Ogni debito si estingue per decorso del tempo se il creditore non compie atti interruttivi, ma ogni richiesta ufficiale di pagamento o atto giudiziario azzera il termine. Un debito interrotto con regolarità resta quindi esigibile. Il termine, di 10, 5 o 3 anni, va verificato sul singolo titolo.

La nuova legge cancella i debiti?

Sì, a condizioni precise: il Codice della crisi, che ha assorbito la legge 3/2012, prevede l’esdebitazione al termine di piano, liquidazione controllata o, per l’incapiente, senza alcun pagamento. Serve la meritevolezza del debitore, accertata dal Tribunale su relazione dell’OCC. Nessuna cancellazione è automatica.

Quanti anni dura il sovraindebitamento?

L’istanza arriva all’omologa in media in 4 mesi; il piano omologato dura poi il periodo fissato, ad esempio 4 o 5 anni, con rate sostenibili. L’esdebitazione dopo liquidazione si richiede dopo 3 anni dall’apertura, o prima se la procedura si chiude in anticipo.

Il sovraindebitamento può bloccare un pignoramento?

Sì, se il debitore chiede le misure protettive: il giudice dispone che fino all’omologazione definitiva non possano essere iniziate né proseguite azioni esecutive individuali, a pena di nullità. Durante il piano omologato i creditori non possono avviare nuovi pignoramenti sul patrimonio del debitore.

Dove mettere i soldi per non farsi pignorare?

Vendere o donare beni prima del pignoramento non protegge il patrimonio: l’atto è revocabile se il creditore dimostra l’intento di sottrarsi al debito, entro 5 anni. Le vie lecite sono le procedure di composizione della crisi con misure protettive e l’esdebitazione, che agiscono sotto controllo del Tribunale.

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Avv. Cacciola Francesco

Master in diritto bancario 2010 - 2013 Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi. Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi 2006 - 2010 Master "soluzioni delle crisi aziendali" 2014 Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi. Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi Laurea magistrale in giurisprudenza presso Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'​

Chi siamo

Per anni abbiamo lavorato nel settore del debito aziendale, vedendo le banche come entità intoccabili. Un mondo complesso, dove le grandi società avevano sempre i loro consulenti pronti a difenderle.

Ci siamo resi conto che nessuno si stava occupando delle famiglie e dei piccoli imprenditori. Persone comuni, lasciate sole e senza tutela di fronte a un sistema che non conoscevano, schiacciate da un peso psicologico enorme.

Così, nel 2011, contro lo scetticismo generale, siamo stati tra i primi in Italia a creare uno Studio Legale focalizzato sulla difesa delle persone fortemente indebitate in tutta Italia utilizzando il web, rendendo accessibile un aiuto che prima non esisteva.

La nostra missione è quella di ridare dignità e serenità alle persone, ascoltandole senza giudicarle e difendendole con la massima competenza legale.

Oggi, dopo aver aiutato migliaia di famiglie a riprendere il controllo della loro vita, la nostra più grande soddisfazione sono le loro testimonianze e la tranquillità che hanno finalmente ritrovato.

Se ti trovi anche tu nella stessa situazione di difficoltà, sappi che una soluzione legale esiste. Il primo passo è semplicemente parlarne con qualcuno che può davvero aiutarti, senza impegno.

Avv. Francesco Cacciola

Avv. Elvira Carpentieri