Il ricorso d’urgenza per la cancellazione della segnalazione è la domanda cautelare proposta ai sensi dell’art. 700 c.p.c. per ottenere dal giudice civile l’ordine immediato di eliminare un’iscrizione illegittima presso la Centrale dei Rischi della Banca d’Italia o un sistema di informazioni creditizie privato, quando il pregiudizio non tollera i tempi del giudizio ordinario.
- In breve
- Presupposti necessari per ottenere la cancellazione in via cautelare
- Fumus boni iuris
- Periculum in mora
- Quando è possibile richiederlo
- Se manca il preavviso: contesta il vizio procedurale prima del merito
- Se il debito non esiste o è già stato pagato: chiedi la rettifica del dato
- Se l’istruttoria è carente: dimostra la capacità di far fronte all’esposizione
- È possibile cancellare una segnalazione CRIF?
- Centrale dei Rischi e SIC privati: due regimi da non confondere
- Quando la classificazione a sofferenza è legittima
- Fase stragiudiziale preventiva
- Se l’intermediario non risponde: documenta l’inerzia e passa alla fase giudiziale
- Come si presenta il ricorso d’urgenza per la cancellazione della segnalazione
- Ricorso ex art. 700 per cancellazione CRIF: fac simile e limiti dei modelli
- Quali sono i tempi per presentare un ricorso d’urgenza?
- Quanto costa cancellare una segnalazione CRIF tramite avvocato?
- Prova del pregiudizio, casi limite ed errori che portano al rigetto
- Effetti della cancellazione sull’accesso al credito
- Quanto tempo ci vuole per cancellare la segnalazione al CRIF?
- Quanto tempo si rimane nella lista dei cattivi pagatori?
- È possibile ottenere un prestito con una segnalazione al CRIF?
- Come tornare ad essere finanziabile?
- Come ripulirsi da tutti i debiti?
- Domande frequenti
- Quali sono i presupposti per un ricorso d’urgenza?
- Quali sono i tempi per presentare un ricorso d’urgenza?
- Quanto tempo ci vuole per cancellare la segnalazione al CRIF?
- È possibile cancellare una segnalazione CRIF?
- Quanto costa cancellare una segnalazione CRIF tramite avvocato?
- È possibile ottenere un prestito con una segnalazione al CRIF?
- Quanto tempo si rimane nella lista dei cattivi pagatori?
- Come tornare ad essere finanziabile?
In breve
- Cosa è: una misura cautelare atipica che anticipa l’effetto della sentenza, ordinando all’intermediario di rimuovere l’iscrizione negativa.
- Quando serve: quando l’iscrizione è avvenuta senza preavviso, su un debito inesistente o già estinto, oppure senza una valutazione della complessiva situazione patrimoniale del debitore.
- Quando non serve: quando l’esposizione è realmente deteriorata e la classificazione rispetta i presupposti normativi; in questo caso la via è la definizione del debito, non la tutela cautelare.
- Cosa va provato: due elementi congiunti, la probabile fondatezza del diritto (fumus boni iuris) e il pregiudizio grave e irreparabile (periculum in mora), quest’ultimo con prove specifiche e non presunte.
- Come verificare: con l’accesso ai dati presso Banca d’Italia per la Centrale dei Rischi e presso il gestore del SIC per le banche dati private, confrontando importi, date e classificazione.
- Cosa precede il tribunale: un reclamo formale all’intermediario, con richiesta di rettifica o eliminazione della posizione e fissazione di un termine di riscontro.
Presupposti necessari per ottenere la cancellazione in via cautelare

L’accoglimento della domanda cautelare dipende dalla presenza simultanea di due requisiti: la probabile fondatezza del diritto azionato e l’urgenza qualificata del pregiudizio. L’assenza di uno solo dei due determina il rigetto, anche quando l’altro risulta pienamente dimostrato.
Il procedimento previsto dall’art. 700 c.p.c. ha natura residuale: interviene quando nessuna misura cautelare tipica è idonea a neutralizzare il danno che maturerebbe nel tempo necessario alla decisione di merito. L’iscrizione negativa in una banca dati creditizia rientra in questa categoria perché produce effetti immediati e propagati sull’intero sistema bancario, incidendo sulla valutazione del merito creditizio presso tutti gli intermediari partecipanti.
