Hai debiti che non riesci più a pagare, ma non possiedi beni da liquidare e il tuo reddito è sufficiente appena per le necessità quotidiane?
In alcuni casi il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza permette alla persona fisica meritevole di ottenere l’esdebitazione dell’incapiente.
Si tratta di una misura particolarmente importante per chi si trova in una condizione economica senza concrete prospettive di risanamento. Non è, però, una cancellazione automatica dei debiti e non basta dichiararsi nullatenenti per potervi accedere.
Il tribunale deve verificare attentamente la situazione patrimoniale, reddituale e familiare del debitore, le cause dell’indebitamento e il comportamento tenuto prima e durante la procedura.
Vediamo quali sono i requisiti, come funziona e quali limiti bisogna conoscere.
- Che cos’è l’esdebitazione dell’incapiente?
- Chi può accedere all’esdebitazione dell’incapiente?
- Il debitore deve essere una persona fisica
- Deve esistere una situazione di sovraindebitamento
- Cosa significa essere “incapiente”?
- Il requisito della meritevolezza
- Quali debiti possono rientrare?
- Quali debiti restano esclusi?
- Come si presenta la domanda?
- Cosa succede dopo il decreto di esdebitazione?
- Cosa accade se la situazione economica migliora?
- Quante volte si può chiedere?
- Esdebitazione dell’incapiente o liquidazione controllata?
- Un esempio pratico
- Gli errori da evitare
- L’esdebitazione non è automatica
- Conclusioni
Che cos’è l’esdebitazione dell’incapiente?
L’esdebitazione dell’incapiente è disciplinata dall’articolo 283 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Consente al debitore persona fisica meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità diretta o indiretta, neppure in prospettiva futura, di ottenere un provvedimento che rende inesigibili nei suoi confronti i debiti anteriori alla domanda.
A differenza di altre procedure di sovraindebitamento, non è necessario proporre ai creditori un piano di pagamento quando non esistono risorse concretamente utilizzabili.
Questa procedura ha una funzione precisa: permettere a chi si trova in una condizione economica realmente compromessa di ripartire, evitando che debiti impossibili da soddisfare lo accompagnino indefinitamente.
Proprio perché può essere concessa anche senza un pagamento immediato ai creditori, l’esdebitazione dell’incapiente è considerata una misura eccezionale e richiede controlli particolarmente rigorosi.
Chi può accedere all’esdebitazione dell’incapiente?
Per accedere alla procedura devono essere presenti contemporaneamente alcuni requisiti.
Il debitore deve essere una persona fisica
L’esdebitazione dell’incapiente è riservata alle persone fisiche.
Può quindi riguardare, in presenza degli altri presupposti:
- consumatori;
- lavoratori dipendenti;
- pensionati;
- professionisti;
- imprenditori individuali;
- ex imprenditori.
La procedura concretamente utilizzabile deve comunque essere individuata analizzando l’origine dei debiti e la condizione del debitore.
Deve esistere una situazione di sovraindebitamento
Il debitore deve trovarsi in uno stato di crisi o insolvenza che non gli consenta di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
Non è sufficiente avere molte rate o attraversare un mese economicamente difficile. Occorre una situazione strutturale, nella quale il reddito e il patrimonio non permettano di sostenere i debiti senza compromettere le esigenze fondamentali della persona e della sua famiglia.
Per esempio, può trovarsi in questa condizione chi ha perso il lavoro, ha subito una forte riduzione del reddito o deve sostenere spese familiari indispensabili incompatibili con il pagamento delle rate.
Cosa significa essere “incapiente”?
Essere incapiente non significa semplicemente non avere una casa intestata o non possedere denaro sul conto corrente.
Il tribunale deve verificare che il debitore non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità:
- diretta;
- indiretta;
- attuale;
- ragionevolmente prevedibile in futuro.
Vengono quindi analizzati il reddito, il patrimonio, i crediti eventualmente vantati verso terzi, la situazione lavorativa, le spese necessarie, la composizione del nucleo familiare e le realistiche prospettive economiche.
Una persona può non possedere immobili, ma avere uno stipendio dal quale ricavare ogni mese una somma da destinare ai creditori. In questo caso potrebbe non essere considerata incapiente e potrebbe risultare più adatta un’altra procedura.
Al contrario, anche chi percepisce uno stipendio o una pensione può essere incapiente se il reddito è interamente assorbito dalle spese necessarie al mantenimento proprio e della famiglia.
Il Codice prevede che, per determinare le utilità disponibili, siano sottratte le spese indispensabili per produrre il reddito e per il mantenimento del debitore e dei familiari. Il calcolo tiene conto dell’assegno sociale e del parametro della scala di equivalenza ISEE applicabile al nucleo familiare.
Non si tratta, quindi, di un importo uguale per tutti.
Il requisito della meritevolezza
L’incapienza economica non basta. Il debitore deve anche essere considerato meritevole.
