Una rata che salta, un prestito chiesto per coprirne un altro, la cessione del quinto che si somma al mutuo. Per molte famiglie il debito non arriva all’improvviso: si accumula. E quando le entrate non bastano più a far fronte agli impegni presi, la legge italiana non lascia il debitore privato senza strumenti. Si chiama crisi da sovraindebitamento ed è regolata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Vediamo cosa prevede per i privati, cioè per chi si è indebitato per esigenze personali e familiari, e non per un’attività.
- Chi è il “consumatore” per la legge
- Quando si è “sovraindebitati”
- La porta d’ingresso: l’OCC
- La strada per il privato: ristrutturare i debiti
- Cosa succede ai pignoramenti
- Chi non può accedere
- La responsabilità di chi presta
- Se il piano non è possibile: la liquidazione controllata
- Chi non ha nulla da offrire
- E i debiti con il Fisco?
- Cosa resta, anche dopo
- In sintesi
Chi è il “consumatore” per la legge
Il Codice parla di “consumatore”. È la persona fisica che si è indebitata per scopi estranei all’eventuale attività professionale o d’impresa: il mutuo per la casa, il prestito per l’auto, il finanziamento per le spese di famiglia. Chi ha una partita IVA e debiti legati all’attività segue invece altre regole.
Quando si è “sovraindebitati”
La legge distingue due situazioni. La crisi è quella in cui, guardando ai dodici mesi successivi, le entrate previste non basteranno a pagare i debiti. L’insolvenza è quella in cui il debitore già oggi non riesce più a pagare regolarmente. Quando una delle due riguarda un privato, si parla di sovraindebitamento.
La porta d’ingresso: l’OCC
Il percorso non comincia in tribunale. Comincia presso un Organismo di composizione della crisi, l’OCC, che nomina un gestore: un professionista che ricostruisce la situazione del debitore, verifica i documenti e affianca il giudice.
La strada per il privato: ristrutturare i debiti
Per il consumatore la legge prevede una procedura specifica: la ristrutturazione dei debiti del consumatore. Il debitore propone ai creditori un piano che indica tempi e modi per uscire dalla crisi. Il contenuto è libero: il piano può prevedere pagamenti più dilazionati e anche il pagamento solo parziale di alcuni debiti. È il giudice a verificare che sia fattibile e a decidere se omologarlo, cioè approvarlo.
Due aspetti interessano da vicino molte famiglie:
- La cessione del quinto. Anche i debiti da prestiti rimborsati con trattenuta sullo stipendio, sul TFR o sulla pensione possono entrare nel piano ed essere ridotti.
- Il mutuo sulla prima casa. Il piano può prevedere di continuare a pagare regolarmente le rate del mutuo sull’abitazione principale, alle scadenze originarie. La condizione è che il debitore sia in regola con le rate al momento della domanda, oppure che il giudice lo autorizzi a saldare gli arretrati.
Quando i debiti riguardano più componenti della stessa famiglia, la legge consente anche di presentare una procedura unica, detta “familiare”.
Cosa succede ai pignoramenti
Durante la procedura il debitore può chiedere al giudice di sospendere i pignoramenti già in corso e di vietare ai creditori di avviarne di nuovi. È una possibilità, non un effetto automatico: va richiesta, e il giudice valuta se concederla.
Chi non può accedere
La procedura non è aperta a tutti. È esclusa la persona che ha causato il proprio sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode. È escluso anche chi è già stato liberato dai debiti nei cinque anni precedenti o ha già ottenuto questo beneficio due volte.
La responsabilità di chi presta
C’è un aspetto meno noto, ma significativo. La legge chiede a banche e finanziarie di valutare, prima di concedere un prestito, se il cliente sarà davvero in grado di restituirlo: è il cosiddetto merito creditizio. Il creditore che ha contribuito colpevolmente a creare o aggravare l’indebitamento, o che non ha rispettato questi principi, non può opporsi al piano contestandone la convenienza. In più di un caso i tribunali hanno applicato questa regola.
Se il piano non è possibile: la liquidazione controllata
Se un piano sostenibile non è realizzabile, resta la liquidazione controllata: i beni del debitore vengono venduti sotto il controllo del tribunale per pagare i creditori. Al termine della procedura, o comunque dopo tre anni dalla sua apertura, il debitore che non ha causato la propria situazione con colpa grave, malafede o frode ottiene la liberazione dai debiti rimasti. Il termine tecnico è esdebitazione.
Chi non ha nulla da offrire
Per la persona che non ha né beni né reddito da mettere a disposizione dei creditori, la legge prevede l’esdebitazione dell’incapiente: la liberazione dai debiti senza alcun pagamento. È un beneficio eccezionale, che si può ottenere una sola volta nella vita e solo se il debitore viene considerato meritevole.
E i debiti con il Fisco?
Il 21 ottobre 2026 l’Agenzia delle Entrate ha diffuso una circolare con le istruzioni ai propri uffici su queste procedure. Non è una nuova legge, ma un’indicazione su come l’Amministrazione deve comportarsi. Secondo la circolare, la liberazione dai debiti si estende in linea generale anche ai debiti tributari, con l’esclusione delle sanzioni autonome. Per chi non ha nulla da offrire, l’Agenzia chiede ai suoi uffici di valutare la meritevolezza caso per caso, senza automatismi legati alla sola presenza di imposte non pagate.
Cosa resta, anche dopo
L’esdebitazione non è una cancellazione totale. I debiti residui diventano “inesigibili”, cioè non possono più essere richiesti al debitore, ma alcuni restano fuori: per esempio gli obblighi di mantenimento e alimentari e i risarcimenti per fatti illeciti. Inoltre chi ha firmato come garante o coobbligato non viene liberato: i creditori possono ancora rivolgersi a lui. Va ricordato, infine, che si tratta di procedure giudiziarie pubbliche: il piano viene comunicato ai creditori e pubblicato.
In sintesi
Gli strumenti per uscire dal sovraindebitamento esistono e si rivolgono anche ai privati. Ma non sono scorciatoie: richiedono buona fede, documenti completi, una valutazione del giudice e tempi non brevi. Ogni situazione è diversa. Per capire la propria è necessario rivolgersi a un professionista o a un Organismo di composizione della crisi, e diffidare di chi promette di “cancellare tutti i debiti” in poco tempo.
Questo articolo ha finalità di informazione generale e non costituisce consulenza sul caso specifico.