Quando scatta il controllo fiscale

Quando scatta il controllo fiscale

Il controllo fiscale è un’ispezione approfondita che viene fatta a un contribuente, che può essere una persona fisica o giuridica.

In Italia, l’Agenzia delle Entrate effettua i controlli fiscali per alcuni motivi. Uno di questi è l’irregolarità nella dichiarazione dei redditi. Parliamone di seguito nei dettagli.

Controlli fiscali per irregolarità nella dichiarazione dei redditi

Le irregolarità nella dichiarazione dei redditi si verificano quando, dopo un controllo, i dati che vengono restituiti dall’Anagrafe Tributaria non sono congruenti con quelli presenti nella dichiarazione.

In questo caso l’Agenzia delle Entrate procede a liquidare la dichiarazione, evidenziando gli importi diversi rispetto ai contributi, ai premi o crediti vantati, al debito per imposte, cercando di ottenere un rimborso.

Scoprire tali irregolarità è abbastanza semplice, come le dichiarazioni riguardanti i familiari a carico, fatte in modo mendace per ottenere le relative detrazioni, che diventano illegittime se il soggetto che viene dichiarato a carico percepisce redditi maggiori a 4.000 euro all’anno.

Un’altra irregolarità che è molto semplice da scoprire è quando il contribuente non ha versato le imposte auto-dichiarate. In questo caso, scatta in automatico la verifica fiscale.

Un contribuente può incorrere a controlli fiscali anche quando non spettano detrazioni per crediti verso il fisco oppure se non risultano ritenute d’acconto.

Quando vengono attivati gli accertamenti sintetici tramite redditometro o risparmiometro? Vediamolo di seguito.

Attivazione accertamenti sintetici

Il redditometro è un accertamento sintetico effettuato dall’Agenzia delle Entrate verso contribuenti nullatenenti che, all’improvviso, hanno ricevuto per donazione o in eredità dei beni.

In passato, questi soggetti non dichiaravano nulla, ma adesso vengono sottoposti a controlli fiscali serrati. Cosa dovrà fare il contribuente? Soltanto dimostrare da dove provengono i beni che sono di sua proprietà al momento dei controlli, oltre a dichiarare i soldi che gli occorrono per mantenerli.

Il risparmiometro è un algoritmo che verifica il risparmio reale di un contribuente. La sua attivazione avviene quando i capitali che vengono depositati su un conto corrente corrispondono al reddito dichiarato.

Ciò vorrebbe dire che il contribuente ha vissuto senza prelevare denaro, comportamento che desta dei sospetti e farebbe supporre che sia avvenuta un’evasione fiscale.

In casi rari, vengono effettuati controlli su grossi versamenti o cospicui bonifici: vediamo di cosa si tratta.

Sospetti per grossi versamenti o bonifici su conti bancari

Anche se raramente, l’Agenzia delle Entrate può effettuare dei controlli quando un contribuente effettua cospicui bonifici o grossi versamenti sul proprio conto corrente che non sono stati riscontrati nella sua dichiarazione dei redditi. Di solito la segnalazione viene fatta dalla stessa banca.

Sarà onere dello stesso contribuente difendersi, dimostrando che i capitali versati siano già stati sottoposti a tassazione oppure esenti.

Di contro, l’Agenzia delle Entrate è legittimata a seguire la sua linea di presunzione fiscale, considerando questi importi come derivanti da redditi che non sono stati dichiarati. Approfondiamo questo argomento di seguito.

Presunzioni Fiscali

Le presunzioni fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate stanno alla base dei controlli tributari. Con esse, presume che sia stato perpetrato dal contribuente un comportamento illecito, con quest’ultimo chiamato a dimostrare il contrario.

In particolare, il riferimento è a tutti i casi in cui la pretesa da parte dell’erario nasce, non dalla certezza delle prove, ma da presunti atti non gravi e senza concordanza e precisione. Nonostante ciò, può essere ugualmente attivato un controllo fiscale.

Se il contribuente non riesce a dimostrare la propria innocenza attraverso prove inconfutabili, viene segnalato l’illecito tributario alla Procura della Repubblica e, poi, a un Pubblico Ministero.

Quest’ultimo chiederà al Gip di sequestrare i capitali del contribuente, ossia quelli che equivalgono agli importi che sono stati evasi. Nel caso di condanna, tali importi verranno confiscati.

Leggi tutto: Prescrizione debiti: quando vanno in prescrizione i debiti dell’Agenzia delle Entrate, Irpef, Ires, Iva, imposta e bollo

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