Debiti commerciali: cosa sono, come si gestiscono e come difendersi

I debiti commerciali sono le somme che un’impresa deve ancora pagare ai propri fornitori per beni o servizi già ricevuti, con pagamento differito in fattura, di norma a 30, 60 o 90 giorni. In bilancio sono passività correnti dello stato patrimoniale. A differenza dei debiti finanziari, nascono dalla gestione operativa e non da un prestito.

Debiti commerciali: i punti fermi

  • Collocazione in bilancio: si iscrivono tra le passività correnti come debiti verso fornitori, perché vanno saldati entro l’esercizio o il ciclo operativo.
  • Scadenza tipica: tra imprese la dilazione è concordata, di solito 30, 60 o 90 giorni. La PA deve pagare entro 30 giorni, con un massimo di 60 nei casi ammessi.
  • Interessi: non ci sono interessi espliciti finché il pagamento avviene nei termini. Dopo la scadenza può scattare la disciplina sui ritardi di pagamento (D.Lgs. 231/2002).
  • Prescrizione: in via ordinaria vale il termine decennale del Codice civile. Per i pagamenti periodici il termine è di cinque anni.
  • Pubblica amministrazione: la Ragioneria Generale dello Stato monitora i debiti commerciali della PA tramite la Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC).
  • Difesa: le leve sono quattro: verificare scadenze, prescrizione e compensazioni; rinegoziare i termini; liberare liquidità sui crediti; nei casi gravi, usare le procedure di composizione della crisi.

Che cosa sono i debiti commerciali?

Un debito commerciale è l’importo che l’impresa deve a un fornitore per una fornitura già consegnata o un servizio già reso, quando la fattura prevede il pagamento a una data successiva. La dilazione funziona come una linea di credito implicita del fornitore: l’impresa usa subito il bene e paga dopo, conservando liquidità nel frattempo.

Gli altri nomi in uso sono debiti verso fornitori, debiti di funzionamento e passività commerciali.

Due esempi tipici:

  • un ristorante che riceve la merce alimentare con fattura a 60 giorni;
  • un’impresa edile che paga a 90 giorni la progettazione affidata a uno studio esterno.

In entrambi i casi la prestazione è già avvenuta e il pagamento è solo rinviato.

Senso stretto e senso ampio. Nel linguaggio di bilancio, debiti commerciali sono solo quelli verso i fornitori di beni e servizi. Nel linguaggio comune, e in alcune guide divulgative, il termine viene esteso a tutte le passività che nascono dall’attività ordinaria, come stipendi da pagare o imposte. In contabilità queste voci restano separate: debiti verso dipendenti, debiti tributari, debiti verso istituti previdenziali. Quando si analizza un bilancio, o si negozia con un creditore, conviene usare il senso stretto.

Caratteristiche principali dei debiti commerciali

  • Breve termine: si estinguono entro pochi giorni o pochi mesi, in base ai termini fissati in fattura o nel contratto.
  • Origine operativa: nascono dagli acquisti legati alla gestione caratteristica, non dalla raccolta di denaro.
  • Funzione di finanziamento: sostengono il ciclo di cassa quotidiano senza ricorrere subito a un prestito bancario.
  • Nessun interesse esplicito nei termini: il costo della dilazione, se c’è, è incorporato nel prezzo della fornitura.

Natura contabile: passività corrente dello stato patrimoniale

I debiti commerciali si iscrivono nel passivo dello stato patrimoniale come debiti verso fornitori. Sono classificati tra le passività correnti perché l’impresa prevede di pagarli entro un anno, oppure entro il ciclo operativo se questo è più lungo. Concorrono così al calcolo del capitale circolante netto, cioè la differenza tra attività correnti e passività correnti.

Origine operativa: differenza tra debiti commerciali e debiti finanziari

Un debito commerciale dà accesso a beni o servizi. Un debito finanziario, invece, dà accesso a denaro e va restituito con l’aggiunta degli interessi. Da questa differenza dipende anche la gestione: il primo si governa negoziando con i fornitori, il secondo con la pianificazione dei rimborsi.