Il giudice deve verificare che l’indebitamento non sia stato provocato con dolo o colpa grave e che non siano stati compiuti atti in frode ai creditori.
Possono assumere rilievo, per esempio:
- l’assunzione di finanziamenti manifestamente incompatibili con il reddito;
- la produzione di documenti falsi per ottenere credito;
- la sottrazione o l’occultamento di beni;
- il trasferimento fittizio del patrimonio a familiari o terzi;
- l’omessa indicazione di redditi, conti correnti o altre risorse;
- la creazione intenzionale di nuovi debiti sapendo di non poterli pagare;
- la mancata collaborazione con l’Organismo di composizione della crisi.
Questo non significa che ogni errore finanziario impedisca l’accesso alla procedura.
Il tribunale deve distinguere tra una situazione causata da eventi non prevedibili o da valutazioni non particolarmente prudenti e una condotta caratterizzata da frode, malafede o colpa grave.
Per questo è necessario ricostruire con precisione come sono nati i debiti: perdita del lavoro, separazione, malattia, riduzione del fatturato, fallimento di un’attività, spese familiari impreviste oppure ricorso progressivo a nuovi finanziamenti per pagare quelli precedenti.
Quali debiti possono rientrare?
In linea generale possono essere coinvolti diversi tipi di debito, tra cui:
- prestiti personali;
- carte revolving;
- finanziamenti;
- cessione del quinto;
- scoperti di conto corrente;
- debiti verso società di recupero crediti;
- debiti derivanti da garanzie o fideiussioni;
- debiti fiscali e contributivi;
- cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione;
- debiti condominiali o verso fornitori.
Ogni posizione deve però essere esaminata individualmente. La presenza di cartelle esattoriali o di debiti con il Fisco non impedisce, da sola, l’accesso all’esdebitazione.
Bisogna ricostruire la natura del credito, distinguendo imposte, contributi, interessi, sanzioni tributarie e sanzioni amministrative autonome.
Quali debiti restano esclusi?
L’esdebitazione non produce effetti su tutte le obbligazioni indistintamente.
Restano ferme le esclusioni previste dall’articolo 278 del Codice della crisi. Non sono liberabili, in particolare:
- gli obblighi alimentari e di mantenimento;
- i debiti derivanti dal risarcimento di danni per fatto illecito extracontrattuale;
- le sanzioni penali pecuniarie;
- le sanzioni amministrative pecuniarie che non siano accessorie a debiti estinti.
Una multa stradale autonoma, per esempio, deve essere valutata diversamente rispetto a una sanzione tributaria collegata a un’imposta.
L’esdebitazione, inoltre, non libera automaticamente eventuali coobbligati, fideiussori o garanti. Il creditore può conservare i propri diritti nei confronti degli altri soggetti obbligati.
Come si presenta la domanda?
La procedura richiede l’intervento di un Organismo di composizione della crisi, comunemente indicato come OCC.
Il debitore deve fornire una rappresentazione completa e trasparente della propria situazione. Generalmente vengono analizzati:
- l’elenco di tutti i creditori;
- gli importi dovuti;
- le cartelle esattoriali;
- i contratti di finanziamento;
- gli atti ricevuti dal recupero crediti;
- gli eventuali decreti ingiuntivi o pignoramenti;
- i redditi percepiti;
- le dichiarazioni fiscali;
- i conti correnti;
- i beni mobili e immobili;
- le spese necessarie della famiglia;
- gli atti di disposizione compiuti negli ultimi anni;
- le cause che hanno determinato il sovraindebitamento.
L’OCC redige una relazione nella quale ricostruisce la situazione economica, le cause dell’indebitamento, la condotta del debitore e le ragioni per cui non risulta possibile offrire utilità ai creditori.
Il tribunale esamina la documentazione e valuta se ricorrono l’incapienza e la meritevolezza.
Non è quindi sufficiente presentare una semplice dichiarazione nella quale si afferma di non avere nulla.
Cosa succede dopo il decreto di esdebitazione?
Se la domanda viene accolta, i debiti anteriori diventano inesigibili nei confronti del debitore.
Questo significa che i creditori coinvolti non possono continuare a pretenderne il pagamento dal soggetto esdebitato, nei limiti stabiliti dal provvedimento.
Il decreto non deve però essere confuso con una cancellazione materiale di ogni informazione o documento relativo ai debiti.
Devono essere valutate separatamente, per esempio, le conseguenze sulle banche dati creditizie, sulle segnalazioni e sulle eventuali posizioni dei garanti.
Inoltre, la semplice presentazione della domanda non determina automaticamente la sospensione di qualsiasi azione esecutiva. Gli effetti sulle procedure in corso dipendono dai provvedimenti adottati dal giudice e dalla situazione concreta.
Cosa accade se la situazione economica migliora?
L’esdebitazione dell’incapiente è accompagnata da un obbligo importante.
Per i tre anni successivi al decreto, il debitore deve pagare i creditori se sopravvengono utilità rilevanti che permettano il loro soddisfacimento complessivo in misura non inferiore al 10%.
