Pignoramento conto corrente

Con l’espressione pignoramento del conto corrente si intende una procedura ordinaria con esecuzione forzata per il recupero del credito attuabile nel caso in cui il debitore non disponga di immobili e/o mobili da usare come garanzia.

 

Il pignoramento del conto corrente, facente parte della tipologia di pignoramento presso terzi, è notificato al debitore dal creditore esplicitando titolo esecutivo, atto di precetto e atto di pignoramento effettivo.

 

Attivata questa procedura, la banca o l’ente postale blocca tutto il denaro presente sul conto oppure, se questo risulta di appoggio per la ricezione dello stipendio, blocca soltanto una parte. Successivamente, sarà un giudice in sede di udienza a stabilire la somma da restituire al creditore e le modalità con cui farlo. 

 

Qualora il debitore fosse in possesso di due conti correnti in due istituti diversi, entrambi i conti saranno sottoposti alla medesima procedura.

 

Le regole con cui avviene un pignoramento del conto corrente non sono sempre le stesse, ma variano a seconda del tipo di rapporto lavorativo del debitore e del conto in essere. 

Andiamo, quindi, ad analizzare i differenti scenari possibili, le modalità di pignoramento di un conto corrente postale, aziendale, i relativi limiti e le modalità di sblocco. 

 

Pignoramento conto corrente limiti

Pignoramento conto corrente limiti

 

Come anticipato, la legge impone dei limiti alla possibilità di pignorare un conto corrente, se utilizzato per accreditare lo stipendio o la pensione e dunque i relativi redditi. In questo caso, la normativa prevede che il conto corrente possa essere pignorato solo in parte.

 

Per un lavoratore dipendente il blocco forzato dei soldi depositati avverrà solo se la cifra sul C/C supera il triplo dell’ammontare dell’assegno sociale. Il denaro che invece viene accreditato dopo la notifica di pignoramento può essere bloccato solo per un quinto. Al contrario, un lavoratore autonomo vedrà imporsi il pignoramento fin da subito su tutta la somma depositata. 

 

Tuttavia, il pignoramento del C/C di un dipendente risulta più rischioso rispetto a quello messo in atto dal creditore sul conto di un professionista, in quanto più duraturo. Non è, inoltre, possibile effettuare un pignoramento dei risparmi nei depositi bancari nel caso in cui il debitore possieda sul proprio conto solo le seguenti entrate impignorabili:

 

  • assegni di accompagnamento per disabili;
  • rendite di assicurazione sulla vita;
  • pensioni di invalidità.

 

Se, invece, il conto è cointestato e il debito è personale il pignoramento interessa soltanto il 50% dell’intera somma depositata sul C/C, e la somma eccedente può essere usata sia dal cointestatario che dal debitore.

 

I limiti del pignoramento del conto corrente non si applicano invece laddove il pignoramento riguardi crediti di natura alimentare come, per esempio, in caso di un divorzio con figli minorenni a carico, dove il coniuge non paghi gli alimenti spettanti al proprio ex o al figlio.


In quest’ultima ipotesi sarà infatti il presidente del tribunale a stabilire entro quali limiti provvedere al pignoramento del conto corrente del debitore, anche qualora questi dovessero superare la cifra di un quinto prevista dalla normativa vigente. 

 

Pignoramento conto corrente postale

Pignoramento conto corrente postale

 

Il pignoramento di un conto corrente postale deve essere notificato sia al debitore che alle poste. Questo perché le poste hanno un ruolo attivo nell’esecuzione della procedura. Esse devono poter impedire il prelievo di somme di denaro da parte del debitore. 

 

Il meccanismo di pignoramento è sempre lo stesso :

 

  • Se il conto corrente è vuoto o presenta saldo negativo i soldi non vengono bloccati; saranno, tuttavia, soggetti a pignoramento eventuali depositi successivi.
  • Se il conto è uguale o inferiore alla somma da restituire il conto viene bloccato fino all’udienza di assegnazione.
  • Se il conto presenta una somma superiore il debitore può prelevare le somme che eccedono, quindi, quelle che non sono state pignorate.

 

Anche per il pignoramento del conto corrente tenuto presso le Poste Italiane, esistono alcuni limiti da rispettare. Difatti, presupponendo sempre l’ipotesi che il debitore sia un lavoratore dipendente, il conto corrente postale può essere pignorato solo in parte. In caso di conto corrente cointestato, se il debito è personale, può essere bloccato solo il 50% dell’ammontare, mentre la parte che eccede può essere utilizzata da entrambi i cointestatari.

