Saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo

Proporre un saldo e stralcio dopo un decreto ingiuntivo può essere una soluzione valida per evitare il pignoramento? É quello che si chiedono molte persone in difficoltà e ristrettezze economiche, quando non riescono a far fronte alla propria situazione debitoria.

 

A grandi linee, il saldo e stralcio andrebbe solitamente ventilato come prima ipotesi; si tratta infatti di una procedura grazie alla quale è possibile pagare una cifra inferiore al debito originario, in un’unica soluzione, stralciando, letteralmente, la parte residua del debito.

Così facendo il debito viene saldato e la situazione debitoria azzerata.

 

Ma nel caso in cui non sia possibile ricorrere fin da subito al saldo e stralcio, dopo il decreto ingiuntivo quest’ultimo è ancora possibile? E in tal caso, la procedura è identica a quella di un saldo e stralcio tradizionale o occorre seguire un diverso iter legale e burocratico?

 

Con l’ausilio di uno studio legale professionista sarà possibile avere tutta l’assistenza e il sostegno necessari per capire come uscire da una situazione finanziaria drammatica e se il saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo può essere una valida alternativa allo scenario peggiore, ovvero il pignoramento dei beni del debitore.

 

Come pagare un decreto ingiuntivo?

 

Il decreto ingiuntivo è tecnicamente l’ultima opportunità del debitore di saldare lo scoperto in oggetto prima che sia autorizzato il precetto esecutivo e, quindi, il pignoramento.

 

Con l’ingiunzione di pagamento, infatti, è il giudice a farsi carico di imporre al debitore il rimborso delle cifre in oggetto ; se quest’ultimo non è in grado di ottemperare ai suoi doveri, si procede al pignoramento del bene in oggetto o di altre proprietà (beni mobili e immobili) per un valore sufficiente a saldare l’ammanco.

 

Dal momento della ricezione del decreto, il debitore ha un tempo massimo stabilito di 40 giorni per effettuare il pagamento. Diversamente, il tribunale potrà autorizzare l’esecuzione forzata ed espropriarlo dei suoi beni (o capitali).

 

Detto questo, come bisogna pagare un decreto ingiuntivo? E’ possibile richiedere una rateizzazione della somma o occorre saldarla subito in un’unica soluzione?

 

Solitamente la maggior parte dei creditori tende a prediligere la seconda ipotesi. Infatti spesso si fa ricorso al decreto ingiuntivo proprio per sfruttare la possibilità di ottenere, in tempi brevi e senza eccessivi esborsi legali, tutto il dovuto. 

 

Esiste però una forma di rateizzazione del decreto ingiuntivo, ovvero l’atto di transizione. In questo modo il debitore dovrà sottoscrivere un accordo dove si impegna a versare una parte del dovuto entro e non oltre le scadenze prefissate dal tribunale. 

 

In alternativa sarà possibile richiedere un saldo e stralcio dopo un decreto ingiuntivo, anche se il creditore non è comunque tenuto ad accettare la proposta.

 

Anche nel caso in cui il decreto ingiuntivo sia stato emanato, è possibile evitare il pignoramento pagando a rate. In questa istanza si parla di conversione del pignoramento; vedremo in seguito di cosa si tratta.

 

Si può rateizzare un decreto ingiuntivo?

 

La conversione del decreto ingiuntivo, come abbiamo visto, può verificarsi in due modi in base alla gravità della situazione debitoria.

 

Premettiamo però che la legge non prevede di default il pagamento del dovuto in più scaglioni

 

La legislazione italiana, infatti, parla nello specifico di versamento in un’unica soluzione. Tuttavia, non è detto che si debba essere fiscali su questo punto; se il debitore e il creditore riescono a trovare un compromesso che soddisfi entrambi, la rateizzazione è opzionale e completamente possibile.

 

Nell’ipotesi che una richiesta di rateizzazione venga accettata, sarà necessario stipulare un atto di transizione presso uno studio legale certificato e affidabile.

