Roma, 2 aprile 2025 – Il caro energia è ormai uno dei fattori che incidono maggiormente sulla stabilità economica di famiglie e imprese. L’aumento delle bollette, unito all’inflazione, alla riduzione del potere d’acquisto e alla difficoltà di accesso al credito, può trasformare una situazione finanziaria già fragile in una condizione di sovraindebitamento.
Di questo si è discusso mercoledì 2 aprile 2025, alle ore 15:00, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, in Piazza Capranica 72, a Roma, durante l’incontro “Il caro energia registra nuovi sovraindebitamenti di famiglie e imprese”.
All’iniziativa sono intervenuti anche Elvira Carpentieri, presidente del Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane, e Francesco Cacciola, presidente dell’Osservatorio sul debito con banche e finanziarie, portando al centro del confronto le conseguenze concrete del caro energia sui bilanci familiari e sulla tenuta delle piccole e medie imprese italiane.
Il caro energia e i debiti crescenti delle famiglie
Nel corso del suo intervento, Elvira Carpentieri ha evidenziato come il caro energia incida in modo sempre più rilevante sui debiti crescenti di molte famiglie italiane.
Si tratta di un fenomeno che ha iniziato a farsi sentire con maggiore forza già dal 2021, per poi progredire negli anni successivi fino alla situazione attuale.
Carpentieri ha richiamato i dati di ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, sottolineando che nel secondo trimestre del 2025 si sarebbe registrato un aumento del 18,2% delle spese per l’energia rispetto al trimestre precedente del 2025, insieme a un aumento del costo del gas pari al 12,4%.
Sono numeri importanti, che impattano sui bilanci di milioni di famiglie. Già nel 2023, secondo quanto richiamato durante l’intervento, il 9% delle famiglie italiane si trovava sotto la soglia di povertà energetica.
Nel 2024, inoltre, il 35% delle famiglie italiane avrebbe destinato circa il 10% del proprio reddito al pagamento delle bollette. Attualmente, secondo le stime riportate, una famiglia media italiana potrebbe arrivare a corrispondere circa 2.900 euro all’anno per il pagamento delle utenze.
Le cause del caro energia e del caro bollette
Secondo Elvira Carpentieri, le cause del caro energia e del caro bollette sono molteplici: dalle tensioni geopolitiche all’andamento dei mercati internazionali, fino alle politiche economiche interne ed europee.
Il risultato, però, è uno solo: l’aumento del costo della vita per le famiglie italiane.
Il caro bollette incide in modo particolare sui nuclei familiari con redditi più bassi e sulle regioni del Sud, dove la minore capacità reddituale rende più difficile assorbire l’aumento delle utenze.
A pesare è anche la maggiore dipendenza dal gas, soprattutto per il riscaldamento. Un fattore che contribuisce a trascinare con sé anche i costi dell’energia elettrica, aggravando ulteriormente il bilancio familiare.
In questo scenario, l’aumento delle bollette non resta confinato alla spesa per luce e gas, ma riduce le risorse disponibili per tutte le altre necessità: rate, mutui, affitti, spesa alimentare, salute, trasporti e bisogni quotidiani.
Debiti, disagio sociale e rischio di credito insostenibile
Durante il confronto è stato sottolineato anche l’impatto sociale e psicologico delle difficoltà economiche.
Il debito non è soltanto una voce contabile. Quando una famiglia non riesce più a sostenere le spese ordinarie, le conseguenze possono riguardare la serenità personale, i rapporti familiari, la qualità della vita e la partecipazione alla vita sociale.
Ansia, stress, rinunce e isolamento possono accompagnare situazioni di indebitamento non più sostenibile. Per questo il caro energia non va letto soltanto come un aumento dei costi, ma come un fattore che può aggravare fragilità economiche e sociali già presenti.
Un ulteriore rischio riguarda il ricorso a forme di credito non sostenibili. Chi è già segnalato come cattivo pagatore o non riesce ad accedere al credito ordinario può essere spinto verso soluzioni rapide, ma economicamente pericolose.
Il rischio è che il caro energia alimenti un circolo vizioso: aumentano le spese, diminuisce la liquidità familiare, si accumulano ritardi, diventa più difficile accedere al credito e cresce il pericolo di nuovo indebitamento.