La verifica giudiziale procede per gradi. Il giudice può esaminare per primo il requisito dell’urgenza e arrestare l’istruttoria in caso di esito negativo, senza pronunciarsi sulla legittimità sostanziale dell’iscrizione. Questa sequenza spiega perché una posizione anche palesemente irregolare possa ricevere un provvedimento di rigetto: la decisione riguarda la misura richiesta, non il merito del rapporto, che resta impregiudicato e proponibile nel giudizio ordinario.
La misura, una volta concessa, ha contenuto di ordine: impone al soggetto tenuto alla comunicazione dei dati di trasmettere la rettifica alla banca dati, con effetto sulle rilevazioni successive. Il destinatario dell’ordine è l’ente titolare del credito, anche quando la gestione operativa del rapporto è affidata a un mandatario.
Fumus boni iuris
Il primo requisito consiste nella dimostrazione, a livello di probabilità e non di certezza, che l’iscrizione è avvenuta fuori dai presupposti di legge. Rientrano in questa area l’omissione della comunicazione preventiva, l’errore sull’importo o sull’esistenza del debito e la carenza di istruttoria sulla situazione patrimoniale complessiva. La prova è documentale e si costruisce confrontando la classificazione attribuita con gli elementi oggettivi disponibili al momento della trasmissione del dato: capacità di produzione del reddito, liquidità, esistenza di altre esposizioni, procedure esecutive in corso.
Periculum in mora
Il secondo requisito riguarda il pregiudizio grave, imminente e irreparabile che maturerebbe nell’attesa della decisione ordinaria. La giurisprudenza di merito esclude che il danno sia in re ipsa: non basta allegare l’iscrizione per ottenere la misura. Occorrono elementi fattuali specifici, come una richiesta di finanziamento respinta, la revoca di un affidamento, l’interruzione di una linea di liquidità o la perdita di una fornitura subordinata alla valutazione creditizia. Le deduzioni generiche sulla reputazione economica, prive di riscontro documentale, conducono al rigetto.
Quando è possibile richiederlo
La domanda cautelare è proponibile quando l’iscrizione presenta un vizio riconducibile a una di tre categorie: difetto procedurale, errore sul dato, difetto di valutazione. Ogni categoria ha una prova tipica e un esito differente, e la scelta del ramo argomentativo determina la documentazione da allegare.
Il difetto procedurale riguarda l’omissione della comunicazione che deve precedere la prima iscrizione a sofferenza, prevista dall’art. 125, comma 3, del TUB e dal Codice di condotta per i sistemi di informazioni creditizie. L’errore sul dato riguarda importi, date o riferimenti contrattuali non corrispondenti al rapporto. Il difetto di valutazione riguarda l’attribuzione della classificazione peggiorativa sulla base del solo ritardo, senza l’esame della situazione finanziaria complessiva.
Se manca il preavviso: contesta il vizio procedurale prima del merito
Quando la comunicazione preventiva non risulta inviata o non risulta ricevuta, l’illegittimità si fonda su un fatto negativo di semplice allegazione, che sposta sull’intermediario l’onere di documentare l’adempimento. In questa ipotesi il ricorso concentra la prova sulla cronologia: data della prima rilevazione negativa, data dell’eventuale comunicazione, canale utilizzato.
Se il debito non esiste o è già stato pagato: chiedi la rettifica del dato
Quando la posizione è stata estinta, contestata con esito favorevole o riferita a un soggetto diverso, il vizio non riguarda la valutazione ma il contenuto del dato. Le quietanze, i bonifici e la corrispondenza di chiusura del rapporto costituiscono prova diretta. La stessa via vale per gli importi sbagliati, che alterano la soglia di rilevanza e la classificazione.
Se l’istruttoria è carente: dimostra la capacità di far fronte all’esposizione
Quando l’intermediario ha classificato la posizione senza esaminare la complessiva situazione patrimoniale, la difesa si costruisce con bilanci, flussi di cassa, estratti conto e documentazione sulle altre esposizioni. L’obiettivo è mostrare l’assenza della grave e non transitoria difficoltà economica che la classificazione presuppone.
È possibile cancellare una segnalazione CRIF?
L’eliminazione anticipata è possibile soltanto quando l’iscrizione è illegittima o il dato è inesatto. Un’iscrizione corretta, riferita a un inadempimento realmente verificatosi, resta consultabile per il periodo di conservazione stabilito dal Codice di condotta e non è rimovibile su richiesta, né in via stragiudiziale né in via cautelare.