 

Con l’atto di transizione il debitore si impegna a liquidare, entro le scadenze stabilite, una parte dell’ammanco fino al completamento dello stesso. In cambio, il decreto ingiuntivo verrà bloccato. 

 

Naturalmente è possibile che il creditore imponga delle clausole al fine di tutelare e salvaguardare la sua posizione. Nello specifico, la clausola più comune è quella che prevede l’immediata decadenza della transizione al mancato, o tardivo, pagamento anche di una sola rata. 

 

Se questa eventualità dovesse effettivamente verificarsi, il creditore avrà quindi il diritto di esigere dal debitore moroso il saldo di eventuali rimanenze in un’unica soluzione, pena l’immediato pignoramento dei beni contesi.

 

La rateizzazione diventa molto più complicata nel caso in cui si faccia ricorso a un saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo, come vedremo. L’alternativa in questo caso potrebbe essere soltanto la conversione del pignoramento, che prevede il pagamento dello scoperto in soluzioni rateizzate, ma con una cauzione iniziale, senza la quale non sarà possibile procedere alla richiesta.

 

La conversione del pignoramento, cos’è e come funziona

 

La conversione del pignoramento si verifica invece quando il decreto ingiuntivo è già stato emesso e il debitore non ha potuto saldare per tempo il proprio debito. Di conseguenza il tribunale ha proceduto come da legislazione corrente ad autorizzare l’esecuzione forzata.

 

Il debitore ha però l’occasione di sostituire i beni pignorati, o in corso di pignoramento, con un corrispettivo in denaro. Quest’ultimo deve includere anche eventuali spese legali e di esecuzione, così come quanto spettante a eventuali terze parti che si fossero aggiunte al creditore, come nel caso di Equitalia qualora il bene pignorato fosse ipoteticamente una prima abitazione.

 

La conversione del pignoramento prevede:

 

  • La liquidazione immediata di 1/6 della somma complessiva, a titolo cauzionale ;
  • Il pagamento della somma restante in rate fino a un massimo di 48 mesi.

 

Fino al 2018 la soglia del deposito cauzionale era fissata a un quinto della somma oggetto di contestazione (comprensiva di spese legali), e solo in seguito a riforma è stato sostituito con l’attuale valore, corrispondente a un sesto.

 

La cifra deve essere versata in un’unica soluzione tramite assegno non trasferibile, intestato al conto del tribunale relativo alla procedura esecutiva in oggetto.

 

Anche la rateizzazione ha subito dei cambiamenti sostanziali : le rate, infatti, non potevano superare un massimo di 36 fino alla riforma del 2018.

 

Prima di optare per una conversione di pignoramento, tuttavia, sarebbe opportuno valutare con il proprio legale di riferimento soluzioni alternative, come il saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo. In genere, un creditore sarà più disposto ad accettare quest’ultimo, in quanto presuppone il versamento di una cifra comunque inferiore all’importo oggetto di contestazione, ma in tempi brevi e in un’unica soluzione.

 

Come bloccare un decreto ingiuntivo

 

Nel caso in cui si voglia ricorrere al saldo e stralcio dopo aver ricevuto il decreto ingiuntivo, come bisogna opporsi per bloccare la procedura esecutiva prima che il tribunale autorizzi il pignoramento?

 

Come abbiamo visto poc’anzi, in quest’ultima analisi l’unica possibilità rimasta al debitore sarà quella di ricorrere a un’istanza di conversione. 

 

In realtà esistono diversi modi per bloccare un decreto ingiuntivo sul nascere. Oltre al saldo e stralcio, una strategia per bloccare il decreto ingiuntivo e azzerare la scadenza di quaranta giorni dalla notifica dello stesso (al termine dei quali la legge prevede il pignoramento) è quella dell’opposizione al decreto.

In questo caso sarà letteralmente fondamentale che il creditore si avvalga di uno studio legale certificato. 