Debiti commerciali e debiti finanziari a confronto
Aspetto Debiti commerciali Debiti finanziari
Controparte Fornitori di beni e servizi Banche, altri finanziatori, sottoscrittori di obbligazioni
Cosa ottiene l’impresa Forniture con pagamento differito Liquidità
Interessi Non espliciti se pagati nei termini; di mora in caso di ritardo Sempre previsti, oltre al capitale
Orizzonte Breve: giorni o mesi Breve o lungo (finanziamenti a breve, mutui, capitale permanente)
Leva di gestione Termini di pagamento, rapporto con il fornitore Piano di ammortamento, tasso, garanzie

Gestione della tesoreria: capitale circolante e tempi di pagamento

Ogni giorno di dilazione ottenuto dal fornitore è liquidità che resta in cassa. Per questo i debiti commerciali sono una forma di finanziamento commerciale passivo. Il loro peso si misura con la durata media dei pagamenti (DPO, Days Payable Outstanding), spiegata più avanti.

Allungare i pagamenti migliora la cassa solo entro i termini concordati. Oltre quella soglia il debito diventa scaduto, con costi e rischi per l’impresa.

Debiti commerciali in bilancio: come si registrano

Nella partita doppia il conto debiti verso fornitori è un conto di passività. Ha saldo normale in Avere, cresce a ogni acquisto a credito e diminuisce a ogni pagamento.

Scritture contabili tipiche dei debiti commerciali
Evento Dare Avere
Ricevimento della fattura del fornitore Costo di acquisto (merci o servizi) e IVA a credito Debiti verso fornitori
Pagamento della fattura Debiti verso fornitori Banca c/c
Nota di credito ricevuta dal fornitore Debiti verso fornitori Rettifica del costo e IVA a credito

A fine esercizio, il saldo del conto è l’importo delle fatture ricevute e non ancora pagate. Questo saldo compare nel passivo corrente.

Interessi sui debiti commerciali: quando sono dovuti

Un debito commerciale pagato entro la scadenza non produce interessi espliciti. Diventa oneroso solo se il pagamento supera il termine concordato. I due casi vanno distinti.

Se paghi entro la scadenza: nessun interesse, ma attenzione al prezzo

Il fornitore non applica una percentuale di interesse. Può però aumentare il prezzo per i pagamenti dilazionati, oppure offrire uno sconto per chi paga in anticipo. Conviene confrontare il prezzo a 30, 60 o 90 giorni con quello per pagamento immediato: la differenza è il costo implicito della dilazione.

Se paghi oltre la scadenza: interessi di mora

Il ritardo nelle transazioni commerciali è regolato dalla direttiva 2011/7/UE, recepita in Italia con il D.Lgs. 192/2012, che ha modificato il D.Lgs. 231/2002. Questa disciplina consente al creditore di chiedere gli interessi moratori sulle somme pagate in ritardo. Il tasso applicabile si verifica nel contratto di fornitura e nelle comunicazioni ufficiali del periodo: va controllato caso per caso prima di accettare o contestare un conteggio.

Durata media e indice di rotazione dei debiti commerciali

La durata media dei debiti commerciali indica in quanti giorni l’impresa paga mediamente i fornitori. Si ricava dall’indice di rotazione, che conta quante volte il debito verso fornitori si rinnova nel periodo.

Debiti commerciali medi
(Debiti verso fornitori a inizio periodo + debiti verso fornitori a fine periodo) ÷ 2
Indice di rotazione dei debiti commerciali
Acquisti a credito del periodo ÷ debiti commerciali medi
Durata media (DPO)
365 ÷ indice di rotazione, oppure (debiti commerciali medi ÷ acquisti a credito) × 365

Esempio illustrativo con cifre ipotetiche: acquisti a credito annui di 1.200.000 euro e debiti commerciali medi di 200.000 euro danno un indice di rotazione di 6. La durata media è quindi 365 ÷ 6, circa 61 giorni.

Come leggerlo. Un indice basso, cioè una durata alta, significa che l’impresa trattiene più a lungo la liquidità. Se però la durata media supera i termini concordati, l’impresa sta pagando in ritardo. Il dato va confrontato con la durata media degli incassi dai clienti: se l’impresa incassa più lentamente di quanto paga, il fabbisogno di cassa cresce.

Crediti e debiti commerciali: le differenze

Crediti e debiti commerciali sono la stessa operazione vista dai due lati. La fattura non pagata è un credito per chi vende e un debito per chi compra.

Crediti commerciali (AR) e debiti commerciali (AP)
Aspetto Crediti commerciali (AR) Debiti commerciali (AP)
Cosa sono Somme dovute all’impresa dai clienti Somme dovute dall’impresa ai fornitori
Flusso di cassa In entrata In uscita
Bilancio Attività corrente Passività corrente
Saldo normale Dare Avere
Aumentano quando… si vende a credito si acquista a credito
Diminuiscono quando… il cliente paga l’impresa paga il fornitore
Effetto di un’attesa più lunga Meno liquidità disponibile Più liquidità trattenuta, entro i termini

Cosa comprendono i crediti commerciali?