Centrale dei Rischi e SIC privati: due regimi da non confondere
L’individuazione della banca dati coinvolta precede ogni valutazione sulla cancellazione, perché cambiano l’ente gestore, la fonte regolamentare, le soglie di censimento e i presupposti dell’iscrizione. Un ricorso costruito sul regime sbagliato espone al rigetto per difetto di fondatezza apparente.
La Centrale dei Rischi è un sistema informativo pubblico gestito dalla Banca d’Italia e disciplinato dalla Circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991, più volte aggiornata, alla quale si affiancano la delibera del CICR del 29 marzo 1994 e gli artt. 53, comma 1, lett. b), 67, comma 1, lett. b), e 107, comma 2, del d.lgs. 385/1993. Raccoglie i dati che banche e intermediari vigilati trasmettono periodicamente sulle posizioni della clientela e alimenta la valutazione del merito di credito e la gestione del rischio a livello di sistema.
I sistemi di informazioni creditizie privati, tra cui CRIF con la banca dati EURISC, Experian e CTC, sono alimentati su base volontaria dagli intermediari aderenti e sono regolati dal Codice di condotta approvato dal Garante per la protezione dei dati personali con provvedimento n. 163 del 12 settembre 2019. In assenza di soglie minime di importo, vi confluiscono prestiti al consumo, dilazioni e carte revolving, ed è questa la ragione per cui la maggior parte delle controversie dei privati riguarda i SIC.
| Elemento | Centrale dei Rischi | SIC privati |
|---|---|---|
| Natura del sistema | Pubblico, gestito dalla Banca d’Italia | Privato, gestito da società specializzate |
| Fonte di disciplina | Circolare n. 139/1991 e delibera CICR 29 marzo 1994 | Codice di condotta approvato con provvedimento n. 163/2019 |
| Partecipazione | Obbligatoria per gli intermediari vigilati | Volontaria, limitata agli aderenti |
| Soglia di censimento ordinaria | 30.000 euro di esposizione verso il singolo intermediario | Nessuna soglia minima di importo |
| Soglia per le posizioni a sofferenza | 250 euro | Non prevista |
| Rapporti tipicamente censiti | Affidamenti, garanzie, esposizioni rilevanti | Prestiti al consumo, dilazioni, carte revolving |
La coesistenza dei due regimi produce un effetto pratico ricorrente: la stessa posizione può risultare iscritta in entrambe le banche dati, e la domanda cautelare deve indicare distintamente ogni registrazione di cui si chiede l’eliminazione, con il relativo gestore.
Quando la classificazione a sofferenza è legittima
La classificazione a sofferenza esprime una valutazione qualificata sulla solvibilità complessiva del debitore, non la registrazione automatica di una rata non pagata. Questo principio delimita il perimetro entro cui l’iscrizione resiste alla contestazione giudiziale.
- Sofferenza
- Esposizione verso un cliente che versa in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, secondo la definizione della Circolare n. 139/1991.
- Grave e non transitoria difficoltà economica
- Situazione patrimoniale deficitaria equiparabile, pur senza coincidere, allo stato di insolvenza, valutata sull’insieme dei rapporti del debitore.
- Ragionevole opinione di irrecuperabilità
- Giudizio oggettivo, sostenuto da elementi concreti, sull’impossibilità di soddisfare il credito in tempi congrui, distinto sia dall’esistenza del credito sia dall’insolvenza conclamata.
La Corte di Cassazione ha fissato l’orientamento con la sentenza n. 21428/2007, costantemente ribadita: l’iscrizione non può fondarsi sul mero ritardo o sul singolo inadempimento e presuppone l’esame della complessiva situazione patrimoniale e finanziaria del cliente. Il volontario inadempimento, quando il debitore dispone dei mezzi per far fronte all’esposizione, non integra il presupposto.
Gli elementi che compongono la valutazione sono stati elencati dalla giurisprudenza di merito in termini operativi: capacità di produzione del reddito, sussistenza di liquidità, esistenza di debiti verso altri istituti, presenza di ulteriori iscrizioni nella Centrale dei Rischi, contenziosi esecutivi in corso e, in sintesi, squilibrio tra i mezzi a disposizione del debitore e la consistenza debitoria da coprire. L’omissione di questa analisi costituisce il vizio più frequentemente accertato nei procedimenti cautelari.
Sul piano soggettivo, l’obbligo di trasmissione grava sull’ente titolare del credito anche quando la gestione concreta del rapporto è affidata a un altro intermediario in qualità di mandatario. L’individuazione corretta del soggetto passivo della domanda evita ordini ineseguibili e conserva efficacia al provvedimento.