 

L’avvocato notificherà alla persona fisica del creditore l’istanza di opposizione e, da quel momento, il decreto non potrà trasformarsi in esecutivo fino alla data dell’udienza fissata per discutere la richiesta.

 

In fase di udienza il rischio principale per il debitore è che il giudice ricorra alla provvisoria esecuzione, richiedendo cioè il pagamento immediato della somma oggetto di contestazione che sarà trattenuta fino al termine dell’istanza di opposizione fra creditore e debitore. 

 

Una volta conclusosi il processo, nel caso in cui quest’ultimo sia vinto dal debitore, la somma gli sarà interamente rimborsata. Nel caso in cui quest’ultimo rifiuti di pagare, invece, il creditore sarà autorizzato a procedere immediatamente con esecuzione forzata, nonostante l’istanza di opposizione sia tuttora in corso.

 

Se invece il giudice non applica la provvisoria esecuzione all’istanza in oggetto, il debitore e il creditore avranno tutto il tempo per venire in accordi fino all’udienza definitiva.

 

In alternativa si può fare ricorso al saldo e stralcio dopo il decreto ingiuntivo, con buone probabilità di ottenere risposta affermativa, soprattutto se la richiesta è stata inoltrata prima che il decreto ingiuntivo entri effettivamente in vigore.

 

Cos’è il saldo e stralcio?

 

Il saldo e stralcio è una formula di rimborso legalmente riconosciuta che prevede un patteggiamento fra il creditore e il debitore. 

 

Il debitore si impegna formalmente a versare, in un’unica soluzione e contestualmente all’approvazione del creditore, una somma di denaro inferiore rispetto a quella originariamente dibattuta (saldo).

 

Nel caso in cui quest’ultima fosse fuori dalla sua portata finanziaria, infatti, una somma di minor valore potrebbe comunque rappresentare una soluzione conveniente per il creditore, che sarebbe altrimenti costretto ad attendere i tempi burocratici, raramente  inferiori ad un anno, per ottenere la liquidazione della cifra originaria.

 

Il creditore, dal canto suo, accetta la somma offerta dal debitore (se la ritiene sufficiente a colmare almeno in parte l’ammanco) e rinuncia a qualsiasi diritto sulla cifra rimanente. Di conseguenza la situazione debitoria viene azzerata (stralcio) e il creditore ne comunica l’esito agli archivi creditizi di cui si fosse avvalso nel frattempo (CRIF, Centrale Rischi di Banca d’Italia).

 

In alcune rare occasioni è possibile chiedere una rateizzazione del saldo e stralcio, ma il creditore sarà meno propenso ad accettare e lo scarto fra quanto originariamente dovuto e quanto pagato potrebbe essere notevolmente inferiore. Nei prossimi paragrafi vedremo quando offrire nella proposta di saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo.

 

Ricordiamo inoltre che quella del saldo e stralcio è comunque una soluzione di carattere facoltativo. Il creditore insomma può scegliere, a sua discrezione, di accettare come di rifiutare. Nella seconda ipotesi il legale e il debitore cercheranno comunque di trovare una soluzione di comodo ma non è detto che il creditore non voglia procedere direttamente con il pignoramento, nel qual caso non sarà possibile impedirlo (se non opponendo, successivamente, richiesta di conversione). 

 

Avvocato per saldo e stralcio

 

Torniamo a ribadire l’importanza di avvalersi della professionalità di un avvocato per richiedere un saldo e stralcio dopo il decreto ingiuntivo, il quale saprà entro quali termini temporali agire, per far sì che le probabilità di un riscontro positivo da parte del creditore siano maggiori.

 

Inoltre un avvocato saprà indicare al suo cliente anche quanto offrire per il saldo e stralcio dopo un decreto ingiuntivo. In altre parole, saprà concordare una soluzione che si avvicini il più possibile alle necessità di ambo le parti e che metta d’accordo tanto il richiedente quanto l’offerente, nel pieno rispetto dei diritti di entrambi.

