Tre rate diverse, tre scadenze, tre finanziarie. Per chi ha accumulato più prestiti, l’idea di riunirli in un solo finanziamento con una sola rata è comprensibile. È il cosiddetto consolidamento dei debiti: un nuovo prestito che serve a estinguere quelli in corso. Ma una rata più bassa non significa automaticamente spendere meno.
Come funziona. Il nuovo finanziatore eroga una somma con cui vengono chiusi i debiti esistenti. Da quel momento resta un solo debito, con una sola rata e un solo tasso. Il beneficio più evidente è la semplificazione. Quello economico va invece verificato caso per caso.
Il numero da guardare: il TAEG. Per confrontare le offerte non basta il tasso di interesse. Il TAEG (tasso annuo effettivo globale) comprende gli interessi e tutti gli altri costi del finanziamento, e deve comparire anche nella pubblicità. Un prestito pubblicizzato a “tasso zero” può quindi avere un costo complessivo tutt’altro che nullo.
La trappola della durata. Il consolidamento abbassa spesso la rata allungando il periodo di rimborso. Il risultato può essere una rata più leggera ma un costo totale più alto, perché si pagano interessi per più anni. Prima di firmare conviene confrontare non solo la rata, ma il totale che si restituirà con il nuovo prestito rispetto alla somma dei debiti attuali, compresi gli eventuali costi di estinzione anticipata dei vecchi finanziamenti.
Cosa cambia dal 20 novembre 2026. L’Italia ha recepito la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori con un decreto legislativo pubblicato a gennaio 2026. Le nuove regole ampliano le tutele fino ai finanziamenti di 100 mila euro e si applicano ai contratti stipulati dal 20 novembre 2026. Un decreto del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, pubblicato ad agosto, rafforza inoltre l’obbligo per banche e finanziarie di valutare in modo approfondito se il cliente è in grado di restituire il prestito.
Quando il consolidamento non basta. Il consolidamento funziona se il problema è l’organizzazione dei pagamenti, non se le entrate non bastano più. In quel caso un nuovo prestito rischia di spostare il problema più avanti, aggravandolo. Quando il debito è diventato insostenibile, la legge prevede strumenti diversi: le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, a cui si accede tramite un Organismo di composizione della crisi.