Un ulteriore profilo riguarda l’esposizione da segnalare: emersa la posizione in sofferenza alla data di rilevazione, l’obbligo riguarda l’intera esposizione verso quel cliente e non la sola quota scaduta. La contestazione può quindi investire non solo l’an della classificazione, ma anche il perimetro degli importi comunicati.
Fase stragiudiziale preventiva
Prima di adire il tribunale è opportuno indirizzare all’intermediario un reclamo formale con richiesta di eliminazione o rettifica della posizione. Questa fase produce due effetti: può risolvere il caso senza contenzioso e, in caso di esito negativo, consolida la prova documentale destinata al procedimento cautelare.
Il reclamo ha contenuto tecnico e non narrativo. Identifica il rapporto con gli estremi contrattuali, indica la banca dati coinvolta e la registrazione contestata, espone il vizio dedotto e allega i documenti che lo sostengono. La richiesta è formulata in termini puntuali: eliminazione della registrazione, rettifica dell’importo o modifica della classificazione, con indicazione del termine entro cui è atteso il riscontro.
La fase preventiva consente anche di ricostruire il dato effettivamente trasmesso. L’accesso alle informazioni presso il gestore della banca dati restituisce la fotografia delle rilevazioni, delle date e degli importi, elemento indispensabile per verificare se la contestazione riguarda la classificazione, il perimetro dell’esposizione o l’esistenza stessa del rapporto.
Il riscontro dell’intermediario assume valore probatorio nel successivo procedimento. Una risposta che riconosce l’errore ma non procede alla rettifica rafforza la fondatezza apparente del diritto; una risposta che giustifica la classificazione richiamando il solo ritardo nei pagamenti espone il difetto di valutazione della situazione complessiva; l’assenza di riscontro documenta l’inerzia e contribuisce alla dimostrazione dell’urgenza.
Se l’intermediario non risponde: documenta l’inerzia e passa alla fase giudiziale
Quando il termine indicato decorre senza riscontro, conserva la prova dell’invio e della ricezione del reclamo e allegala al ricorso. L’inerzia, unita alla persistenza dell’iscrizione e a un pregiudizio concreto già verificatosi, compone il quadro che giustifica la richiesta di un ordine giudiziale immediato. La fase stragiudiziale non è una condizione di procedibilità, ma la sua omissione priva il ricorso di un elemento di persuasione e rende più agevole l’eccezione difensiva sulla non urgenza della situazione.
Come si presenta il ricorso d’urgenza per la cancellazione della segnalazione
La procedura si sviluppa in una sequenza definita, che parte dalla ricostruzione del dato e termina con l’esecuzione dell’ordine di rettifica presso la banca dati. Ogni passaggio produce un documento destinato al fascicolo.
- Acquisire la visura della banca dati coinvolta e isolare la registrazione contestata, con data di prima rilevazione, importo e classificazione.
- Raccogliere la documentazione del rapporto: contratto, piano di ammortamento, quietanze, estratti conto, corrispondenza con l’intermediario.
- Verificare l’invio della comunicazione preventiva e la sua data rispetto alla prima rilevazione negativa.
- Inviare il reclamo formale all’intermediario, con richiesta di eliminazione o rettifica e termine di riscontro.
- Raccogliere le prove del pregiudizio: dinieghi di finanziamento, revoche di affidamento, comunicazioni di riduzione delle linee di credito.
- Redigere il ricorso ex art. 700 c.p.c. articolando separatamente fondatezza del diritto e urgenza, con richiamo puntuale ai documenti allegati.
- Depositare il ricorso presso il tribunale competente, indicando il soggetto tenuto alla rettifica e il contenuto dell’ordine richiesto.
- Valutare la richiesta di provvedimento inaudita altera parte quando il pregiudizio è attuale e l’attesa del contraddittorio lo aggraverebbe.
- Partecipare all’udienza di comparizione, nella quale il decreto eventualmente emesso viene confermato, modificato o revocato.
- Trasmettere l’ordinanza all’intermediario e verificare l’avvenuta rettifica nella rilevazione successiva.
Ricorso ex art. 700 per cancellazione CRIF: fac simile e limiti dei modelli
I modelli disponibili riproducono la struttura formale dell’atto, ma la parte decisiva è quella non standardizzabile: la descrizione del vizio specifico e la prova del pregiudizio concreto. Un fac simile compilato con formule generiche sull’accesso al credito riproduce l’errore che la giurisprudenza sanziona con il rigetto, perché il danno non è riconoscibile ex se dall’iscrizione.
