Pignoramento casa e poteri del creditore

By | 1 febbraio 2018

Pignoramento casa e poteri del creditore

Quando un soggetto, per un motivo o per un altro non onora i suoi debiti, va incontro al pignoramento dei beni. Questo può essere:

  1. mobiliare, quando ha ad oggetto i beni contenuti in casa;
  2. presso terzi, quando ad essere attaccate sono le fonti di reddito non materialmente nelle mani del debitore, come nel caso della pensione o dei canoni d’affitto;
  3. immobiliare, quando riguarda l’abitazione del debitore

Tra tutti il pignoramento immobiliare è il più comune, il più temuto, e di certo quello più tutelato dalla legge: sia per quanto riguarda le azioni del creditore, che quelle del debitore. In fin dei conti “la legge è uguale per tutti”, e se da un lato bisogna stare attenti ad abusi di potere da parte del creditore, dall’altro, bisogna anche evitare azioni illegali da parte del debitore.
Analizziamo quindi nel dettaglio cos’è permesso e cosa no ad entrambe le parti, con un occhio di riguardo sui poteri dati al creditore. 

Il pignoramento della prima casa è possibile

Quello del pignoramento immobiliare è un discorso lungo e delicato, per questo è bene iniziarlo sfatando una “leggenda metropolitana”: il pignoramento della prima casa è possibile, da parte di qualsiasi creditore privato.

Diverso discorso vale invece per l’Agenzia delle Entrate-riscossione ( ex Equitalia ),che è libera d’agire, nel caso in cui il suo credito superi i 120mila €,  a meno che non si presentino le seguenti condizioni:

  1. La prima casa in questione sia anche l’unico immobile del debitore;
  2. si tratti di un abitazione civile e non di lusso
  3. il debitore abbia fissato la sua residenza, all’interno di quell’immobile.

In questo caso Equitalia NON PUO’ pignorare la prima casa, sulla quale può però accendere un’ipoteca, se il suo credito dovesse superare i 20,000€.

Pignoramento casa e fondo patrimoniale, cosa può fare il creditore?

Il fondo patrimoniale è uno degli strumenti più utilizzati, per tutelare i propri beni dall’azione del creditore. Paragonabile a quello che un tempo veniva chiamata “dote”, altro non è che un insieme di beni mobili e immobili destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Proprio per questo motivo, nel caso in cui ci siano debiti dovuti ad attività imprenditoriali, i creditori non possono rivalersi su quanto presente nel fondo: ovviamente con le dovute eccezioni.

Nel caso in cui questo sia stato istituito dopo l’insorgere del debito, il creditore può ricorrere all’azione revocatoria, se in grado di dimostrare: che il debitore ha agito con l’intento di frodarlo – inserendo per esempio la casa nel fondo patrimoniale per evitare il pignoramento – o dimostrando che il debitore non sia in possesso di altri beni, di pari o simile valore, sulla quale possa soddisfarsi. L’azione revocatoria deve essere presentata entro cinque anni, dall’iscrizione del fondo sull’atto di matrimonio, altrimenti non è più valida.

I debiti contratti per esigenze familiari invece ( mutuo per la casa, tasse universitarie etc…)  danno al creditore la piena libertà d’azione, su tutto ciò che è contenuto nel fondo patrimoniale, casa compresa. Infine, è bene ricordare che eventuali azioni esecutive già in vigore su un immobile ( un ipoteca piuttosto che un pignoramento ) non vengono annullate con l’inserimento di questo all’interno del fondo: i diritti di creditore e banca restano intatti.

Donazione e vendita di un immobile prima del pignoramento: le conseguenze

Può capitare che un debitore in preda al panico o mal consigliato, prenda delle decisione errate onde evitare di perdere la propria casa. Mossi dalla voglia di evitare che questa venga pignorata, piuttosto che ricorrere a mezzi leciti come quelli forniti dal sovraindebitamento, preferiscono vendere o donare il proprio immobile, sperando, magari, di ricavarci qualcosa.

Ebbene, sappiate che da questo punto di vista la legge è dalla parte del creditore. Nel caso il debitore doni l’immobile, può rendere inefficace la cessione trascrivendo il pignoramento entro un anno: questo gli da la possibilità di procedere con l’azione, anche se ora è di fatto un altro il proprietario. Altrimenti può avviare un’azione revocatoria entro 5 anni dalla donazione, se può dimostrare che il debitore ha donato la propria casa o immobile, con lo scopo di frodarlo.

Ugual discorso vale per la vendita, anche se con qualche vincolo in più per il creditore. Questi infatti può esercitare l’azione revocatoria entro cinque anni, a patto che sia in grado di dimostrare:

  1. Che il debitore abbia agito con l’intento di frodarlo
  2. che l’acquirente fosse a conoscenza della situazione

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