I crediti commerciali comprendono tutte le fatture emesse ai clienti per beni consegnati o servizi resi e non ancora incassate. Rientra in questa voce, per esempio, il compenso di una società di consulenza che ha chiuso il progetto e attende il pagamento. Si iscrivono nell’attivo corrente perché ci si aspetta di incassarli entro l’anno.

Qual è la scadenza per i crediti commerciali?

Tra imprese, la scadenza è quella concordata in fattura o nel contratto, di solito 30, 60 o 90 giorni. Se il cliente è una pubblica amministrazione, il termine ordinario è 30 giorni dal ricevimento della fattura. Il massimo è 60 giorni, ammesso per gli enti del Servizio sanitario nazionale e per i contratti che lo giustificano.

Debiti commerciali in inglese: accounts payable

In inglese i debiti commerciali si chiamano accounts payable (AP). Lo stesso termine indica anche la funzione aziendale di contabilità fornitori. I crediti commerciali corrispondono agli accounts receivable (AR). La sigla DPO, Days Payable Outstanding, indica la durata media dei debiti verso fornitori.

Come funziona la compensazione tra crediti e debiti commerciali?

La compensazione opera quando due imprese sono l’una debitrice dell’altra. I due debiti si estinguono fino alla concorrenza dell’importo minore e resta da pagare solo la differenza. Perché funzioni, entrambi i crediti devono essere certi, liquidi ed esigibili.

Esempio: devi 10.000 euro a un fornitore che a sua volta ti deve 4.000 euro per una tua prestazione. Con la compensazione paghi 6.000 euro e le due posizioni si chiudono.

Quali debiti non si possono compensare?

Non si compensa automaticamente un debito a cui manca uno dei tre requisiti:

  • non certo, perché l’esistenza del credito è contestata;
  • non liquido, perché l’importo non è ancora determinato;
  • non esigibile, perché la scadenza non è ancora arrivata.

Anche il caso del debito verso un’impresa con cui non esiste un rapporto reciproco esclude la compensazione. I debiti verso il fisco seguono regole proprie, diverse da quelle tra privati.

Se uno dei crediti è contestato, la strada è un accordo scritto con la controparte che indichi gli importi e le fatture compensate.

Quando si prescrivono i debiti commerciali?

Un debito verso un fornitore si prescrive, salvo regole speciali, nel termine ordinario decennale previsto dal Codice civile. Il termine decorre dalla scadenza della fattura. Ogni richiesta formale di pagamento del creditore lo interrompe e lo fa ripartire da capo.

Per sapere se un debito è prescritto servono tre verifiche:

  • la data di scadenza della fattura;
  • l’ultimo atto formale ricevuto (messa in mora, raccomandata, PEC, atto giudiziario);
  • la natura della prestazione: fornitura singola oppure pagamento periodico.

Quali sono i debiti che decadono dopo 5 anni?

Si prescrivono in cinque anni i pagamenti periodici, cioè quelli dovuti a scadenze ricorrenti, come canoni, affitti, interessi e corrispettivi di forniture continuative. Una fornitura commerciale singola, con la sua fattura, segue invece il termine ordinario. Il termine corretto dipende quindi dalla struttura del contratto, non dall’importo. Nei casi dubbi conviene una verifica legale prima di eccepire la prescrizione.

Debiti commerciali nella Pubblica Amministrazione

In Italia l’espressione «debiti commerciali» indica spesso le fatture che la PA deve pagare ai fornitori privati. Per questi debiti esistono termini di legge, una piattaforma di monitoraggio e obblighi di accantonamento per gli enti che pagano in ritardo.

Termini di pagamento della PA: 30 o 60 giorni

Termini di pagamento delle fatture commerciali da parte della PA
Caso Termine
Regola generale 30 giorni dal ricevimento della fattura
Enti del Servizio sanitario nazionale Fino a 60 giorni
Contratti con scadenza più lunga giustificata dalla loro natura o da particolari caratteristiche Fino a 60 giorni
Qualsiasi caso Mai oltre 60 giorni

I termini derivano dalla direttiva 2011/7/UE, recepita con il D.Lgs. 192/2012, che ha modificato il D.Lgs. 231/2002.