 

Sono rari i casi in cui una proposta di saldo e stralcio avanzata autonomamente da un privato possa ricevere riscontro positivo, vuoi per inesperienza, vuoi per mancanza di attitudine alla trattativa, fondamentale per questo tipo di transazione; risparmiare qualche centinaio di euro potrebbe portare al fallimento di una possibilità risolutiva per la riqualificazione della vostra posizione, precludendo la possibilità di intervenire nuovamente.

 

Il legale si farà carico anche della mediazione fra il suo cliente e lo studio che rappresenta il creditore e fra il suo cliente e il tribunale.

 

Per questo occorre prestare attenzione nella scelta dello studio a cui affidare le proprie pratiche, soprattutto quando queste riguardano situazioni finanziarie di natura abbastanza delicata, come può essere un decreto ingiuntivo

Importante è assicurarsi che l’avvocato a cui ci si riferisce abbia comprovata esperienza nello specifico ambito dell’istanza in corso; ad esempio, se il decreto ingiuntivo è mosso verso un’azienda in difficoltà con il pagamento degli onorari del personale, occorrerà rivolgersi, più che a un fiscalista, a un avvocato del lavoro.

 

Quanto costa ricorrere a un avvocato per saldo e stralcio?

 

Ovviamente, trattandosi di una figura professionale che offre e svolge un servizio lavorativo, l’avvocato coinvolto in un saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo richiederà comunque al debitore il pagamento del proprio onorario. Quanto può costare avvalersi di uno studio legale per far fronte a una situazione finanziaria difficile o a sofferenza bancaria in presenza di decreto ingiuntivo?

 

Normalmente le tariffe degli onorari di un legale si suddividono in tre macro categorie :

 

  • Importi massimi ;
  • Importi medi ;
  • Importi minimi.

 

Questi ultimi non sono applicabili a priori ma tengono conto di tutta una serie di varianti e caratteristiche fra cui l’effettiva difficoltà e delicatezza della causa in oggetto (ad esempio nel caso di beni impignorabili che riguardino anziani o disabili), l’importanza della stessa (valutata in termini di valore della contesa) e altri criteri assimilabili a spese legali (bolli, richieste) e di cancelleria.

 

Importante notare che, con la riforma del 2018, lo studio legale è tenuto a presentare per iscritto al cliente, prima che questi firmi la lettera di mandato, un preventivo dei costi a cui il debitore andrà incontro. 

 

Di fronte a situazioni di sofferenza finanziaria ,inoltre, lo studio potrà scegliere se richiedere il pagamento in anticipo o al termine della procedura e se avvalersi di una rateizzazione per andare incontro alle esigenze materiali del cliente.

 

Decreto ingiuntivo e saldo e stralcio, come funziona?

 

In questa fase l’avvocato e il debitore suo cliente lavorano insieme a una richiesta di saldo e stralcio valutando quanto offrire al creditore (vedi oltre) in vece della somma originariamente oggetto di contestazione. La richiesta dovrà avvenire per forma scritta e sarà l’avvocato a incaricarsi della trasmissione tramite PEC certificata.

 

A questo punto si attende la risposta del creditore che può essere negativa o positiva. Nel primo caso il legale e il suo cliente potranno tentare qualche tentativo di ulteriore patteggiamento, ma sarà difficile che il creditore ritorni sui suoi passi.

 

Viceversa, nel caso in cui il creditore dovesse accettare, il debitore verserà immediatamente l’ammontare concordato (saldo) nei modi e nei tempi specificati nella richiesta. 

Come abbiamo anticipato, i saldi e stralci rateizzati sono generalmente visti con maggior sospetto dai creditori e, quindi, più facilmente soggetti a rifiuto. 

 

Nel caso di una liquidazione immediata invece il creditore sarà più propenso ad accogliere la richiesta, non fosse altro che per risparmiarsi le tempistiche di un’azione legale dall’esito neppure certo.

