Il sovraindebitamento non è più un tema riservato agli addetti ai lavori. È una questione sociale, economica e familiare che riguarda persone con uno stipendio regolare, pensionati con rate accumulate, lavoratori che non riescono più a sostenere mutui e finanziamenti, ex imprenditori rimasti esposti dopo la chiusura dell’attività e piccoli contribuenti schiacciati da cartelle esattoriali.

Dietro la parola “sovraindebitamento” non ci sono soltanto numeri, scadenze e procedure. Ci sono famiglie che, dopo anni di pagamenti regolari, si ritrovano improvvisamente senza la forza economica per rispettare tutti gli impegni assunti.

Una separazione, una malattia, la perdita del lavoro, il calo del reddito, l’aumento dei tassi di interesse o la chiusura di una piccola attività possono trasformare una situazione ordinaria in una crisi difficile da governare.

È proprio su questo terreno che nasce la proposta di legge denominata “Legge Ripartenza”, pensata per modificare la disciplina del sovraindebitamento e rendere gli strumenti previsti dal Codice della crisi più rapidi, più uniformi e più vicini alla realtà concreta di chi rischia di perdere casa, reddito e beni essenziali.

Di questa proposta si è discusso nella web tv de Il Mattino, durante un confronto condotto da Gerardo Siello con l’avvocato Elvira Carpentieri, presidente dello Sportello Ripartenza di Consumerismo, e l’avvocato Francesco Cacciola, presidente dell’Osservatorio nazionale sul debito con banche e finanziarie.

La presenza dei due avvocati ha consentito di portare il tema fuori dal solo linguaggio tecnico-giuridico, mettendo al centro le conseguenze concrete per famiglie, lavoratori, pensionati ed ex imprenditori. Carpentieri e Cacciola hanno contribuito a promuovere la riforma, evidenziando alcune criticità operative della disciplina attuale: procedure troppo lente, esecuzioni che possono proseguire, criteri non sempre uniformi tra tribunali e assenza di una tutela tempestiva per casa, lavoro e beni essenziali.

Aggiornato al 29 maggio 2026.

Che cos’è il sovraindebitamento e perché riguarda sempre più famiglie

Il sovraindebitamento è la condizione in cui una persona, una famiglia o un piccolo debitore non riesce più a pagare regolarmente i propri debiti con il reddito disponibile.

Non significa semplicemente avere qualche rata in ritardo. Significa trovarsi in uno squilibrio stabile tra ciò che entra, ciò che serve per vivere e ciò che deve essere pagato ai creditori.

Il sovraindebitamento può riguardare debiti con banche, finanziarie, Agenzia delle Entrate Riscossione, società di recupero crediti, fornitori, condominio o altri soggetti. Può derivare da un mutuo diventato insostenibile, da più finanziamenti accumulati, da cartelle esattoriali, da prestiti personali, da carte revolving, da una cessione del quinto o da un pignoramento già in corso.

Il problema principale è la perdita progressiva del controllo. All’inizio si salta una rata. Poi arrivano i solleciti. Poi le telefonate del recupero crediti. Poi le diffide. Nei casi più gravi, arrivano decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti o aste immobiliari.

È in questa fase che intervenire diventa fondamentale. Perché il tempo, nelle situazioni di debito, può fare la differenza tra una posizione ancora gestibile e una crisi ormai compromessa.

La trasmissione de Il Mattino e il confronto sulla “Legge Ripartenza”

La web tv de Il Mattino ha dedicato un confronto al tema del sovraindebitamento e alla proposta di riforma denominata “Legge Ripartenza”.

Durante la trasmissione, gli avvocati Elvira Carpentieri e Francesco Cacciola hanno discusso delle difficoltà che molte persone incontrano quando cercano di accedere alle procedure previste dal Codice della crisi.

Il punto centrale è semplice: gli strumenti di legge esistono, ma non sempre riescono a intervenire in tempo utile.

