La riabilitazione creditizia è il percorso che riporta chi è stato segnalato come cattivo pagatore ad avere di nuovo accesso al credito. Essere segnalati rende difficile ottenere un nuovo finanziamento. Succede anche dopo aver saldato il debito.
Molte persone pensano che questa condizione duri per sempre. Non è vero. Esistono tempi precisi. Li stabilisce un codice di condotta di settore. Passato quel tempo, i dati negativi vengono cancellati in automatico.
Vale la pena conoscere questi tempi. Chi non li conosce rischia di rivolgersi a soggetti che promettono cancellazioni immediate a pagamento. Per i dati corretti, questo servizio non è mai legale, qualunque cifra venga richiesta.
- Cosa sono i sistemi di informazione creditizia
- I tempi della riabilitazione creditizia
- Cosa fare se i dati sono sbagliati
- Le conseguenze per chi non ha ancora ottenuto la riabilitazione creditizia
- Un problema di educazione finanziaria
- Cosa fare per ottenere la riabilitazione creditizia
- Conclusioni sulla riabilitazione creditizia
Cosa sono i sistemi di informazione creditizia
I Sistemi di Informazioni Creditizie, o SIC, sono archivi privati. Tra i principali ci sono CRIF, Experian e il Consorzio Tutela del Credito (CTC). Raccolgono i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese. Banche e finanziarie condividono questi dati tra loro.
I SIC sono diversi dalla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Quest’ultima è un archivio pubblico. Registra le esposizioni debitorie sopra certe soglie: 250 euro per le sofferenze, 30.000 euro per le altre segnalazioni. Sono diversi anche dalle iscrizioni di pregiudizievoli immobiliari e mobiliari nei registri pubblici, che seguono regole proprie.
Un’idea diffusa, ma sbagliata: i SIC non registrano solo i cattivi pagatori. La maggior parte dei dati riguarda persone che pagano regolarmente. Le banche usano questi archivi per valutare l’affidabilità di chi chiede un nuovo prestito, guardando lo storico dei rapporti già avuti.
I tempi della riabilitazione creditizia
Un Codice regola questa materia: il Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo. Lo ha adottato il Garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 8 del 16 novembre 2004, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 dicembre 2004. Un decreto ministeriale del 14 gennaio 2005 lo ha poi recepito.
Il Codice fissa tempi di conservazione diversi per ogni tipo di dato. Passato quel tempo, la cancellazione scatta da sola. Non serve alcuna richiesta:
- finanziamento in corso di istruttoria: si cancella dopo 6 mesi dalla richiesta;
- finanziamento rifiutato o annullato: si cancella dopo 1 mese;
- finanziamento rimborsato regolarmente: si cancella dopo 36 mesi dall’estinzione;
- ritardo di una o due rate, poi regolarizzato: si cancella dopo 12 mesi dalla regolarizzazione, se nel frattempo i pagamenti restano puntuali;
- ritardo di tre o più rate, poi regolarizzato: si cancella dopo 24 mesi dalla regolarizzazione, alle stesse condizioni;
- finanziamento mai rimborsato o con morosità grave: si cancella dopo 36 mesi dall’estinzione prevista, o dall’ultimo aggiornamento della banca. Alcune fonti di settore indicano un tetto massimo di 5 anni dalla scadenza del rapporto.
Questi tempi vengono da fonti giornalistiche di settore, tutte concordanti tra loro. Prima di usarli in una comunicazione ufficiale, meglio confrontarli con il testo integrale del Codice, disponibile sul sito del Garante.
Un punto fermo: nessuno può cancellare in anticipo un dato negativo corretto. Non conta se paghi o se lo chiedi con insistenza al SIC. Le uniche eccezioni riguardano i dati errati, non aggiornati, frutto di frode o furto d’identità. Fa eccezione anche il dato positivo: qui il consumatore può revocare il consenso e chiedere la cancellazione anche prima. Attenzione però: si perde così uno storico che potrebbe aiutare in futuro a ottenere credito.
