Un credito bancario è in sofferenza quando il debitore non riesce più a far fronte ai pagamenti dovuti e la banca non ha più la ragionevole certezza di poterne recuperare l’importo, per un’insolvenza ormai considerata definitiva. È lo stadio più grave rispetto all’incaglio bancario, la difficoltà solo temporanea nei pagamenti.
- In breve
- Cos’è un credito in sofferenza
- Quanto dura una posizione in sofferenza
- Se le rate non pagate sono una o due
- Se il ritardo è superiore
- Come cancellare una segnalazione di sofferenza
- Se la segnalazione non è ancora arrivata
- Se la segnalazione è già arrivata
- Differenza tra sofferenza e incaglio bancario
- Domande frequenti
- Quando un credito è considerato in sofferenza?
- Quanto dura una sofferenza bancaria?
- Come si cancella una segnalazione di sofferenza?
- Che differenza c’è tra incaglio e sofferenza bancaria?
- La sofferenza bancaria si prescrive?
In breve
- Cosa risolve: la classificazione a sofferenza segnala alla banca un’insolvenza ritenuta ormai definitiva, attivando gli strumenti di recupero del credito.
- Quando si applica: quando il debitore non paga più le rate di un mutuo o di un finanziamento e non emergono margini concreti di recupero.
- Condizioni e limiti: la posizione dura solitamente 12 mesi per 1-2 rate non pagate, 24 mesi per ritardi maggiori.
- Come verificare la propria posizione: attraverso la segnalazione ricevuta dalla banca e i dati presenti presso la Centrale dei Rischi e i sistemi come il CRIF.
- Cosa fare prima della segnalazione: valutare un ricorso cautelare al Tribunale se esistono margini concreti per contestarla.
- Tempo per la cancellazione: la richiesta tramite il CRIF viene evasa entro 90 giorni; la segnalazione alla Centrale dei Rischi resta invece attiva fino all’estinzione del debito o alla prescrizione, di norma entro 10 anni.
Cos’è un credito in sofferenza
Il concetto di credito, inteso come diritto del creditore a ottenere la restituzione di quanto prestato, è trattato nella pagina dedicata al debito bancario. Quando quel credito nasce da un prestito bancario e il debitore smette di pagare le rate dovute, si parla di credito in sofferenza.
La sofferenza bancaria indica una condizione in cui i crediti risultano privi della certezza di riscossione, perché il debitore è considerato insolvente o in una situazione equiparabile. In pratica, la banca non è più sicura di riuscire a recuperare la somma ancora dovuta, a differenza di quanto accade nell’incaglio, dove il recupero resta ancora un’ipotesi concreta.
La distinzione non è solo terminologica: determina quali strumenti la banca attiva nei confronti del debitore e quali margini restano a quest’ultimo per intervenire prima che la posizione si aggravi ulteriormente.
Quanto dura una posizione in sofferenza
La durata della sofferenza dipende dalla gravità del ritardo nei pagamenti accumulato dal debitore.
Se le rate non pagate sono una o due
La posizione dura solitamente 12 mesi prima di poter essere considerata conclusa.
Se il ritardo è superiore
Per ritardi quantitativamente maggiori sono necessari almeno 24 mesi.
Se la sofferenza viene segnalata alla Centrale dei Rischi, la segnalazione resta attiva finché il debito non è completamente estinto o non cade in prescrizione, il che avviene normalmente entro 10 anni.
Come cancellare una segnalazione di sofferenza
Le strade percorribili dal debitore dipendono dal momento in cui agisce rispetto alla segnalazione.
Se la segnalazione non è ancora arrivata
Quando esistono margini di manovra concreti, il debitore può presentare ricorso cautelare e d’urgenza al Tribunale contro la segnalazione che la banca si appresta a effettuare, per ottenere la cancellazione dello stato di sofferenza prima che diventi definitivo presso la Centrale dei Rischi.
Se la segnalazione è già arrivata
L’unica soluzione resta la richiesta di cancellazione tramite il modulo online del CRIF: una volta compilato, va inviato via email, fax o posta. Il CRIF cancella i dati positivi entro 90 giorni dalla richiesta.
Differenza tra sofferenza e incaglio bancario
Sofferenza e incaglio sono due stadi diversi della stessa difficoltà del debitore nei confronti della banca, distinti soprattutto per la natura, temporanea o definitiva, dell’insolvenza.
| Aspetto | Incaglio bancario | Sofferenza bancaria |
|---|---|---|
| Natura dell’insolvenza | Temporanea, con recupero ritenuto probabile | Considerata ormai definitiva |
| Azione della banca | Richiesta di rientro con piano concordato | Segnalazione alla Centrale dei Rischi e possibili azioni di recupero |
| Durata tipica | 10-14 mesi per il rientro | 12 mesi (1-2 rate) o 24 mesi per ritardi maggiori |
Il credito incagliato è trattato nel dettaglio, con i segnali che lo determinano e le soluzioni disponibili per il debitore, nella pagina dedicata al credito incagliato.
Domande frequenti
Quando un credito è considerato in sofferenza?
Quando il debitore non riesce più a pagare le rate di un mutuo o di un finanziamento e la banca non ha più la ragionevole certezza di recuperare la somma dovuta, per un’insolvenza ritenuta ormai definitiva e non più temporanea.
Quanto dura una sofferenza bancaria?
Generalmente 12 mesi se le rate non pagate sono una o due, 24 mesi per ritardi maggiori. La segnalazione alla Centrale dei Rischi resta invece attiva fino all’estinzione del debito o alla prescrizione, di norma entro 10 anni.
Come si cancella una segnalazione di sofferenza?
Prima che arrivi, con un ricorso cautelare al Tribunale se esistono margini concreti. Se è già arrivata, l’unica strada è la richiesta di cancellazione tramite il modulo online del CRIF, evasa entro 90 giorni dall’invio.
Che differenza c’è tra incaglio e sofferenza bancaria?
Nell’incaglio il recupero del credito resta ancora ritenuto probabile dalla banca, che chiede un rientro entro un termine concordato. Nella sofferenza l’insolvenza è considerata ormai definitiva e la banca attiva gli strumenti di recupero del credito.
La sofferenza bancaria si prescrive?
Sì: se il debito non viene estinto, la segnalazione alla Centrale dei Rischi resta attiva fino alla prescrizione del debito, che matura normalmente entro 10 anni dalla scadenza del pagamento dovuto.