Una persona può presentare domanda per accedere a una procedura di sovraindebitamento e, nel frattempo, continuare a subire un pignoramento o vedere proseguire un’asta immobiliare. In questi casi, la tutela rischia di arrivare troppo tardi: quando la casa è già stata venduta, quando lo stipendio è già stato colpito o quando il patrimonio familiare è già compromesso.

La “Legge Ripartenza” nasce proprio per intervenire su questi passaggi critici. L’obiettivo è rendere le procedure più tempestive, più accessibili e più uniformi, evitando che la persona in difficoltà resti schiacciata dai tempi della giustizia e dalla prosecuzione delle azioni esecutive.

Perché serve una riforma del sovraindebitamento

La riforma nasce da una constatazione concreta: la normativa sul sovraindebitamento è importante, ma nella pratica può risultare difficile da applicare in modo rapido ed efficace.

Il problema non riguarda soltanto l’esistenza degli strumenti, ma il momento in cui questi strumenti riescono a produrre effetti.

Se una famiglia chiede di accedere a una procedura di sovraindebitamento, ma nel frattempo perde la casa all’asta, la funzione protettiva della legge viene svuotata. Se un lavoratore cerca di riorganizzare i propri debiti, ma intanto subisce azioni esecutive che riducono drasticamente il reddito disponibile, diventa più difficile costruire un piano sostenibile.

La proposta di riforma punta quindi a correggere alcuni nodi pratici: sospensione delle esecuzioni, tutela dell’unica casa, protezione dell’auto familiare, criteri più chiari sulla meritevolezza, tempi più certi e maggiore attenzione agli ex imprenditori con debiti misti.

Il contributo degli avvocati Carpentieri e Cacciola si inserisce proprio in questa direzione: portare nel dibattito pubblico e istituzionale le criticità che emergono ogni giorno nella gestione delle posizioni debitorie.

Quando i debiti superano il reddito disponibile

Una famiglia può avere un reddito regolare e, allo stesso tempo, essere sovraindebitata.

Questo accade quando le entrate non bastano più a coprire tutte le uscite: rate, mutuo, affitto, bollette, spese alimentari, spese mediche, figli, imposte, cartelle e altri impegni economici.

Il punto non è soltanto quanto si guadagna, ma quanto resta davvero disponibile dopo le spese necessarie.

Un lavoratore dipendente con stipendio fisso può trovarsi in difficoltà se ha più finanziamenti, una cessione del quinto, una delega di pagamento, un mutuo e magari anche una cartella esattoriale. Lo stesso può accadere a un pensionato o a un ex imprenditore che oggi vive con un reddito più basso rispetto al passato.

Il sovraindebitamento nasce spesso così: non con un singolo debito, ma con una somma di impegni che, nel tempo, diventa superiore alla reale capacità di pagamento.

Il rischio è l’effetto domino. Una rata non pagata genera interessi e solleciti. Un prestito non rimborsato può portare alla decadenza dal beneficio del termine. Una posizione non gestita può trasformarsi in un’azione giudiziaria. Una procedura esecutiva può colpire stipendio, conto corrente, pensione o immobili.

Per questo il sovraindebitamento non va affrontato solo quando arriva l’atto giudiziario. Va analizzato appena emergono i primi segnali di difficoltà.

Il ruolo del Codice della crisi

Oggi il sovraindebitamento è disciplinato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, introdotto dal D.Lgs. 14/2019 ed entrato in vigore il 15 luglio 2022.

Il Codice prevede strumenti destinati a soggetti che non possono accedere alle procedure concorsuali ordinarie. Si tratta, ad esempio, di consumatori, professionisti, piccoli imprenditori, ex titolari di partita IVA, famiglie e soggetti non fallibili.

A seconda della situazione, possono essere valutate diverse procedure: la ristrutturazione dei debiti del consumatore, il concordato minore, la liquidazione controllata o l’esdebitazione del debitore incapiente.