 

L’atto di pignoramento deve essere comunicato alle poste dall’ufficiale giudiziario esclusivamente e rigorosamente presso il domicilio o comunque l’indirizzo di residenza del debitore pignorato, che dovrà essere al corrente della procedura a suo atto.

 

Il debitore, infatti, potrebbe volere far ricorso a una conversione del pignoramento, che di fatto impedirà l’espropriazione delle somme presenti sul conto al versamento di un sesto della somma oggetto di contesa (da saldare in successive rate).

 

Nel caso di conti correnti cointestati (vedi oltre) sarà inoltre obbligatorio che la notifica avvenga presso lo stesso ufficio postale presso cui il debitore ha fisicamente aperto il conto, insieme ai cointestatari.

 

Pignoramento conto corrente aziendale limiti

 

Il pignoramento del conto corrente aziendale avviene quando un’impresa risulta debitrice nei confronti del Fisco e non ottempera ai suoi obblighi ed ai solleciti di pagamento. 

 

Secondo la norma in vigore dal primo luglio 2017, l’Agenzia per la riscossione può procedere al pignoramento del conto corrente aziendale senza avere bisogno di alcuna autorizzazione da parte di un organo giudicante. In questo modo, si verifica un blocco immediato del conto corrente con successivo trasferimento di denaro a favore del Fisco.

 

L’Agenzia Entrate Riscossione ha l’obbligo dinotificare il pignoramento sia alla banca che al debitore. Quest’ultimo avrà tempo di saldare il debito entro e non oltre sessanta giorni. L’azienda, una volta ricevuta la notifica, può far fronte fin da subito e interamente al proprio debito oppure può rateizzarlo. 

 

In quest’ultima ipotesi il titolare, nel caso di impresa individuale, o il consiglio amministrativo dovranno effettuare contestualmente il pagamento della prima rata della somma pignorata entro e non oltre 60 giorni dalla ricezione della notifica. Trascorso tale termine, la rateizzazione non sarà più riconosciuta valida e l’Agenzia delle Entrate potrà procedere alla confisca delle somme. 

 

In seguito al pagamento della prima rata il conto corrente viene automaticamente sbloccato, consentendo all’azienda di recuperarne la gestione e l’uso in piena autonomia.

 

In questo modo, sarà possibile sostenere i costi nel tempo e ad intervalli regolari. Un’altra possibilità per l’azienda è quella di fare ricorso, ma solo se ci sono gli estremi. Ciò significa avere delle valide ragioni,come il mancato rispetto delle norme da parte del creditore.

 

Pignoramento conto corrente in rosso

 

Partendo dal presupposto che il creditore quando avvia la procedura di pignoramento del CC non è a conoscenza della somma di denaro posseduta dal proprio debitore, ma che può soltanto sapere dove è depositato il suo conto corrente, è possibile che dopo la notifica di pignoramento si venga a conoscenza del fatto che il conto in questione è in rosso.

 

A questo punto il creditore può decidere di:

 

  • abbandonare la procedura;
  • mantenere in vita il pignoramento conto corrente nell’attesa che sul conto vengano depositati nuovi accrediti.

 

Chiaramente il creditore non sa se un conto corrente è in rosso, tuttavia può ipotizzare che su di esso vengano depositati altri soldi in un secondo momento. 

Nel caso di un lavoratore dipendente il conto corrente diventerà attivo nel momento in cui sarà accreditato lo stipendio. Lo stesso discorso vale anche per un pensionato che mensilmente riceve la pensione. 

 

Se, invece, il soggetto debitore è un’azienda o un rappresentante è probabile che il conto torni attivo in poco tempo, in quanto riceverà pagamenti da parte di clienti o fornitori.

 

Per il debitore questa soluzione è sicuramente poco favorevole in quanto tutti i movimenti e le transazioni di denaro del suo conto risulteranno bloccate finché lo scompenso non sarà stato versato, anche laddove le cifre eccedano la somma oggetto di contestazione. Solo dopo che il pignoramento sarà stato interamente liquidato il debitore potrà avere nuovamente accesso a eventuali rimanenze sul proprio credito.