Famiglie vulnerabili e ceto medio
Durante il confronto, Carpentieri ha richiamato l’attenzione sulle categorie più vulnerabili: pensionati, famiglie monoreddito, giovani coppie, giovani coppie con figli e nuclei familiari con redditi più bassi.
In questo quadro, anche il lavoro precario rappresenta una vera piaga sociale, perché rende più difficile costruire una stabilità economica e affrontare spese improvvise, rate, bollette e impegni familiari.
Tuttavia, uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ceto medio. In passato, veniva considerato ceto medio chi aveva un reddito annuo indicativamente compreso tra 25.000 e 60.000 euro e, spesso, anche una casa di proprietà.
Oggi, però, possedere un’abitazione non è più una garanzia sufficiente per evitare di scivolare verso condizioni di fragilità economica. Per poter parlare davvero di stabilità, secondo la lettura proposta, non basta avere una casa o un reddito regolare: servirebbero anche risparmi adeguati, stimabili intorno ai 30.000 euro, e l’assenza di debiti rilevanti.
Molte famiglie quei risparmi li avevano, ma li hanno consumati negli ultimi anni per far fronte a bollette, rate, mutui, spese sanitarie, rincari e debiti pregressi.
Per questo, secondo Carpentieri, il ceto medio va attenzionato con particolare cura: non è più automaticamente al riparo dal rischio di sovraindebitamento e può trovarsi nella stessa condizione di fragilità delle categorie tradizionalmente considerate vulnerabili.
La richiesta di interventi più coraggiosi
Come presidente del Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane, Elvira Carpentieri ha auspicato interventi più ampi e coraggiosi, capaci di incidere sulle cause profonde dell’indebitamento.
Non bastano misure temporanee o interventi limitati. Occorre agire sull’aumento del costo della vita, sulla lotta al lavoro povero, sull’incremento del potere d’acquisto, sulle politiche sanitarie e abitative, sulla diffusione dell’educazione finanziaria e sull’apertura di più sportelli di consulenza sul debito.
Allo stesso tempo, è necessario potenziare gli strumenti legali già esistenti, affinché chi si trova già nella morsa dell’indebitamento possa accedere a percorsi concreti, sostenibili e realmente efficaci per affrontare la propria situazione debitoria.
Francesco Cacciola: PMI, credito e rischio chiusure
Francesco Cacciola ha concentrato il proprio intervento sull’impatto del caro energia sulle piccole e medie imprese italiane, definite la vera dorsale dell’economia del Paese.
Secondo Cacciola, molte aziende arrivano a questa fase dopo anni già segnati dalla pandemia, dall’inflazione, dall’aumento dei tassi di interesse e dalle tensioni sui mercati internazionali. In questo contesto, il rincaro dell’energia rischia di incidere in modo pesante sui costi di produzione e sulla marginalità, soprattutto per le imprese più esposte: lavorazione della plastica e dei metalli, ristorazione, trasporti, logistica e attività che dipendono direttamente dall’energia o dalla movimentazione di merci.
Le piccole e medie imprese rappresentano la dorsale dell’economia italiana. Indebolire questa dorsale significa mettere a rischio la tenuta dell’intero sistema economico italiano.
Per queste imprese, l’aumento delle bollette non rappresenta una voce marginale. Può incidere sulla capacità di pagare fornitori, dipendenti, finanziamenti e rapporti bancari, riducendo la marginalità e rendendo più difficile mantenere in equilibrio l’attività.
Accesso al credito e segnalazioni bancarie
Un nodo centrale, secondo Francesco Cacciola, è quello dell’accesso al credito.
Quando le imprese vanno in perdita o vedono ridursi la propria marginalità, le banche diventano più prudenti nella concessione di nuova liquidità e, in alcuni casi, possono chiedere il rientro delle esposizioni già esistenti.
Da qui il rischio di credit crunch, cioè una restrizione dell’accesso al credito proprio nel momento in cui le imprese avrebbero maggiore bisogno di liquidità per superare una fase critica.