La finalità non è cancellare automaticamente i debiti. La finalità è consentire una gestione ordinata della crisi, verificando reddito, patrimonio, documenti, natura dei debiti, comportamento del debitore e possibilità di costruire un percorso sostenibile.

Ogni caso richiede una valutazione specifica. Una famiglia con una casa all’asta non ha gli stessi problemi di un ex imprenditore con debiti fiscali. Un pensionato con finanziamenti e cessione del quinto non si trova nella stessa posizione di un lavoratore autonomo con cartelle esattoriali.

Per questo le procedure devono essere applicate con attenzione, competenza e tempestività.

Il nodo più urgente: sospendere le esecuzioni prima che sia troppo tardi

Uno dei punti centrali della “Legge Ripartenza” riguarda la sospensione automatica e temporanea delle procedure esecutive.

Oggi può accadere che un debitore chieda di accedere a una procedura di sovraindebitamento, ma continui comunque a subire gli effetti di un’esecuzione immobiliare già avviata. In altre parole, mentre si cerca una soluzione, la casa può andare avanti verso l’asta.

Questo crea un paradosso evidente. Se la legge offre strumenti per riorganizzare i debiti e permettere una ripartenza, quegli strumenti devono poter intervenire prima che il bene principale della famiglia venga definitivamente perso.

La sospensione delle esecuzioni non significa cancellare i diritti dei creditori. Significa dare alla procedura il tempo necessario per essere valutata seriamente.

In una situazione di crisi, il tempo non è un dettaglio tecnico. È il fattore che può decidere se una persona conserva una possibilità concreta di rientro oppure perde definitivamente casa, stabilità e prospettive.

La tutela dell’unica casa: un tema sociale prima ancora che patrimoniale

La casa non è soltanto un bene economico. Per molte famiglie è il centro della vita quotidiana, il luogo in cui crescono i figli, vivono persone anziane, si organizza la stabilità familiare.

Quando una famiglia perde l’unica abitazione, il problema non riguarda solo il patrimonio. Riguarda la continuità della vita familiare, la tenuta psicologica, la capacità di lavorare, la possibilità di mantenere un equilibrio minimo.

Per questo la proposta di riforma insiste sulla necessità di proteggere l’unica casa nei casi in cui il debitore stia cercando di accedere a una procedura prevista dalla legge.

La tutela non deve essere intesa come un privilegio automatico. Deve essere valutata dentro un percorso giuridico ordinato, con il controllo degli organi competenti e nel rispetto dei diritti dei creditori.

Tuttavia, senza una protezione tempestiva, il rischio è che la procedura arrivi quando ormai non c’è più nulla da salvare.

Ex imprenditori oggi dipendenti: il problema dei debiti misti

Un altro punto delicato riguarda gli ex imprenditori, gli ex commercianti, gli ex artigiani o gli ex titolari di partita IVA che oggi sono diventati lavoratori dipendenti.

Molte persone hanno avviato un’attività, hanno contratto debiti per sostenerla e poi, dopo la chiusura, sono tornate a vivere con uno stipendio. In questi casi, la debitoria può essere composta da debiti personali e debiti legati alla precedente attività.

Si parla spesso di debiti misti. Ed è proprio qui che possono nascere difficoltà applicative e disparità di trattamento.

Una persona che oggi è dipendente, ma porta con sé debiti derivanti da una precedente attività, rischia di trovarsi in una posizione più complessa rispetto a chi è sempre stato lavoratore dipendente.

La riforma dovrebbe tenere conto di queste situazioni, perché sono sempre più frequenti. La vita economica delle persone non è più lineare: si può essere imprenditori per alcuni anni, poi dipendenti, poi pensionati. Le regole devono essere in grado di leggere questa realtà.