Quali sono i tempi per presentare un ricorso d’urgenza?
Non esiste un termine di decadenza: la domanda è proponibile finché l’iscrizione produce effetti. Il fattore rilevante è diverso e riguarda la coerenza tra l’attesa e l’urgenza dedotta, perché un intervallo prolungato tra la conoscenza dell’iscrizione e il deposito indebolisce la rappresentazione del pregiudizio imminente.
Quanto costa cancellare una segnalazione CRIF tramite avvocato?
L’importo complessivo si compone di contributo unificato correlato al valore della controversia, spese di deposito e compenso professionale determinato secondo i parametri forensi in base alla fase svolta. La liquidazione avviene nell’ordinanza, che può porre le spese a carico del soggetto soccombente.
Prova del pregiudizio, casi limite ed errori che portano al rigetto
La differenza tra accoglimento e rigetto si concentra quasi sempre sulla qualità della prova dell’urgenza, non sulla fondatezza della contestazione. Gli orientamenti di merito mostrano esiti opposti a parità di vizio dedotto, in ragione del materiale probatorio allegato.
Nei procedimenti conclusi con rigetto il punto critico ricorre con costanza: la parte ricorrente deduce un danno alla reputazione economica senza dimostrare, e talvolta senza nemmeno allegare in modo specifico, di aver presentato una richiesta di finanziamento poi negata o di aver subito revoche per effetto dell’iscrizione. Il pregiudizio derivante dalla comunicazione del nominativo a una banca dati deve essere provato rigorosamente e non può essere considerato insito nell’iscrizione stessa.
Nei procedimenti conclusi con accoglimento il quadro è opposto. Il giudice accerta l’assenza dei presupposti della classificazione e la ricaduta concreta sull’operatività del ricorrente, e ordina l’eliminazione delle registrazioni presso la Centrale dei Rischi e presso i SIC. In alcuni casi l’ordine è emesso con decreto prima del contraddittorio e confermato all’esito dell’udienza di comparizione, anche quando l’intermediario non si costituisce ed è dichiarato contumace.
Una casistica ricorrente riguarda i finanziamenti collegati a vendite concluse fuori dai locali commerciali, nelle quali il venditore si obbliga a riconoscere voucher periodici di valore prossimo alla rata. L’interruzione dell’erogazione dei voucher genera l’inadempimento formale che l’intermediario traduce in iscrizione negativa, senza esaminare la reale situazione patrimoniale del cliente: è un’ipotesi tipica di difetto di istruttoria.
Gli errori più frequenti nella costruzione della domanda sono cinque: indicare un soggetto passivo diverso dall’ente titolare del credito; chiedere la rimozione senza distinguere le singole registrazioni e le rispettive banche dati; fondare l’urgenza su formule generiche; confondere il regime della Centrale dei Rischi con quello dei SIC; attendere mesi dalla conoscenza dell’iscrizione prima del deposito. Un sesto errore riguarda il rapporto con il merito: l’accoglimento non accerta l’inesistenza del debito, che resta oggetto del giudizio ordinario e della domanda risarcitoria.
Il danno da iscrizione illegittima, patrimoniale e non patrimoniale, è risarcibile e può essere provato anche per presunzioni, secondo il principio affermato in tema di lesione della reputazione economica dall’ordinanza n. 9385/2018, nel solco delle Sezioni Unite n. 26972/2008. Il piano risarcitorio resta però distinto da quello cautelare, che ha per oggetto la sola rimozione del dato.
Effetti della cancellazione sull’accesso al credito
La rimozione del dato produce effetti dalla rilevazione successiva alla comunicazione della rettifica, non in modo retroattivo sulle valutazioni già espresse dagli intermediari. La capacità di ottenere credito si ricostituisce quindi in modo progressivo, con tempi legati ai cicli di aggiornamento delle banche dati.
Quanto tempo ci vuole per cancellare la segnalazione al CRIF?
L’intervallo dipende da due variabili: la data in cui l’intermediario trasmette la rettifica e la frequenza di aggiornamento del flusso informativo della banca dati coinvolta. L’ordine giudiziale incide sulla prima variabile, non sulla seconda, e la verifica dell’esito si effettua con una nuova visura dopo il ciclo di rilevazione successivo.
Quanto tempo si rimane nella lista dei cattivi pagatori?
