Decreto ingiuntivo mutuo: come fare opposizione ai Decreti ingiuntivi delle banche

 

Decreto ingiuntivo cos’è

Il procedimento di ingiunzione è un procedimento speciale civile disciplinato dal codice di procedura civile italiano, ed è finalizzato ad ottenere soddisfazione delle pretese creditorie; può concludersi con un atto detto decreto ingiuntivo che costituisce titolo esecutivo.

Secondo l’Art.641 comma 1 del Codice Civile, il Giudice è tenuto ad emettere un Decreto ingiuntivo, su richiesta del creditore, quando il credito è basato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa o da un atto notarile (come un mutuo) o di altro pubblico ufficiale autorizzato.

 

Tale ingiunzione di pagamento è priva di possibilità di dilazione e, in caso di mancato pagamento, il Giudice stesso emette titolo esecutivo  per la procedura di pignoramento.

 

Tuttavia è bene sapere che esistono valide possibilità di impugnare un Decreto ingiuntivo per un mutuo non pagato. Si può studiare l’opposizione da fare, analizzando accuratamente il contratto di stipula del mutuo, pratica complessa ma attuabile da un professionista anche grazie ad alcune recenti normative applicabili.

 

Il sito ufficiale delle pubblicazioni dell’Unione Europea ha reso pubblica una storica sentenza della Corte (Prima sezione) del 18 febbraio 2016, relativa all’istanza di un mutuatario nei confronti della propria banca, la quale aveva richiesto al Giudice un procedimento d’ingiunzione di pagamento ed esecuzione forzata nei suoi confronti. 

 

Ebbene, la Corte si è espressa a favore del mutuatario, creando di fatto un precedente giurisprudenziale, a seguito della valutazione di violazione dei diritti del cittadino in relazione alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

 

Cosa fare se si riceve un Decreto ingiuntivo

 

Rinvio pregiudiziale — Direttiva 93/13/CEE — Clausole abusive — Procedimento d’ingiunzione di pagamento — Procedimento di esecuzione forzata — Competenza del giudice nazionale dell’esecuzione a rilevare d’ufficio la nullità della clausola abusiva — Principio dell’autorità di cosa giudicata — Principio di effettività — Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea — Tutela giurisdizionale).

 

<<La direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, concernente le clausule abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev’essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che non consente al giudice investito dell’esecuzione di un’ingiunzione di pagamento di valutare d’ufficio il carattere abusivo di una clausola inserita in un contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, ove l’autorità investita della domanda d’ingiunzione di pagamento non sia competente a procedere a una simile valutazione. >> (Causa C/179/14 Artt.da 14 a 16, Art.49 TFUE – 2016/C 145/05)

 

Gli Articoli che hanno determinato tale sentenza sono parte del contratto dell’Unione Europea come la normativa 93/13 relativa alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori e consistono in una vera e propria arma in possesso di questi ultimi, da sfruttare al meglio e senza procrastinare in caso di notifica di un Decreto ingiuntivo.

L’articolo 3 della direttiva 93/13 (consultabile integralmente su Eur-Lex Europa https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A62014CJ0049) è così formulato:

 

  • Una clausola contrattuale che non è stata oggetto di negoziato individuale si considera abusiva se, in contrasto con il requisito della buona fede, determina, a danno del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi delle parti derivanti dal contratto.

 

  • Si considera che una clausola non sia stata oggetto di negoziato individuale quando è stata redatta preventivamente in particolare nell’ambito di un contratto di adesione e il consumatore non ha di conseguenza potuto esercitare alcuna influenza sul suo contenuto.

 

  • Il fatto che taluni elementi di una clausola o che una clausola isolata siano stati oggetto di negoziato individuale non esclude l’applicazione del presente articolo alla parte restante di un contratto, qualora una valutazione globale porti alla conclusione che si tratta comunque di un contratto di adesione.

 

  • Qualora il professionista affermi che una clausola standardizzata è stata oggetto di negoziato individuale, gli incombe l’onere della prova.

 

Decreto ingiuntivo mutuo chirografario

 

Sono da considerarsi mutui chirografari tutte le forme di finanziamento che non richiedono ipoteca sull’immobile, con una durata massima di 5 anni (in alcuni casi 10) e importi di massimo 30mila euro per i privati e 120mila per le aziende. 

 

Le garanzie richieste per un mutuo chirografario sono :

 

  • Cambiali ;

 

  • Firme fideiussorie di parenti o terzi ;

 

  • Pegni su titoli.

 

Il fatto che non sussista un’ipoteca sulla casa non esclude alla banca  la possibilità di richiedere un Decreto ingiuntivo finalizzato al pignoramento dell’immobile in caso di mancato pagamento e, laddove si presentasse l’occasione, state certi che nessuna banca si asterrà dal procedere in tal senso.