Meritevolezza del debitore: servono criteri più chiari e uniformi

La meritevolezza è uno degli aspetti più importanti nelle procedure di sovraindebitamento. Il giudice deve valutare se il debitore abbia assunto obbligazioni in modo responsabile oppure se abbia agito con colpa grave, mala fede o frode.

Il problema nasce quando questa valutazione cambia troppo da tribunale a tribunale.

Due persone in condizioni simili non dovrebbero ricevere trattamenti completamente diversi solo perché la loro procedura viene esaminata in sedi differenti. Il rischio è che l’accesso al sovraindebitamento diventi incerto, poco prevedibile e troppo legato all’orientamento locale.

Per questo la riforma punta anche a una maggiore uniformità dei criteri.

Uniformare non significa togliere al giudice il potere di valutare il caso concreto. Significa offrire parametri più chiari per distinguere chi ha abusato del credito da chi, invece, si è trovato in difficoltà per cause esterne o sopravvenute.

Questa distinzione è fondamentale. Il sovraindebitamento non deve diventare uno strumento per cancellare comportamenti scorretti, ma deve proteggere chi ha agito in buona fede e ha perso la capacità di pagare per ragioni concrete e documentabili.

L’auto familiare: quando un bene essenziale non dovrebbe essere liquidato

Tra i temi più pratici della riforma c’è anche la tutela dell’unica auto familiare.

In molte famiglie l’auto non è un bene di lusso. È lo strumento che consente di andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, assistere un familiare fragile, raggiungere ospedali, uffici o luoghi non serviti dai mezzi pubblici.

Se il debitore perde l’unico mezzo necessario per lavorare, rischia di perdere anche la propria capacità di produrre reddito. E se perde il reddito, diminuisce anche la possibilità di pagare i creditori.

Per questo la protezione dell’auto familiare, quando ha un valore contenuto ed è realmente necessaria, risponde a una logica concreta: non distruggere gli strumenti minimi che permettono alla persona di continuare a vivere, lavorare e contribuire al pagamento dei debiti.

La tutela dei beni essenziali serve proprio a evitare che la procedura, invece di favorire il rientro, finisca per aggravare la crisi.

Cartelle esattoriali e rottamazione: perché non sempre basta una definizione agevolata

Il sovraindebitamento può riguardare anche i debiti con l’Agenzia delle Entrate Riscossione. Cartelle, avvisi, rateizzazioni decadute, contributi non versati e debiti fiscali possono pesare in modo decisivo sulla stabilità economica di famiglie, lavoratori ed ex imprenditori.

La rottamazione può essere utile in alcuni casi, soprattutto quando consente una definizione agevolata o una dilazione più sostenibile. Tuttavia, non sempre è sufficiente e non sempre riguarda tutte le posizioni.

Prima di pagare o aderire a una soluzione, è necessario verificare la posizione. Una cartella può presentare profili da controllare: prescrizione, decadenza, notifica, duplicazioni, importi non chiari, interessi, sanzioni o precedenti definizioni.

Nei casi più gravi, quando il debito fiscale è solo una parte di una crisi più ampia, può essere necessario valutare anche una procedura di sovraindebitamento.

L’errore da evitare è rincorrere singole scadenze senza una visione complessiva. Se il problema è strutturale, serve una strategia strutturale.

Cosa potrebbe cambiare con la “Legge Ripartenza”

La “Legge Ripartenza” punta a rendere le procedure di sovraindebitamento più rapide, più uniformi e più aderenti ai bisogni concreti delle persone.

Gli interventi più rilevanti riguardano:

  • la sospensione automatica e temporanea delle procedure esecutive;
  • la tutela dell’unica casa;
  • la riduzione dei tempi procedurali;
  • la tutela di un patrimonio minimo del debitore;
  • la protezione dell’unica auto familiare quando necessaria;
  • criteri più chiari sulla meritevolezza;
  • maggiore attenzione agli ex imprenditori con debiti misti;
  • una gestione più ordinata della documentazione;
  • una verifica più accurata di cartelle, debiti fiscali e possibili vizi;
  • un accesso più concreto agli strumenti previsti dal Codice della crisi.