Per le registrazioni legittime i termini di conservazione sono fissati dal Codice di condotta per i sistemi di informazioni creditizie e variano in funzione della gravità dell’evento e dell’eventuale regolarizzazione. Decorso il termine, la cancellazione è automatica e non richiede istanza. Per la Centrale dei Rischi la permanenza del dato è legata alla persistenza della posizione e alla sua classificazione nelle rilevazioni trasmesse dall’intermediario.
È possibile ottenere un prestito con una segnalazione al CRIF?
La presenza di un’iscrizione negativa non costituisce un divieto normativo, ma un elemento della valutazione del merito creditizio, rimessa alla discrezionalità dell’intermediario. L’esito dipende dalla gravità dell’evento registrato, dalla sua data, dall’eventuale regolarizzazione intervenuta e dalla presenza di garanzie o di redditi cedibili.
Come tornare ad essere finanziabile?
Il percorso combina tre azioni: rimozione dei dati inesatti o illegittimi, regolarizzazione documentata delle posizioni realmente inadempienti e attesa del decorso dei termini di conservazione. La verifica periodica delle visure consente di intercettare registrazioni residue non aggiornate dopo l’estinzione del debito, che rappresentano una causa frequente di dinieghi apparentemente ingiustificati.
Come ripulirsi da tutti i debiti?
L’eliminazione del dato e l’estinzione dell’obbligazione sono piani distinti: la prima riguarda l’informazione registrata, la seconda il rapporto sottostante. Quando l’esposizione complessiva è insostenibile, gli strumenti pertinenti appartengono alla disciplina della crisi da sovraindebitamento, con procedure di ristrutturazione o di liquidazione che incidono sul debito e, di riflesso, sulle registrazioni collegate.
Domande frequenti
Quali sono i presupposti per un ricorso d’urgenza?
Servono due elementi congiunti: la probabile fondatezza del diritto, che emerge da omesso preavviso, dato errato o valutazione mancata della situazione patrimoniale, e il pregiudizio grave e irreparabile, dimostrato con fatti specifici come dinieghi di credito o revoche di affidamento già verificati.
Quali sono i tempi per presentare un ricorso d’urgenza?
Non è previsto un termine di decadenza e la domanda resta proponibile finché l’iscrizione produce effetti. Un ritardo prolungato tra la conoscenza del dato e il deposito indebolisce però la deduzione dell’urgenza, perché rende meno credibile l’imminenza del pregiudizio dedotto.
Quanto tempo ci vuole per cancellare la segnalazione al CRIF?
Il tempo dipende dalla trasmissione della rettifica da parte dell’intermediario e dal ciclo di aggiornamento della banca dati. L’ordine cautelare accelera il primo passaggio; l’effetto è verificabile con una visura successiva alla rilevazione immediatamente seguente alla comunicazione.
È possibile cancellare una segnalazione CRIF?
Sì, quando l’iscrizione è illegittima o il dato è inesatto, in via stragiudiziale con reclamo o in via cautelare con ricorso. Un’iscrizione corretta non è rimovibile su richiesta e resta consultabile per il periodo di conservazione previsto dal Codice di condotta.
Quanto costa cancellare una segnalazione CRIF tramite avvocato?
L’esborso comprende contributo unificato legato al valore della controversia, spese di deposito e compenso professionale calcolato secondo i parametri forensi in base alle fasi effettivamente svolte. L’ordinanza liquida le spese e può porle a carico della parte soccombente.
È possibile ottenere un prestito con una segnalazione al CRIF?
Non esiste un divieto di legge: l’iscrizione è un elemento della valutazione del merito creditizio, rimessa all’intermediario. Incidono la gravità dell’evento registrato, la sua data, l’eventuale regolarizzazione e la presenza di garanzie o di redditi cedibili a supporto della richiesta.
Quanto tempo si rimane nella lista dei cattivi pagatori?
Per i SIC i termini di conservazione sono fissati dal Codice di condotta e variano secondo la gravità dell’evento e l’eventuale regolarizzazione; la cancellazione è poi automatica. Nella Centrale dei Rischi il dato permane finché la posizione resta classificata come tale nelle rilevazioni.
Come tornare ad essere finanziabile?
Occorre rimuovere le registrazioni illegittime o inesatte, regolarizzare in modo documentato le posizioni realmente inadempienti e attendere il decorso dei termini di conservazione. Le visure periodiche permettono di individuare dati non aggiornati dopo l’estinzione del debito, causa frequente di dinieghi.