 

In questi casi specifici,oltretutto,  la banca ha un percorso preferenziale nell’attuazione della richiesta di ingiunzione al Giudice : infatti, nell’assenza di un titolo notarile attestante il credito, alla banca basta produrre un estratto conto a cui allegare certificazione di conformità alle scritture contabili con apposizione della firma del Direttore dell’Istituto di credito o di un funzionario. 

 

Tale documentazione, sul banco del Giudice, sarà sufficiente ad emettere un decreto ingiuntivo nei confronti del mutuatario moroso.

 

Si tratta di un documento indiziario che, se per procedura legale risulta corretto, in mano ad un giurista esperto, potrebbe venir facilmente impugnato ed annullato; dobbiamo innanzitutto distinguere due tipologie di procedure bancarie :

 

  • Operazioni bancarie : sconfini di cassa (i cosiddetti “fidi”) ;

 

  • Operazioni finanziarie : finanziamenti (inclusi mutui chirografari).

 

Se nel primo caso è possibile per la banca avvalersi dell’agevolazione legale a disposizione, ossia limitarsi a sottoporre al giudice l’estratto conto firmato dal Direttore, nel secondo caso non sarebbe sufficiente e, pertanto, il Decreto ingiuntivo potrebbe risultare nullo. 

 

Ciò nonostante è molto facile che le banche utilizzino questa via preferenziale per richiedere un Decreto, risparmiando lungaggini burocratiche con una sorta di “fai da te” legalizzato, pertanto opporsi entro i 40 giorni, come previsto dalla Legge, appellandosi a questo cavillo potrebbe decretare l’annullamento dell’ingiunzione a vostro carico. 

 

Opposizione a Decreto ingiuntivo finanziamento banca fac simile

 

Il 633 c.p.c., è l’Articolo che permette alle banche di addurre semplicemente il conto corrente come prova attestante  il vostro debito in relazione ad un finanziamento ; una corretta procedura di ricorso nei confronti di un Decreto ingiuntivo formulato su questa base riscuote normalmente un’alta percentuale di vittorie per il creditore che, opponendosi agli atti, può annullare la richiesta.

 

Per opporsi a tale ingiunzione, è necessario verificare il corretto credito, redigendo una perizia di parte da allegare all’atto di opposizione, evidenziando il nuovo saldo dopo aver eliminato gli indebiti eventuali per :

 

  • Interessi anatocistici ;

 

  • Interessi usurari ;

 

  • Interessi ultra-legali ;

 

  • Commissioni di massimo scoperto ;

 

  • Spese e valute.

 

Esistono moduli preconfezionati da presentare per opporsi al Decreto, addirittura Fac-simile da compilare, ma, è d’obbligo chiarire, che non basta semplicemente riempire con i propri dati gli appositi spazi, altresì è necessario effettuare ricerche, valutazioni e perizie al fine di non bruciarsi l’opportunità di far annullare il Decreto ingiuntivo.

 

La documentazione da sottoporre al Giudice per opporsi al Decreto ingiuntivo su un finanziamento dovrà produrre :

 

  • Dati personali e di eventuali fideiussori ;
  • Dati del Legale rappresentante ;
  • Dati della Banca ;
  • Numero del Decreto ingiuntivo cui ci si oppone ;
  • Premesse sui fatti (descrizione dell’accaduto) ;
  • Opposizione dettagliata, inclusi precedenti legali e sentenze ;
  • Documentazione attestante le specifiche descritte nel’opposizione.

 

Si tratta di finezze legali che richiedono una solida esperienza nel settore, dall’attuazione di una perizia econometria allo sviluppo di tutta la procedura, e un passo falso in tal senso potrebbe far sfumare il tentativo facendovi perdere un’occasione, forse l’unica, di bloccare un procedimento nei vostri confronti ; se avete ricevuto un Decreto ingiuntivo, pertanto, non esitate a contattare un professionista in tempi brevissimi, potreste troncare sul nascere una situazione che, diversamente, diventerebbe ingestibile in seguito.

 

Modello opposizione a decreto ingiuntivo contratto di finanziamento

 

Se avete ricevuto un Decreto ingiuntivo relativo ad un mutuo, un finanziamento o ad altra posizione di morosità, non provvedere all’opposizione entro i 40 giorni previsti dalla Legge, equivale ad ammettere la propria “colpevolezza” per tacito assenso, innescando tutta una serie di pericolose conseguenze nei vostri confronti, a partire dal pignoramento dei vostri beni :

 

  • Stipendio ;
  • Pensione ;
  • Casa ;
  • Arredamento.

 

Oltretutto non è da sottovalutare il fatto che possano verificarsi situazioni, non tanto rare, da richiedere più esecuzioni nel caso in cui la vendita del bene pignorato non risulti sufficiente a soddisfare il credito vantato ; nel caso in cui aveste altri beni attaccabili, infatti, la banca non esiterà a proporre una nuova azione legale, un altro Decreto ingiuntivo con pignoramento fino alla completa copertura della somma oggetto del contenzioso.