 

In quest’ottica, una soluzione adottata per far fronte al pignoramento del conto corrente in rosso è quella di indirizzare momentaneamente i pagamenti (nel caso di aziende) su un diverso conto corrente una volta superata la soglia prevista dal pignoramento. Il debitore potrà così usufruire di denaro eccedente in attesa che il creditore prelevi quanto gli spetta e proceda all’estinzione del pignoramento. 

 

Pignoramento conto corrente ditta individuale

 

Il pignoramento del conto corrente di una ditta individuale non è altro che una procedura volta al recupero del credito maturato nei confronti della stessa ditta. In mancanza di altre soluzioni per coprire l’ammanco, si procede quindi affinché venga pignorato il conto corrente (o i diversi conti correnti) intestati alla persona fisica che fa capo alla ditta individuale.

 

Bisogna, però, considerare che una ditta individuale non è obbligata ad aprire un conto corrente dedicato per la propria gestione economica. Questo può risultare svantaggioso in caso di pignoramento del conto. 

 

Esistono due soluzioni di cui una ditta individuale può avvalersi al fine di evitare il pignoramento del proprio conto corrente. Si tratta di:

 

  • Conto cointestato
  • Trasformazione aziendale.

 

Nel primo caso, laddove cioè il conto risulti intestato solo per metà al debitore, sarà possibile impedire che il pignoramento si riversi anche sul restante 50% del saldo disponibile. 

 

Analogo discorso vale nel caso in cui si verifichino movimenti sul conto dopo che quest’ultimo è stato pignorato; solo un 50% delle nuove somme andrà a colmare l’ammanco contratto dal debitore, mentre la metà cointestata risulterà comunque scevra dal pignoramento.

 

Nel caso invece di una trasformazione societaria, è possibile impedire il pignoramento del conto corrente se la ditta individuale diventa società di capitali (ma non di persone, nel qual caso il pignoramento avrebbe comunque effetto su tutto il capitale societario). 

 

Essendo il pignoramento legato alla persona fisica che ha effettivamente contratto il debito, solo le sue quote aziendali saranno pignorate mentre il resto del capitale aziendale non potrà essere soggetto a blocchi o confische di alcun genere.

 

La soluzione più veloce e immediata per evitare il pignoramento del conto di una ditta individuale, però, è senz’altro quello di richiedere la rateizzazione del debito. Contestualmente al pagamento della prima rata il conto risulterà sbloccato e nuovamente operativo e funzionale. 

 

Sblocco conto corrente pignorato

 

Lo sblocco relativo al pignoramento conto corrente è un risultato difficile da ottenere, in quanto non può essere conseguito per la sola volontà del debitore. Vediamo in quali casi può essere attivata la procedura.

 

  • Su richiesta del creditore
  • Da parte di Agenzia Entrate Riscossione
  • In seguito a ricorso del debitore

 

Nella prima eventualità, quando lo sblocco del conto corrente pignorato avviene su richiesta del creditore, quest’ultimo dovrà depositare in tribunale un’apposita rinuncia espressa dove afferma di aver raggiunto un’intesa con il debitore e procede, quindi, all’estinzione del pignoramento.

 

Un’altra possibilità è quella in cui il creditore possa voler rinunciare volontariamente all’istanza di pignoramento del conto corrente. Di solito questa scelta si verifica se, per esempio, esistono ulteriori rapporti tra le parti che potrebbero essere oggetto di una transazione cumulativa. 

 

In alternativa, il creditore potrebbe  rinunciare al pignoramento dopo che il debitore gli ha offerto una soluzione di saldo e stralcio, anche se nel caso dei conti correnti quest’ultima è decisamente meno probabile (a meno che il conto non risulti in rosso, vedi sopra).


Sblocco del conto corrente pignorato dalla Agenzia delle Entrate; come avviene

 

Nel caso in cui invece il conto corrente sia pignorato da Agenzia delle Entrate Riscossione, il debitore potrà presentare alla stessa  una domanda di rateizzazione del debito. La domanda va inoltrata categoricamente entro sessanta giorni dalla notifica dell’atto, altrimenti perderà valore e non sarà più possibile inoltrarla nuovamente.

 

In questo modo, il pignoramento si interrompe in automatico. Tutto quello che occorre è l’autorizzazione dell’esattore all’istanza per ottenere lo sblocco del conto corrente.