Per i ritardi dei pagamenti pubblici l’Italia ha subito una procedura di infrazione europea, avviata nel 2014. Nel gennaio 2020 è arrivata la condanna della Corte di Giustizia UE (causa C-122/18). La procedura è stata archiviata nell’aprile 2026, dopo il rientro dei tempi medi nei limiti della direttiva.

Stock di debito commerciale: componente fisiologica e componente scaduta

Debito fisiologico
È la parte di debito che si forma nel tempo normale tra il ricevimento della fattura e il pagamento, se questo avviene nei termini. Se il pagamento avviene in ritardo, il debito fisiologico copre solo il periodo fino alla scadenza.
Debito scaduto
È la parte relativa a fatture non pagate quando i termini di legge sono già trascorsi.

Dal 2018 ogni amministrazione deve comunicare alla PCC il proprio debito residuo scaduto (L. 145/2018, art. 1, comma 867). Per gli enti che non lo comunicano, la stima si ricava dai dati della piattaforma.

Debito commerciale delle PA al 31 dicembre (miliardi di euro)
Anno Totale Scaduto Fisiologico Fonte
2018 31,2 20,6 11,6 RGS
2022 29,3 15,8 (54,1%) 13,4 (45,9%) Studio MEF ripreso da bilancioecontabilita.it
2025 22,7 8,8 13,9 RGS

Tra il 2018 e il 2025 la riduzione è dovuta alla parte scaduta, scesa di oltre la metà. La componente fisiologica è invece cresciuta, per effetto del maggior numero di fatture ricevute dalle PA.

Per le fatture del 2025 il tempo medio di pagamento è di 27,2 giorni, contro i 29,9 del 2024. Il tempo medio di ritardo è di −16,1 giorni: in media le PA pagano 16,1 giorni prima della scadenza. Sono i dati RGS 2025, relativi a 22.277 amministrazioni registrate e 30,8 milioni di fatture ricevute.

Come funziona la Piattaforma dei Crediti Commerciali?

La PCC raccoglie le fatture dirette alla PA e ne traccia l’intero ciclo, fino al pagamento. Il funzionamento è questo:

  • Fatture elettroniche: arrivano in automatico dal Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. La fattura elettronica verso la PA è obbligatoria dal 31 marzo 2015.
  • Documenti fuori SDI: le note emesse da soggetti senza partita IVA e le fatture precedenti al 1° luglio 2014 devono essere comunicate dagli enti.
  • Obblighi degli enti: registrano sulla piattaforma la contabilizzazione, la scadenza e il pagamento di ogni fattura.
  • Pagamenti: dal 2019, per lo Stato e gli enti territoriali, i pagamenti arrivano direttamente dai sistemi gestionali tramite SIOPE+. SIOPE+ è il sistema che dematerializza gli ordinativi di incasso e di pagamento.
  • Funzione per le imprese: nata nel 2012, la piattaforma permette ai fornitori di chiedere all’ente debitore la certificazione dei crediti commerciali vantati (D.L. 35/2013, art. 7). Dal 1° luglio 2014 svolge anche la funzione di monitoraggio (art. 7-bis dello stesso decreto, introdotto dal D.L. 66/2014).

L’accesso è sul portale ufficiale: crediticommerciali.rgs.mef.gov.it.

Chi gestisce la piattaforma crediti commerciali PCC?

La PCC è realizzata e gestita dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato (RGS) del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con i dati della piattaforma la RGS calcola periodicamente i tempi medi di pagamento e di ritardo e stima lo stock di debito commerciale. I risultati sono pubblicati in note di monitoraggio curate dal suo servizio studi.

Fondo di garanzia debiti commerciali (FGDC)

Il FGDC è un accantonamento obbligatorio di risorse correnti, introdotto dalla legge di bilancio 2019 (L. 145/2018). Lo devono costituire gli enti che non riducono il debito commerciale, che pagano in ritardo o che non alimentano correttamente la PCC. L’obbligo, rinviato dal 2020 al 2021 dalla L. 160/2019, si registra in conto competenza. Le somme restano vincolate nel risultato di amministrazione per almeno un anno.

La misura dell’accantonamento cresce con l’entità del ritardo e del mancato abbattimento del debito, secondo le percentuali del comma 862 della L. 145/2018. Per un ente specifico il calcolo parte dagli indicatori di ritardo e di stock risultanti in PCC al 31 dicembre.