 

Prima di lasciar correre, in attesa di trovarvi l’ufficiale giudiziario dietro la porta, è bene valutare la situazione e chiedersi perché rischiare tanto quando potreste risolvere semplicemente contattando un esperto in materia non appena ricevuto il Decreto e, magari, scoprire addirittura che siete voi a dover pretendere del denaro dalla banca e non viceversa! 

 

Come fare opposizione a Decreto ingiuntivo per finanziamento o prestito non pagato

 

La prima valutazione da effettuare riguarda la validità del credito vantato dalla banca soprattutto in base al tipo di documentazione addotta per la richiesta del Decreto ingiuntivo :

 

  • Verifica del conto corrente

 

  • Verifica degli estratti conto 

 

Per quanto gli estratti conto costituiscano prova adeguata  per l’ottenimento dell’ingiunzione, non sono altresì sufficienti ad attestare il credito in caso di opposizione da parte vostra ; ciò significa che facendo opposizione al Decreto ingiuntivo, obblighereste la banca a fornire ulteriore documentazione comprovante la fondatezza della vostra posizione debitoria.

 

Nello specifico verranno richiesti il contratto di finanziamento o mutuo stipulato e gli estratti conto dall’inizio del rapporto alla data corrente e l’assenza, anche parziale, dei  requisiti di forma e sostanza del contratto potrebbero portare all’annullamento dello stesso, inoltre potrebbero emergere irregolarità nel rapporto, dai tassi all’anatocismo, dalle spese alla valuta.

 

La Corte di Cassazione si è più volte espressa a favore dei mutuatari, accogliendone le opposizioni  e annullando i procedimenti avviati dalle banche :

 

  • Cassazione del  4 dicembre 1997, n. 12318 :

 

“La revoca del Decreto ingiuntivo in esito al giudizio d’opposizione, ove discenda non da fatti sopravvenuti, ma dal riscontro dell’iniziale mancanza dei requisiti all’uopo prescritti, quale il difetto di un credito esigibile, comporta, salvo l’accoglimento in tutto od in parte della domanda riformulata dal creditore in detto giudizio, l’invalidità ab origine del provvedimento monitorio, ed esige anche d’ufficio l’ordine di cancellazione dell’ipoteca giudiziale iscritta in forza della sua provvisoria esecutorietà, dato che il principio della proporzionale conservazione degli atti di esecuzione in precedenza compiuti, posto dall’art. 653, secondo comma, c.p.c. per il caso di fondamento parziale dell’opposizione, riguarda la diversa ipotesi in cui l’indicata revoca sia disposta nonostante l’originaria presenza delle condizioni dell’ingiunzione.”

 

  • Cassazione del  5 giugno 1997, n. 5007 :

 

“Nell’ipotesi in cui l’opposizione a Decreto ingiuntivo venga totalmente accolta per l’inesigibilità del credito al momento della sua emissione, con conseguente declaratoria di nullità e revoca del decreto, questo perde ogni efficacia, onde risultano invalidi tutti gli atti esecutivi eventualmente compiuti, ivi compresa l’iscrizione ipotecaria della quale deve pertanto ordinarsi la cancellazione, restando esclusa la possibilità di conservarne gli effetti anche quando, per la sopravvenuta cessazione della causa di inesigibilità la domanda sia egualmente accolta nel merito con la sentenza che definisce il giudizio, atteso che la conservazione degli effetti degli atti esecutivi, nei limiti della somma ridotta, è prevista dall’art. 653, comma secondo, c.p.c. (con disposizione non estensibile oltre il caso in essa considerato, costituendo deroga al principio della radicale caducazione degli effetti dell’atto dichiarato nullo o revocato) nel solo caso in cui l’opposizione è accolta solo in parte, senza che al riguardo si pongano dubbi di costituzionalità sotto il profilo degli articoli 3 e 24 Cost. stante la non omogeneità delle situazioni poste a raffronto.”

 

  • Cassazione del 15 maggio 1990, n. 4163.

“Nel caso di totale invalidità e revoca del Decreto ingiuntivo, per difetto del requisito dell’esigibilità del credito con esso fatto valere, con accoglimento della domanda proposta dal creditore nel corso del giudizio d’opposizione per effetto della sopravvenienza del titolo della relativa azione, il giudice dell’opposizione deve ordinare, anche d’ufficio, la cancellazione della ipoteca giudiziale iscritta in forza del decreto a norma dell’art. 655 c.p.c., ma tale ordine è eseguibile solo con il passaggio in giudicato della pronuncia che lo contiene, considerando che gli atti esecutivi, compiuti in base al decreto stesso, non sono immediatamente caducati dalla sentenza che ne disponga la revoca (in analogia a quanto si verifica nell’ipotesi di riforma in appello della sentenza esecutiva di primo grado, e senza che possano invocarsi le regole poste dall’art. 653, secondo comma, c.p.c., riguardanti la diversa ipotesi in cui l’opposizione sia parzialmente accolta per eccedenza quantitativa della domanda originaria rispetto alla prestazione effettivamente dovuta. “

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