Nullatenente ed eredità: cosa succede in entrambi i casi

Il termine “nullatenente” ricorre spesso in ambito di recupero crediti e successioni, ma genera anche molta confusione: essere nullatenenti evita davvero i debiti? E cosa succede se si eredita da una persona nullatenente, magari con debiti? Oppure se è il nullatenente stesso a ricevere un’eredità?

In questo articolo chiariamo cosa significa essere nullatenenti, come questa condizione si intreccia con l’eredità nei due sensi possibili, e quali strumenti esistono per proteggersi da un’eredità indesiderata.

Cosa significa essere nullatenenti

Essere “nullatenenti” significa non possedere beni aggredibili dai creditori: nessun immobile, nessun conto corrente con saldo positivo, nessun veicolo intestato, nessuno stipendio pignorabile (o un reddito sotto le soglie di impignorabilità). Non è uno status giuridico formale che si dichiara o si registra da qualche parte: è semplicemente una condizione di fatto, che un creditore verifica quando cerca di eseguire un pignoramento e non trova nulla su cui rivalersi.

Un punto importante da chiarire subito: essere nullatenenti non cancella il debito. Il debito resta dovuto e resta esigibile per l’intero periodo di prescrizione (generalmente 10 anni per i debiti ordinari, con termini diversi per specifiche categorie). Significa solo che, al momento del tentativo di recupero, non ci sono beni da pignorare. Se in futuro il debitore acquisisce beni o redditi (ad esempio trova un nuovo lavoro, riceve un’eredità, acquista un immobile), il creditore può tornare a tentare l’esecuzione, sempre nei limiti della prescrizione.

Nullatenente e debiti: cosa può succedere nel frattempo

Un debitore nullatenente non è del tutto al riparo da conseguenze, anche prima che emergano nuovi beni:

  • Il creditore può comunque ottenere un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo, sentenza) e tenerlo pronto per quando emergessero beni aggredibili.
  • Fermo amministrativo sui veicoli e altre misure cautelari restano possibili, a prescindere dalla capienza patrimoniale attuale.
  • Segnalazioni nelle banche dati dei cattivi pagatori (CRIF e simili) possono comunque avvenire, con conseguenze sull’accesso futuro al credito.
  • Per i debiti fiscali, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può iscrivere ipoteca su eventuali immobili che il debitore dovesse acquisire in futuro (sopra una certa soglia di debito).

Caso 1: si eredita da una persona con debiti (anche nullatenente)

Quando una persona muore, i suoi eredi non ereditano solo i beni, ma anche i debiti del defunto, nei limiti che dipendono dal tipo di accettazione. Questo vale anche se il defunto era, in vita, nullatenente: se aveva debiti, questi debiti “rivivono” nel momento in cui emergono beni nell’asse ereditario, o coinvolgono comunque gli eredi secondo le regole dell’accettazione.

Le tre opzioni per gli eredi

Chi è chiamato a un’eredità (anche di una persona con pochi beni ma con debiti) ha sostanzialmente tre strade:

  1. Accettazione pura e semplice: l’erede subentra in tutti i beni e in tutti i debiti del defunto, senza limiti. Se i debiti superano i beni ereditati, l’erede risponde anche con il proprio patrimonio personale. È la modalità più rischiosa se non si conosce con certezza la situazione patrimoniale del defunto.
  2. Accettazione con beneficio d’inventario: l’erede accetta l’eredità, ma la sua responsabilità per i debiti è limitata al valore dei beni effettivamente ereditati. Se i debiti superano l’attivo, l’erede non risponde con il proprio patrimonio personale. Questa forma di accettazione richiede una procedura formale (dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale, seguita dalla redazione di un inventario) ed è particolarmente consigliata quando non si è certi della situazione debitoria del defunto.
  3. Rinuncia all’eredità: l’erede rifiuta formalmente l’eredità, non acquisendo né beni né debiti. È la scelta più prudente quando si sa (o si sospetta fondatamente) che i debiti superano nettamente l’attivo, o quando semplicemente non si vuole avere alcun coinvolgimento nella successione.

Perché conviene informarsi prima di accettare

Nel caso di un parente che potrebbe essere stato nullatenente o indebitato, è fondamentale verificare la situazione patrimoniale prima di accettare l’eredità in modo puro e semplice. Alcuni strumenti utili:

  • Richiedere una visura ipocatastale per verificare eventuali immobili intestati al defunto.
  • Consultare la Centrale Rischi e altri archivi (dove possibile) per farsi un’idea di eventuali esposizioni debitorie.
  • Verificare l’esistenza di cartelle esattoriali o procedure esecutive pendenti.
  • Farsi assistere da un notaio o un avvocato per una valutazione complessiva prima di procedere con l’accettazione.

I tempi per decidere

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione (cioè dalla data del decesso). Non c’è quindi un obbligo di decidere immediatamente, ma è comunque consigliabile non lasciare la situazione in sospeso troppo a lungo, soprattutto se ci sono creditori attivi o beni che richiedono gestione (ad esempio un immobile che continua a generare costi come IMU o spese condominiali, dovuti anche durante il periodo in cui nessuno ha ancora accettato).