 

Sarà quindi fondamentale che il creditore rilasci una lettera di quietanza. La quietanza, oltre a prendere visione del pagamento pattuito da parte del debitore con soluzione di saldo e stralcio dopo il decreto ingiuntivo, dichiara estinto il debito e riporta espressamente la rinuncia, in forma scritta, di qualsiasi diritto sulla rimanenza da parte del creditore. Quest’ultima parte è fondamentale nel caso in cui il decreto ingiuntivo sia stato comunicato anche ad archivi creditizi, come la CRIF, che diversamente riterrebbero comunque il debitore “moroso” per la parte di scoperto non versata nel saldo e stralcio.

 

Saldo e stralcio dopo precetto

 

Come abbiamo visto, ci sono buone probabilità che un creditore possa accettare la richiesta di saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo. Nel caso in cui invece al debitore sia notificato un atto di precetto, come occorre comportarsi?


Il precetto non è altro che la comunicazione che il creditore intende procedere con l’espropriazione, nei confronti del debitore, relativamente a:

 

  • Beni mobili (auto, quadri, gioielli, preziosi o oggetti di valore)
  • Beni immobili 
  • Quinto di stipendio e/o pensione, oppure pignoramento del conto bancario

 

Alla ricezione di un atto di precetto non tutto è perduto per il debitore; si può infatti provare ugualmente a trovare un patteggiamento per evitare di perdere i beni in oggetto.

 

A questo punto la soluzione più indicata è quella di ricorrere immediatamente a un legale per proporre al creditore una soluzione di saldo e stralcio dopo precetto. In altre parole, il debitore si oppone al precetto dichiarando la sua disponibilità a pagare, ma offrendo contestualmente una somma inferiore a quella impostagli dal creditore.

 

Un’alternativa può essere la conversione del pignoramento dove, cioè, il debitore offre un corrispettivo in denaro pari al valore dell’istanza in corso, comprensiva di spese legali. 

 

Appare subito ovvio che la maggior parte dei debitori preferiscano optare per la prima soluzione; proprio come con il saldo e stralcio dopo il decreto ingiuntivo, infatti, sarà possibile andare a pagare una somma inferiore risolvendo contestualmente una situazione finanziaria drammatica.


Per contro, il saldo e stralcio dopo il precetto prevede il pagamento della somma concordata in un’unica soluzione, e ciò potrebbe essere problematico se il debitore non dispone immediatamente dell’intero importo. In questo caso si preferisce ricorrere alla conversione del pignoramento, in cui a essere versato nell’immediato sarà solo un sesto della somma, mentre il rimanente potrà essere saldato in più soluzioni continuative.

 

In definitiva la scelta dipende per la stragrande maggioranza dall’effettiva situazione di sofferenza finanziaria in cui versa il debitore. Per questo è fondamentale ricorrere alla tutela di un legale che saprà consigliare l’istanza più indicata da perseguire.

 

Saldo e stralcio quanto offrire


Si è parlato di una cifra inferiore a quella richiesta dal creditore, ma a quanto corrisponde effettivamente lo scarto?

In realtà, come vedremo, quest’ultimo può anche essere notevole. Molti sono gli aspetti da tenere in considerazione; per esempio, nel caso in cui la richiesta di saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo viene presentata quando quest’ultimo non è ancora entrato in vigore.

 

In generale, maggiori sono le tempistiche, e quindi l’attesa da parte del creditore, minore sarà la sua disponibilità a voler contrattare sul prezzo. 

 

Inoltre, un ruolo molto importante lo riveste anche la forma di saldo e stralcio proposta. 

 

Lo abbiamo già anticipato, ma un pagamento in un’unica soluzione è sicuramente più appetibile per il creditore. Le tempistiche legali relative a un precetto esecutivo, all’espropriazione del bene e alla messa all’asta dei beni confiscati infatti sono decisamente lunghe; nel migliore dei casi occorreranno mesi prima che il creditore possa tornare in possesso dei suoi soldi. 