Cosa fare se i dati sono sbagliati
Il Codice di condotta prevede una procedura di reclamo per i dati errati. L’interessato può contestarli in due modi: all’intermediario che ha segnalato il dato, oppure direttamente al gestore del sistema. Serve allegare la prova dell’errore: ricevute di pagamento, accordi di saldo e stralcio, comunicazioni di regolarizzazione.
L’intermediario deve rispondere entro 30 giorni. Il termine sale a 45 giorni nei casi più complessi, come previsto dall’art. 12 del Regolamento (UE) 2016/679, il GDPR. Se l’intermediario non risponde in tempo, scatta una tutela importante: il gestore del sistema deve nascondere il dato contestato fino a quando la controversia non si chiude.
Le conseguenze per chi non ha ancora ottenuto la riabilitazione creditizia
Una segnalazione da cattivo pagatore pesa per tutto il periodo di permanenza previsto. Durante questo tempo diventa difficile ottenere nuovi finanziamenti dagli intermediari che consultano quel sistema, anche se nel frattempo hai saldato il debito. In alcuni casi, la segnalazione complica anche l’accesso ad altri servizi che valutano l’affidabilità creditizia.
Bisogna distinguere due situazioni diverse. Una segnalazione corretta segue i tempi di cancellazione automatica appena visti. Una segnalazione errata o non aggiornata dà invece diritto a una rettifica immediata, tramite reclamo. Chi confonde le due situazioni rischia di pagare, inutilmente, servizi che promettono cancellazioni rapide non consentite dalla legge.
Un problema di educazione finanziaria
Pochi conoscono i tempi di permanenza nei sistemi di informazione creditizia. Il risultato è un problema di educazione finanziaria diffuso. Molte persone che hanno già saldato un debito si sentono “bloccate” per sempre. Non è così: la legge prevede tempi precisi e spesso brevi, soprattutto per i ritardi minori, a condizione che i pagamenti successivi restino regolari.
Una maggiore diffusione di queste informazioni avrebbe un doppio effetto. Ridurrebbe l’ansia ingiustificata di chi ha già sanato la propria posizione. Ridurrebbe anche il ricorso a servizi onerosi che promettono cancellazioni impossibili da ottenere per legge.
Cosa fare per ottenere la riabilitazione creditizia
- richiedi una visura al sistema di informazione creditizia interessato (CRIF, Experian, CTC o altri): per i privati è gratuita, e mostra esattamente quali dati sono registrati e da quando;
- calcola la data prevista di cancellazione automatica, in base al tipo di ritardo e alla data di regolarizzazione;
- se un dato è sbagliato, non aggiornato o scorretto, presenta un reclamo formale sia all’intermediario sia al gestore del sistema, con tutta la documentazione a supporto;
- diffida di chi promette cancellazioni immediate di dati corretti a pagamento: non sono mai consentite dalla legge, e la spesa sarebbe inutile;
- mantieni puntuali gli altri pagamenti in corso, mentre aspetti la cancellazione automatica: in molti casi serve a non interrompere il conteggio dei tempi.
Non esistono scorciatoie per accelerare la cancellazione di un dato corretto. Ogni caso va valutato singolarmente, distinguendo sempre tra dati esatti e dati contestabili.
Conclusioni sulla riabilitazione creditizia
La riabilitazione creditizia segue tempi precisi. Li fissa il Codice di deontologia e di buona condotta per i SIC: si va dai 12 mesi per i ritardi più lievi ai 36 mesi per le morosità gravi mai sanate. Conoscere questi tempi è il primo passo per gestire con consapevolezza la propria posizione creditizia. È utile anche saper distinguere questo percorso da quello, diverso, riservato ai dati errati.
Continueremo a seguire e diffondere queste informazioni, nell’ambito del nostro impegno per l’educazione finanziaria dei lettori.