E nel caso in cui questa autorizzazione non venga concessa? La legge stabilisce come innegabile la richiesta di istanza di rateizzazione del debito nel momento  in cui il conto sta per essere pignorato. Importante però è che la richiesta stessa rispetti i seguenti criteri, ovvero, più esattamente:

 

  • L’ammontare del  debito, che non dovrà essere superiore ai sessantamila euro
  • Il numero delle rate, che non potrà in alcun modo superare il massimo previsto di settantadue.

 

Laddove la richiesta rispecchi fedelmente i criteri di cui sopra, l’esattore non potrà negarla, pena la mendacità della causa stessa.

 

Sblocco del conto corrente in seguito a ricorso del debitore

 

Se il debitore si oppone all’esecuzione, contestando uno o più vizi del creditore o della procedura, il conto corrente può effettivamente essere sbloccato laddove all’oppositore venga riconosciuta la ragione.

 

Esistono due diversi tipi di opposizione che è possibile muovere nel caso di un pignoramento del conto corrente.

 

  • Opposizione all’esecuzione
  • Opposizione alla forma della procedura

 

L’opposizione all’esecuzione si verifica quando il debitore contesta l’esistenza del diritto del creditore, vuoi per avvenuta prescrizione del debito o in seguito a pagamento (ad esempio nel caso di saldo e stralcio). Questa opposizione si applica anche in caso in cui risultino degli errori di conteggio degli importi dovuti o in cui il pignoramento sia andato a toccare somme che la legge sancisce come impignorabili a tutti gli effetti.

 

L’opposizione alla forma della procedura, invece, si verifica quando il debitore contesta gli atti esecutivi. Questa opposizione deve essere svolta rigorosamente entro venti giorni dalla notifica dell’atto; dopo tale data non sarà più possibile presentare alcun tipo di istanza.

 

Nel caso di opposizione alla forma, vengono segnalati errori nella procedura relativi, quindi, alle formalità previste dalla legge. Per richiedere un’opposizione di questo genere è semplicemente indispensabile fare ricorso alla figura di un legale, in quanto il debitore potrebbe non essere in grado di identificare eventuali vizi o errori di trasmissione e procedura nella documentazione legale. 

 

Un avvocato valuterà se ci sono gli estremi e, in tale caso, presenterà immediata istanza di opposizione al pignoramento del conto corrente.

 

In entrambi i casi l’iter prevede l’instaurazione di un regolare processo nel corso del quale spetterà al giudice decidere se sospendere o meno il pignoramento del conto corrente oggetto di contestazione, con relativo sblocco dello stesso.

 

Pignoramento conto corrente senza soldi

 

Come anticipato, il creditore che esegue il pignoramento del conto corrente non sa quanti soldi abbia il debitore sul proprio conto. Ciò non impedisce, però, di pignorare un conto corrente senza soldi. A questo punto il debitore può decidere di abbandonare o di proseguire con il pignoramento del conto corrente in rosso.

 

È il secondo caso quello più conveniente per il creditore, poiché non è detto che un conto corrente senza soldi rimanga sempre vuoto. È, infatti, verosimile che su un conto corrente, con il passare del tempo, vengano effettuati nuovi accrediti come, per esempio, lo stipendio o la pensione. 

 

Cosa può fare il debitore in caso di pignoramento senza soldi?

 

In primo luogo, e prima che il tribunale proceda al blocco del conto corrente, sarebbe bene procurarsi un estratto conto, utile soprattutto in caso di conti in rosso transitorio,nel caso in cui il conto sia momentaneamente senza soldi ma da cui risultino nei mesi precedenti i versamenti sempre regolari di stipendio oppure pensione. 

 

In questo modo si potrà dimostrare al creditore che la temporanea inadempienza dei pagamenti sia dovuta a circostanze eccezionali e che il conto tornerà in attivo nel giro di pochi giorni o al massimo di qualche settimana.

 

Nel caso in cui invece il debitore non stia al momento percependo nessuna forma di reddito fisso, il creditore potrebbe anche decidere contestualmente che non vale la pena attendere il momento in cui sul conto sarà disponibile il denaro. 

 

In questo caso non si provvederà all’iscrizione del pignoramento e quest’ultimo sarà sospeso, permettendo al debitore di avere nuovamente libero accesso al suo conto corrente

 

Quasi sempre, però, il creditore cercherà di rivalersi in altro modo, ad esempio riversando il pignoramento su un immobile di proprietà oppure su beni mobili di valore. 