Come gestire e difendersi dai debiti commerciali

Difendersi da un debito commerciale significa due cose: non pagare più di quanto dovuto e non lasciarlo crescere oltre la capacità di cassa dell’impresa. La procedura seguente mette in ordine le verifiche e le leve disponibili.

  1. Censisci le fatture passive. Elenca ogni fattura non pagata con fornitore, importo, data di ricevimento e scadenza, usando un sistema contabile aggiornato in tempo reale.
  2. Separa debito nei termini e debito scaduto. Il primo è normale finanziamento operativo; il secondo può generare interessi di mora e azioni di recupero.
  3. Verifica importi e prescrizione. Controlla che le fatture corrispondano a quanto consegnato. Per quelle più vecchie, verifica scadenza e ultimo sollecito formale.
  4. Cerca compensazioni. Se lo stesso fornitore ti deve somme certe, liquide ed esigibili, proponi la compensazione per pagare solo la differenza.
  5. Rinegozia i termini. Chiedi dilazioni più lunghe o un piano di rientro scritto. Valuta in cambio sconti per pagamento anticipato su altre forniture.
  6. Libera liquidità dal lato dei crediti. Accorcia i tempi di incasso dai clienti. Valuta factoring o cessione del credito, che trasformano subito i crediti commerciali in liquidità utile a pagare i fornitori. Se il tuo cliente è una PA, chiedi la certificazione del credito sulla PCC.
  7. Stabilisci le priorità di pagamento. Dai precedenza ai fornitori indispensabili alla continuità produttiva, senza trascurare le scadenze bancarie garantite.
  8. Se il debito resta insostenibile, attiva le procedure di composizione della crisi descritte nel bivio qui sotto.

Se i debiti sono nei termini: governa il calendario dei pagamenti

Pianifica i pagamenti in base alle entrate previste e paga alla scadenza, non prima, salvo sconti per pagamento anticipato. Tieni sotto controllo la durata media dei pagamenti rispetto a quella degli incassi.

Se una fattura è scaduta: contatta il fornitore prima che agisca

Proponi per iscritto una data di pagamento o un piano a rate e chiedi conferma scritta dell’accordo. Una richiesta scritta di dilazione può essere letta come riconoscimento del debito. Se ritieni che l’importo sia contestabile o prescritto, fai verificare la posizione prima di inviarla.

Se i debiti non sono più sostenibili: sovraindebitamento e crisi d’impresa

Quando il debito supera stabilmente la capacità di pagamento, la Legge 3/2012 sul sovraindebitamento consente di negoziare un piano con i creditori. Il percorso passa per un Organismo di composizione della crisi (OCC), che valuta la situazione e propone un piano sostenibile. Se i creditori lo accettano e il tribunale lo approva, il debitore paga secondo i nuovi termini ed evita la liquidazione giudiziale.

Questa disciplina è oggi confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che va verificato per i requisiti attuali.

Se sei tu il fornitore e la PA non paga: usa la PCC

Presenta all’ente debitore, tramite la piattaforma, l’istanza di certificazione del credito commerciale. Il credito certificato può poi essere utilizzato per ottenere liquidità, per esempio cedendolo. Questo aiuta a sostenere i tuoi debiti verso i fornitori.

Errori frequenti e casi limite sui debiti commerciali

Errori ricorrenti e come correggerli
Errore Perché è sbagliato Cosa fare
Includere stipendi e imposte tra i debiti commerciali In bilancio sono debiti verso dipendenti e debiti tributari, con regole e priorità diverse Tenere separati i debiti verso fornitori
Ritenere che un debito commerciale non produca mai interessi Dopo la scadenza si applica la disciplina sui ritardi di pagamento Monitorare le scadenze e negoziare prima del termine
Allungare la durata media dei pagamenti oltre i termini concordati Il beneficio di cassa si trasforma in debito scaduto e in danno alla reputazione verso i fornitori Allungare la dilazione solo con un accordo scritto
Pensare che il factoring riduca i debiti Il factoring agisce sui crediti, non sui debiti: porta liquidità, non cancella nulla Usarlo per finanziare i pagamenti, non come rimedio al sovraindebitamento
Confondere lo stock totale della PA con il debito scaduto Nel 2025 oltre metà dello stock (13,9 su 22,7 miliardi) è fisiologico, cioè non scaduto Leggere sempre le due componenti separatamente
Compensare un credito contestato Senza certezza, liquidità ed esigibilità la compensazione non opera da sola Formalizzare un accordo di compensazione con la controparte

Domande frequenti sui debiti commerciali

Che cosa sono i debiti commerciali?