Inoltre, non è neppure certo che riesca a riavere la somma perduta nella sua interezza. 

 

Per contro, alcuni titolari ritengono più saggio “accontentarsi” di cifre inferiori versate a brevi mani, che li liberino da uno “spinoso” scompenso e consentano loro di chiudere ogni rapporto con il debitore moroso nel minor tempo possibile.

 

Nel caso in cui il debitore voglia usufruire di un rateizzo, invece, quanto offrire per un saldo e stralcio sarà sicuramente meno conveniente. Il creditore, a conoscenza delle situazioni di difficoltà del debitore, non è propenso a fidarsi di quest’ultimo e potrebbe rinunciare in toto oppure appellarsi alla possibilità di procedere immediatamente con l’esecuzione se anche una sola delle rate sarà pagata in ritardo. Inoltre l’accettazione del saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo presupporrà una somma molto più “vicina” al debito originario… con poca convenienza per il debitore, soprattutto se quest’ultimo è in gravi difficoltà.

 

Decreto ingiuntivo e saldo e stralcio, quanto proporre?

 

Partiamo dal presupposto che la legge prevede uno scarto che può andare da un minimo del 30% a un massimo dell’80% della somma originariamente richiesta.

 

Ma come sapere quando è il caso di proporre una somma maggiore o inferiore? Naturalmente il debitore ha tutti gli interessi a pagare il meno possibile, ma il creditore potrebbe rifiutare laddove lo scarto fra i due importi sia troppo significativo.

 

Per calcolare efficacemente quanto proporre occorre valutare, con l’ausilio di un legale professionista, le caratteristiche dello scompenso originario, ovvero della cifra oggetto di contestazione. 

 

A grandi linee si può distinguere tra:

 

  • Cifre non considerevoli ;
  • Cifre considerevoli con situazione di sovra indebitamento ;
  • Cifre non comprensive di ipoteca ;
  • Cifre comprensive di ipoteca.

 

Nel primo caso di cifre non enormi e laddove il debitore ne abbia la possibilità, è meglio liquidare il più possibile in un’unica soluzione ; anche una cifra pari al 70% o all’80% del debito originario potrebbe essere più facilmente gestibile da parte del soggetto in difficoltà finanziaria, e risultare ugualmente conveniente agli occhi del creditore.

 

Ovviamente, maggiori sono le somme e più il debitore sarà tentato di richiedere un saldo e stralcio rateizzato. Però, come abbiamo visto, quest’ultima soluzione non è sempre molto ben vista dai creditori.

 

Se si teme un rigetto della domanda di saldo e stralcio, potrebbe essere più conveniente presentare istanza di conversione del pignoramento direttamente al giudice.

 

I “risparmi” maggiori si ottengono nel caso di cifre non comprensive di ipoteca ; in quest’ultima ipotesi sarà possibile concordare cifre pari anche al 40% della somma originale, sempreché il creditore accetti la soluzione di saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo.

 

Nel caso in cui invece sia presente un’ipoteca (sull’immobile, oppure nel caso di mutui), è preferibile non scendere al di sotto del 50% della somma originale; fra il 65% e il 70% si avranno maggiori probabilità di ottenere un riscontro positivo da parte del creditore nei confronti del saldo e stralcio. 

 

Si parla di stralci ipotetici in quanto non esiste una percentuale fissa e, anche in questo caso, l’abilità del professionista a cui affiderete la pratica farà la differenza.

 

Se vi trovate in una situazione di difficoltà e avete il timore di ricevere un decreto ingiuntivo, o se lo avete già ricevuto, l’unica cosa da non fare è attendere passivamente : contattateci immediatamente per una valutazione accurata della vostra posizione e troveremo la strada giusta da percorrere per liberarvi dall’opprimente situazione debitoria una volta per tutte.

Leave a Reply