 

Esistono conti correnti non pignorabili?

 

Sempre più spesso si sente ventilare l’ipotesi di ricorrere a “conti correnti non pignorabili” per non incorrere in conseguenze come il blocco dei movimenti bancari. Ma quali sono questi conti e quanto conviene veramente aprirne uno?

 

In effetti alcuni istituti di credito hanno offerto, soprattutto in passato, l’opportunità di aprire dei nuovi IBAN “impignorabili.” In questo caso sarebbe stato impossibile procedere al pignoramento del conto corrente anche nel caso in cui l’intestatario avesse contratto dei debiti.

 

Questi conti correnti avevano perlopiù carattere transitorio, in modo da consentire comunque al cliente una certa disponibilità di liquidi per gli adempimenti  di prima necessità. Ad esempio, le rate di un mutuo sulla prima casa, o il pagamento di bollette per le utenze luce e gas con addebito sul conto corrente.

 

Tuttavia, questi conti non erano esonerati dall’obbligo di trasparenza che consentiva alla magistratura di tenere comunque traccia di tutti i movimenti in entrata e in uscita sul conto. Da qui la necessità di introdurre dei limiti sul pignoramento, che di fatto hanno reso questa tipologia di conti correnti obsoleti.

 

Non bisogna nemmeno credere a chi millanta la possibilità di evitare il pignoramento del conto corrente semplicemente rivolgendosi a istituti bancari situati in altre parti del mondo. 

 

L’Ocse stabilisce che tutti i conti bancari internazionali dovunque risiedano fisicamente, devono comunque rispettare lo standard previsto per lo scambio di comunicazioni fra banche e verso gli enti fiscali di competenza.

 

I fantomatici conti correnti non pignorabili esteri in realtà non esistono, e qualsiasi tentativo di aprire un conto corrente in anonimato rappresenta, fra l’altro, un’infrazione della legge.  Cercare di aggirare i controlli del Fisco per non incorrere nel pignoramento dei conti correnti in altre parole potrebbe tradursi con conseguenze anche più severe e il rischio di sconfinamento nel penale.

 

Richiesta sblocco conto corrente pignorato

 

Benché sbloccare il pignoramento conto corrente sia abbastanza difficile, è comunque possibile fare richiesta secondo diverse modalità.

 

  • Conversione del pignoramento
  • Scrittura privata di transazione

 

Nel caso della conversione del pignoramento, il legale a cui si affida il debitore presenta un’istanza al giudice con cui viene richiesta la liberazione del conto, a fronte dell’offerta di una somma di denaro equivalente al debito stesso (comprensivo di oneri legali e tributari).

 

Tale importo deve essere versato su un apposito libretto custodito dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione. La caratteristica più interessante della conversione del pignoramento è che questa soluzione prevede un pagamento rateizzato, entro i limiti in vigore previsti dalla legislatura italiana.

 

Nello specifico le rate non potranno essere in alcun modo superiori a quarantadue, mentre fino al 2018 il limite era fissato a un massimo di 36.

 

Contestualmente alla richiesta di conversione, il debitore dovrà versare in un’unica soluzione un importo corrispondente a un sesto della cifra oggetto di contestazione; in mancanza di tale importo, la richiesta sarà rifiutata e non potrà essere nuovamente inoltrata.

 

Le tempistiche delle rate andranno rispettate scrupolosamente, in quanto basterebbe il mancato pagamento di un’unica rata a far decadere la conversione. In quest’ultima ipotesi, si procederà automaticamente al pignoramento del conto corrente.

 

La scrittura privata di transazione è invece un accorto tra le parti che risulta soddisfacente per entrambe. Occorre fare molta attenzione prima di sottoscrivere una scrittura privata e sarebbe sempre preferibile ricorrere invece a un’istanza di transazione affidandosi all’esperienza di un legale esperto, che sappia valutare se il patteggiamento è valido ed equo nei confronti di ambo le parti.

 

Nel caso in cui comunque si decida di procedere con la scrittura privata, il debitore e creditore dovranno presentarsi personalmente dal giudice domandando la ratifica dell’accordo e la sospensione del pignoramento del conto corrente.

 

Gli unici requisiti previsti dalla legge esigono che entrambe le parti dispongano di capacità giuridica e contestualmente di capacità di agire.

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