È bene sapere che, se non si compiono atti che implicano un’accettazione tacita (ad esempio vendere beni ereditari, pagare debiti del defunto con fondi propri, comportarsi da proprietario dei beni), la semplice inerzia non equivale automaticamente ad accettazione, ma nemmeno protegge del tutto: un creditore del defunto potrebbe, in alcuni casi, chiedere al giudice di fissare un termine entro cui l’erede deve decidere (la cosiddetta “actio interrogatoria”).

Caso 2: un nullatenente eredita qualcosa

C’è anche il caso opposto, altrettanto frequente: una persona che ha debiti e non possiede beni aggredibili (quindi nullatenente) riceve a sua volta un’eredità, magari da un genitore o un parente. In questa situazione, i beni ereditati diventano a tutti gli effetti patrimonio del debitore-erede e possono essere aggrediti dai suoi creditori, esattamente come qualsiasi altro bene.

Un esempio concreto: Marco ha un debito di 8.000 euro verso una banca, risalente a 4 anni fa. Da tempo è nullatenente: non ha immobili, il suo stipendio è troppo basso per essere pignorato, e la banca non è più riuscita a recuperare nulla. Quando il padre di Marco muore, lasciandogli in eredità un appartamento, la situazione cambia: se Marco accetta l’eredità, quell’appartamento entra nel suo patrimonio e la banca può chiederne il pignoramento, dato che il debito non è ancora prescritto.

In pratica:

  • Se il nullatenente accetta l’eredità (anche solo tacitamente, ad esempio iniziando a comportarsi da proprietario dei beni), quei beni entrano nel suo patrimonio e i suoi creditori possono chiederne il pignoramento, anche a distanza di anni dal debito originario, purché non sia intervenuta la prescrizione.
  • Un immobile ereditato può essere ipotecato dai creditori (ad esempio dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, se il debito supera le soglie previste) o pignorato da un creditore privato munito di titolo esecutivo.
  • Anche somme di denaro, quote di conti correnti cointestati ereditati, o altri beni mobili possono essere pignorati una volta entrati nella disponibilità del debitore.
  • I creditori possono venire a conoscenza dell’eredità attraverso la trascrizione della dichiarazione di successione (atto pubblico, consultabile) o tramite normali attività di monitoraggio del patrimonio del debitore.

Cosa può fare chi si trova in questa situazione

Chi è un debitore nullatenente e sta per ricevere un’eredità ha comunque delle possibilità da valutare, sempre con l’assistenza di un professionista:

  • Accettare con beneficio d’inventario, che pur non impedendo ai propri creditori di aggredire i beni ereditati (la responsabilità limitata riguarda i debiti del defunto, non i propri debiti personali), consente comunque una gestione più separata e trasparente del patrimonio ereditato.
  • Rinunciare all’eredità, se si preferisce evitare che i beni ereditati vengano aggrediti dai propri creditori personali. Va però considerato che, in alcuni casi, una rinuncia fatta proprio per sottrarre beni ai creditori può essere oggetto di azione revocatoria da parte di questi ultimi, se ne ricorrono i presupposti (in particolare quando la rinuncia arreca pregiudizio ai creditori e questi agiscono entro i termini di legge).
  • Valutare accordi con i propri creditori prima o subito dopo l’ingresso dei nuovi beni nel patrimonio, per gestire la situazione in modo concordato invece di subire un pignoramento.

In sintesi: l’eredità può rappresentare, per chi è nullatenente, il momento in cui debiti fino a quel punto “dormienti” tornano concretamente esigibili, perché finalmente esiste un patrimonio su cui i creditori possono rivalersi.

Domande frequenti

Un nullatenente può ereditare? Sì, la condizione di nullatenenza non impedisce in alcun modo di essere chiamati a un’eredità né di accettarla. Va però valutato con attenzione se e come accettare, perché i beni ereditati diventano aggredibili dai propri creditori.

I debiti del defunto passano sempre agli eredi? No, non automaticamente e non in ogni caso: dipende dal tipo di accettazione. Con l’accettazione con beneficio d’inventario, o con la rinuncia, l’erede può evitare di rispondere dei debiti del defunto con il proprio patrimonio personale.

Conviene sempre accettare con beneficio d’inventario se non si conosce la situazione del defunto? Nella maggior parte dei casi sì, specialmente quando non si ha certezza sulla presenza di debiti: è lo strumento pensato proprio per proteggere l’erede da eredità potenzialmente più passive che attive.

Conclusione

Essere nullatenenti non elimina i debiti, ma ne rende temporaneamente impossibile il recupero forzato: una condizione che può cambiare nel tempo, anche a distanza di anni. Che si tratti di ereditare da una persona che potrebbe aver lasciato più debiti che beni, o di essere un nullatenente che sta per ricevere un’eredità, la prudenza — verificare la situazione patrimoniale e valutare con attenzione l’accettazione con beneficio d’inventario o la rinuncia — è quasi sempre la scelta più saggia.

Questo articolo ha finalità informativa e divulgativa e non costituisce consulenza legale. 

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Avv. Cacciola Francesco

Master in diritto bancario 2010 - 2013 Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi. Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi 2006 - 2010 Master "soluzioni delle crisi aziendali" 2014 Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi. Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi Laurea magistrale in giurisprudenza presso Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'​

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