Cacciola ha richiamato anche il problema delle segnalazioni bancarie. Una piccola o media impresa che ha rapporti con le banche, se viene segnalata per ritardi o difficoltà nei pagamenti, rischia di vedersi chiusa la possibilità di accedere a nuovo credito.
Il risultato è un circolo vizioso: le materie prime aumentano, le bollette crescono, la marginalità si riduce, l’impresa ha bisogno di liquidità, ma la segnalazione rende più difficile ottenere sostegno dal sistema bancario.
In questo quadro, l’impatto dell’aumento dei costi energetici rischia, secondo quanto evidenziato nel corso dell’intervento, di far chiudere un ulteriore 15% delle imprese.
Stato, banche e strumenti di sostegno
Per Cacciola è necessario un intervento statale volto ad agevolare la collaborazione tra imprese e sistema bancario, soprattutto quando la crisi deriva da fattori esterni come caro energia, aumento delle materie prime, inflazione e riduzione dei margini.
Misure come garanzie statali, facilitazioni nell’accesso al microcredito e strumenti di sostegno alla liquidità possono essere utili, ma devono essere costruite in modo da aiutare realmente le imprese e non limitarsi a rafforzare le garanzie del sistema bancario.
Nel suo intervento, Cacciola ha richiamato anche l’esperienza dei finanziamenti con garanzia del Mediocredito Centrale, evidenziando il rischio che, in alcune situazioni, tali strumenti siano stati utilizzati più per trasformare crediti chirografari in crediti maggiormente garantiti che per sostenere concretamente la continuità aziendale.
Accanto al credito, resta centrale il tema della transizione energetica. Molte imprese cercano di ridurre i consumi, cambiare fornitori o investire in fonti alternative, ma l’accesso a bandi, contributi e crediti d’imposta risulta spesso troppo complesso. Da qui la necessità di strumenti più semplici, rapidi e accessibili.
Sovraindebitamento: servono tempi certi
Durante il confronto è stato richiamato anche il tema delle procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della crisi.
Questi strumenti possono rappresentare una possibilità importante per famiglie, ex imprenditori e piccoli operatori economici che non riescono più a sostenere i debiti accumulati. Tuttavia, uno dei nodi principali resta quello dei tempi.
Quando una persona ha già un pignoramento dello stipendio, una casa all’asta o una situazione debitoria fuori controllo, la tempestività diventa decisiva. Una procedura troppo lenta rischia di arrivare quando la crisi è già diventata irreversibile.
Per questo, secondo quanto emerso nel confronto, è necessario lavorare su percorsi più rapidi, costi più sostenibili e tempistiche più certe, affinché gli strumenti previsti dalla legge possano essere realmente efficaci.
Conclusione: caro energia, debiti e tenuta sociale del Paese
Il confronto al Senato ha messo in evidenza un punto centrale: il caro energia non può essere considerato soltanto un problema di bollette. È un fattore che incide sulla stabilità economica delle famiglie, sulla continuità delle piccole e medie imprese e sulla capacità complessiva del sistema di reggere nuove pressioni finanziarie.
Dagli interventi di Elvira Carpentieri e Francesco Cacciola emerge la necessità di affrontare il fenomeno con una visione più ampia. Da un lato, occorre proteggere le famiglie più esposte, rafforzare il potere d’acquisto, contrastare il lavoro povero e potenziare gli strumenti di educazione finanziaria e consulenza sul debito. Dall’altro, è indispensabile sostenere le imprese, semplificare l’accesso agli incentivi, favorire la transizione energetica e agevolare la collaborazione tra sistema bancario e tessuto produttivo.
Il sovraindebitamento raramente nasce da un solo evento. Spesso è il risultato di più fattori che si sommano nel tempo: bollette più alte, redditi insufficienti, rate arretrate, mutui difficili da sostenere, cartelle esattoriali, segnalazioni bancarie, pignoramenti e riduzione della liquidità disponibile.
Per questo, il tema del caro energia richiede interventi strutturali e tempestivi. Non basta intervenire quando la crisi è già esplosa: è necessario agire prima, sulle cause profonde dell’indebitamento, affinché famiglie e imprese possano ritrovare condizioni concrete di sostenibilità economica.