Potrebbero assumere rilievo, a seconda del caso:
- un’eredità;
- una vincita;
- un risarcimento;
- un credito incassato;
- l’acquisizione di nuovi beni;
- un significativo miglioramento economico.
I finanziamenti ottenuti dal debitore non sono considerati utilità sopravvenute. Non avrebbe senso, infatti, costringerlo a contrarre un nuovo debito per pagare quelli precedenti.
Durante il periodo previsto dalla legge, il debitore deve presentare le dichiarazioni richieste sulla propria situazione economica. L’omissione di queste informazioni o la mancata comunicazione di utilità rilevanti può avere conseguenze sul beneficio ottenuto.
Quante volte si può chiedere?
L’esdebitazione del sovraindebitato incapiente può essere concessa una sola volta.
Questa limitazione conferma il carattere eccezionale della misura. Non si tratta di uno strumento utilizzabile periodicamente ogni volta che si accumulano nuovi debiti.
Prima di presentare la domanda è quindi indispensabile verificare che la situazione sia stata ricostruita integralmente e che siano state considerate tutte le posizioni debitorie.
Esdebitazione dell’incapiente o liquidazione controllata?
Le due procedure non devono essere confuse.
L’esdebitazione dell’incapiente può essere valutata quando il debitore non ha beni, redditi disponibili o altre utilità da offrire ai creditori.
La liquidazione controllata, invece, può essere più adatta quando esiste un patrimonio liquidabile o una parte del reddito che può essere destinata al pagamento dei debiti.
Per esempio, se una persona possiede un immobile, un veicolo di valore o dispone ogni mese di un’eccedenza rispetto alle spese essenziali, potrebbe non essere considerata incapiente. Ciò non significa che non possa accedere a una procedura di sovraindebitamento, ma che deve essere individuato uno strumento diverso.
La scelta non può dipendere esclusivamente dal desiderio di conservare determinati beni. Deve derivare dall’esame oggettivo della situazione economica.
Un esempio pratico
Immaginiamo una persona che abbia accumulato 70.000 euro di debiti tra prestiti, carte revolving e cartelle esattoriali.
Dopo la perdita del lavoro, trova un’occupazione con un reddito ridotto. Non possiede immobili, non ha risparmi e deve sostenere le spese essenziali per sé e per due figli.
Se il reddito è interamente assorbito dal mantenimento del nucleo familiare e non esistono realistiche prospettive di generare risorse da offrire ai creditori, può essere valutata l’esdebitazione dell’incapiente.
Il risultato, però, dipenderà anche da come sono stati contratti i debiti, dalla correttezza delle informazioni fornite e dall’assenza di atti in frode.
Se, invece, dall’analisi emerge una somma mensile disponibile o la presenza di un bene liquidabile, potrebbe essere necessario prendere in considerazione un piano di ristrutturazione o la liquidazione controllata.
Gli errori da evitare
Uno degli errori più comuni è pensare che essere nullatenenti dia automaticamente diritto alla cancellazione dei debiti.
Altri comportamenti che possono compromettere la procedura sono:
- omettere un conto corrente;
- non dichiarare un’eredità;
- trasferire beni prima della domanda;
- nascondere un secondo reddito;
- presentare un elenco incompleto dei creditori;
- continuare a creare nuovi debiti senza necessità;
- sottovalutare le somme che potrebbero essere destinate ai creditori;
- non rispettare gli obblighi informativi successivi al decreto.
La trasparenza non è un aspetto formale. È uno degli elementi centrali per ottenere e conservare il beneficio.
L’esdebitazione non è automatica
Avere molti debiti, non possedere una casa o percepire un reddito basso non permette di concludere automaticamente che esistano i requisiti.
Prima di avviare la procedura bisogna verificare:
- l’ammontare complessivo dei debiti;
- la loro origine;
- la presenza di crediti esclusi;
- il reddito effettivamente disponibile;
- le spese necessarie del nucleo familiare;
- il patrimonio presente e passato;
- le prospettive economiche future;
- il comportamento tenuto nell’assunzione dei debiti.
Solo dopo questa analisi è possibile capire se l’esdebitazione dell’incapiente sia realmente percorribile o se esista una procedura più adatta.
Conclusioni
L’esdebitazione dell’incapiente può offrire una possibilità concreta di ripartenza alla persona che non dispone di beni o redditi utilizzabili per soddisfare i creditori.
Non è però una cancellazione automatica e non è sufficiente risultare formalmente nullatenenti.
Occorrono una reale incapacità economica, l’assenza di utilità anche prospettiche, un comportamento meritevole e la massima trasparenza nella ricostruzione della situazione debitoria.
Ogni caso è differente. Se hai debiti che non riesci più a pagare e ritieni di non avere risorse da offrire ai creditori, contattaci per una consulenza gratuita. Analizzeremo la tua situazione per verificare quali strumenti previsti dal Codice della crisi possono essere valutati nel tuo caso.