Dopo la consueta pausa estiva, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) torna a pieno regime con l’invio di cartelle di pagamento, avvisi bonari e atti di pignoramento. Chi ha una posizione debitoria aperta, una rateizzazione in corso o un accertamento non ancora regolarizzato potrebbe ricevere comunicazioni già nelle prime settimane di settembre. Vediamo cosa prevede la normativa, cosa cambia rispetto ad agosto e, soprattutto, cosa fare se si riceve una notifica in questo periodo.
Perché ad agosto le notifiche erano sospese
Come ogni anno, per tutto il mese di agosto l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sospendono l’attività di notifica, fatta eccezione per gli atti urgenti e inderogabili. Si tratta di una prassi ormai consolidata, pensata per evitare che famiglie, professionisti e imprese debbano gestire comunicazioni fiscali delicate proprio nel periodo delle ferie estive.
Con un comunicato del 17 luglio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha inoltre smentito le voci di un presunto “assalto fiscale” prima della pausa: secondo i dati ufficiali, le lettere di compliance programmate a luglio rappresentano solo il 9% del volume annuale, le comunicazioni di irregolarità sono diminuite di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo del 2025 e le cartelle prodotte nel primo semestre 2026 sono calate del 9% rispetto all’anno precedente. In altre parole, non c’è stata alcuna concentrazione anomala di invii prima dello stop estivo.
Cosa riparte da settembre
Terminata la sospensione di agosto, tornano operative:
- le comunicazioni relative agli esiti dei controlli automatizzati sulle dichiarazioni dei redditi, ai controlli formali e alla liquidazione delle imposte su redditi soggetti a tassazione separata;
- le lettere di compliance, con cui il Fisco segnala possibili anomalie invitando il contribuente a regolarizzare spontaneamente la propria posizione;
- le notifiche delle cartelle di pagamento rimaste ferme durante agosto, che tornano nel flusso ordinario tramite posta, PEC o gli altri canali previsti dalla legge;
- gli atti di pignoramento su conti correnti e stipendi relativi a debiti già consolidati e affidati all’agente della riscossione.
Un discorso a parte riguarda gli avvisi bonari, cioè le comunicazioni con cui l’Agenzia segnala un’anomalia o un importo da versare emerso dai controlli sulla dichiarazione dei redditi. Il termine ordinario di 30 giorni per il pagamento — che consente di beneficiare di sanzioni ridotte — è stato sospeso dal 1° agosto al 4 settembre 2026. Questo significa che:
- per chi aveva già ricevuto un avviso prima del 1° agosto, il conteggio dei giorni residui si è congelato durante la pausa e riprende subito dopo;
- per chi avrebbe dovuto ricevere l’avviso proprio durante il periodo di sospensione, la decorrenza del termine è stata semplicemente rinviata al 4 settembre.
Va ricordato che pagare entro i termini previsti comporta sanzioni ridotte: il 10% dell’imposta per gli esiti dei controlli automatizzati (contro il 30% ordinario) e il 20% per gli esiti dei controlli formali.
Chi rischia di più in questa fase
Sono maggiormente esposti alla ripresa dell’attività di riscossione:
- i contribuenti con debiti fiscali già affidati all’agente della riscossione, per i quali gli atti esecutivi (pignoramenti su conto corrente o stipendio, fermi amministrativi, ipoteche) possono tornare operativi;
- chi ha ricevuto comunicazioni prima della pausa estiva e non ha ancora regolarizzato la propria posizione;
- chi ha una rateizzazione in corso con rate scadute durante l’estate, che ora possono generare solleciti.
Cosa fare se si riceve una cartella o un atto di pignoramento ora
Ricevere una notifica in questo periodo non significa automaticamente che tutto sia perduto. Prima di qualsiasi decisione è opportuno seguire alcuni passaggi essenziali:
- Verificare la notifica: controllare la data di consegna, l’ente creditore, la natura del debito e la correttezza dei dati indicati. Un vizio di notifica o un errore nei calcoli può essere motivo di contestazione.
- Controllare la prescrizione: a seconda della natura del debito, i termini di prescrizione variano (5 o 10 anni nella maggior parte dei casi). Se il termine è decorso senza atti interruttivi, il debito potrebbe non essere più esigibile.
- Valutare la rateizzazione o la definizione agevolata: se il debito è effettivamente dovuto, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione consente piani di dilazione fino a 84 rate per le richieste presentate nel 2025-2026 (in crescita fino a 120 rate entro il 2030 per chi documenta una situazione di difficoltà economica). Restano inoltre attive le procedure di definizione agevolata previste dalla normativa vigente.
- Verificare se si tratta di un debito inesigibile con discarico automatico: dal 1° gennaio 2025, il nuovo Testo Unico della riscossione (D.Lgs. 33/2025) prevede il discarico automatico delle cartelle che l’agente della riscossione non riesce a recuperare entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’affidamento. Non si tratta però di un condono: l’ente creditore può comunque scegliere di mantenere in vita il credito.
- Considerare le procedure di sovraindebitamento: se la posizione debitoria complessiva (non solo verso il Fisco, ma anche verso banche, finanziarie o privati) è tale da non poter essere gestita con gli strumenti ordinari, le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento possono offrire una via d’uscita strutturata, anche per salvaguardare beni essenziali come la prima casa.
- Non ignorare mai la notifica: anche quando non si è nella condizione di pagare, restare inerti è la scelta peggiore. Un atto ignorato può portare rapidamente all’avvio di procedure esecutive, mentre un confronto tempestivo con un professionista permette spesso di individuare la soluzione più adatta al caso concreto.
Quando rivolgersi a un avvocato
La normativa sulla riscossione è diventata negli ultimi anni sempre più articolata, tra riforma della riscossione, nuove regole sulle rateizzazioni, discarico automatico e strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento. Distinguere tra una semplice difficoltà temporanea e una situazione di sovraindebitamento strutturale — così come valutare se un atto di pignoramento è legittimo o contestabile — richiede spesso una competenza tecnica specifica.
Chi riceve in questi giorni una cartella, un avviso bonario o un atto di pignoramento farebbe bene a non affrontare la situazione da solo, ma a verificare tempestivamente con un professionista quali strumenti di tutela sono effettivamente disponibili nel proprio caso.