Sono le somme che un’impresa deve ai fornitori per beni o servizi già ricevuti e pagabili a scadenza differita, di solito 30, 60 o 90 giorni. In bilancio si iscrivono tra le passività correnti come debiti verso fornitori e derivano dalla gestione operativa, non da prestiti.

Qual è la differenza tra debiti commerciali e debiti finanziari?

Il debito commerciale nasce dall’acquisto a credito di beni o servizi e dà accesso a forniture, non a denaro. Il debito finanziario nasce da prestiti, mutui od obbligazioni e porta liquidità. Il primo non prevede interessi se pagato nei termini, il secondo li prevede sempre.

I debiti commerciali producono interessi?

Se pagati entro la scadenza concordata, no: l’eventuale costo della dilazione è già nel prezzo. Dopo la scadenza il creditore può applicare gli interessi di mora previsti dalla disciplina sui ritardi di pagamento (D.Lgs. 231/2002). Il tasso va verificato nel contratto e nelle comunicazioni ufficiali.

Quando si prescrivono i debiti commerciali?

In assenza di regole speciali, un debito verso un fornitore si prescrive nel termine ordinario decennale del Codice civile. I pagamenti periodici, come canoni e forniture continuative, seguono il termine di cinque anni. Il termine decorre dalla scadenza e si interrompe con richieste formali di pagamento.

Come funziona la compensazione tra crediti e debiti commerciali?

Opera quando due imprese sono reciprocamente debitrici: i debiti si estinguono fino all’importo minore e resta dovuta solo la differenza. Entrambi i crediti devono essere certi, liquidi ed esigibili. Un credito contestato, non scaduto o di importo indeterminato non si compensa automaticamente.

Come funziona la Piattaforma dei Crediti Commerciali?

La PCC, gestita dalla Ragioneria Generale dello Stato, riceve dal Sistema di Interscambio tutte le fatture elettroniche dirette alla PA. Ne traccia contabilizzazione, scadenza e pagamento. Le imprese fornitrici possono usarla anche per chiedere la certificazione dei crediti vantati verso gli enti pubblici.

Come si calcola la durata media dei debiti commerciali?

Si dividono gli acquisti a credito del periodo per i debiti commerciali medi: il risultato è l’indice di rotazione. Dividendo 365 per l’indice si ottiene la durata media in giorni (DPO). Un valore alto trattiene liquidità, ma oltre i termini concordati segnala ritardi.

Condividi l'articolo

Facebook
LinkedIn

Avv. Cacciola Francesco

Master in diritto bancario 2010 - 2013 Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi. Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi 2006 - 2010 Master "soluzioni delle crisi aziendali" 2014 Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi. Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi Laurea magistrale in giurisprudenza presso Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'​

Ti potrebbe interessare:

Soffocato dai debiti?

Fai click per scoprire come possiamo aiutarti.

Fermiamo le telefonate e rinegoziamo il debito.

Interveniamo legalmente per proteggerti in ogni fase fino ad una soluzione sostenibile.
Clicca qui

Chi siamo

Per anni abbiamo lavorato nel settore del debito aziendale, vedendo le banche come entità intoccabili. Un mondo complesso, dove le grandi società avevano sempre i loro consulenti pronti a difenderle.

Ci siamo resi conto che nessuno si stava occupando delle famiglie e dei piccoli imprenditori. Persone comuni, lasciate sole e senza tutela di fronte a un sistema che non conoscevano, schiacciate da un peso psicologico enorme.

Così, nel 2011, contro lo scetticismo generale, siamo stati tra i primi in Italia a creare uno Studio Legale focalizzato sulla difesa delle persone fortemente indebitate in tutta Italia utilizzando il web, rendendo accessibile un aiuto che prima non esisteva.

La nostra missione è quella di ridare dignità e serenità alle persone, ascoltandole senza giudicarle e difendendole con la massima competenza legale.

Oggi, dopo aver aiutato migliaia di famiglie a riprendere il controllo della loro vita, la nostra più grande soddisfazione sono le loro testimonianze e la tranquillità che hanno finalmente ritrovato.

Se ti trovi anche tu nella stessa situazione di difficoltà, sappi che una soluzione legale esiste. Il primo passo è semplicemente parlarne con qualcuno che può davvero aiutarti, senza impegno.

Avv. Francesco Cacciola

Avv. Elvira Carpentieri