Il senso della riforma è chiaro: non lasciare il debitore solo davanti a una crisi ormai fuori controllo, ma costruire un percorso che consenta, quando ne ricorrono i presupposti, di rientrare nell’economia.

Una persona che continua a lavorare, produrre reddito e contribuire al sistema può rappresentare una risorsa anche per i creditori. Una persona schiacciata da debiti ormai ingestibili rischia invece di uscire dal circuito economico e sociale.

Cosa deve fare chi è sovraindebitato

Chi si trova in una situazione di sovraindebitamento deve evitare il primo errore: aspettare.

Aspettare che i creditori smettano di chiamare. Aspettare che le cartelle si risolvano da sole. Aspettare che il pignoramento arrivi. Aspettare che l’asta sia già fissata. Aspettare, spesso, significa ridurre le possibilità di intervento.

Il primo passo è ricostruire la posizione debitoria completa. Bisogna sapere quanti creditori ci sono, quali importi vengono richiesti, quali contratti sono stati firmati, quali rate sono scadute, quali azioni sono già iniziate e quali beni o redditi possono essere aggrediti.

Il secondo passo è valutare il reddito disponibile. Non basta guardare lo stipendio o la pensione. Bisogna capire quanto resta realmente dopo le spese essenziali e gli impegni già in corso.

Il terzo passo è analizzare il patrimonio. Casa, auto, conti correnti, garanzie, immobili, quote, eventuali eredità e beni intestati incidono sulla scelta della strategia.

Il quarto passo è raccogliere i documenti. Contratti, piani di ammortamento, estratti conto, cartelle, notifiche, decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti, visure, buste paga e dichiarazioni fiscali sono indispensabili per una valutazione seria.

Il quinto passo è individuare la strada più adatta. In alcuni casi può essere utile una trattativa con i creditori. In altri casi può essere necessario valutare una procedura di sovraindebitamento. In altri ancora può essere opportuno verificare prima la legittimità delle pretese creditorie.

Non esiste una soluzione uguale per tutti. Esiste un metodo: analisi, documenti, strategia e intervento tempestivo.

Conclusione: una riforma per trasformare la crisi in una possibilità di ripartenza

Il sovraindebitamento è una delle grandi fragilità economiche del nostro tempo. Colpisce famiglie ordinarie, lavoratori, pensionati, ex imprenditori e persone che spesso hanno cercato per anni di pagare tutto, fino a quando il peso dei debiti è diventato insostenibile.

La “Legge Ripartenza”, discussa anche nella web tv de Il Mattino con gli avvocati Elvira Carpentieri e Francesco Cacciola, nasce da un’esigenza concreta: rendere le procedure più efficaci, più rapide e più giuste.

Gli strumenti giuridici esistono, ma devono poter funzionare prima che la crisi diventi irreversibile.

Il contributo degli avvocati Carpentieri e Cacciola nella promozione della riforma di legge va letto in questa prospettiva: portare nel dibattito pubblico le criticità che emergono ogni giorno nella gestione delle posizioni debitorie, con particolare attenzione alla tutela della casa, del lavoro, dei beni essenziali e della dignità economica delle persone.

Il sovraindebitamento non è solo una questione privata. È un tema sociale, economico e giuridico. Quando una persona viene rimessa nelle condizioni di lavorare, pagare secondo le proprie possibilità e rientrare gradualmente nel circuito economico, ne beneficia l’intero sistema.

Una normativa più chiara e tempestiva può evitare che la crisi di una famiglia si trasformi in una condanna definitiva.

Se hai debiti con banche, finanziarie, Agenzia delle Entrate Riscossione o temi pignoramenti, aste immobiliari, blocchi del conto corrente o azioni di recupero, è importante non rimandare. Una valutazione tempestiva può aiutarti a capire quali strumenti siano concretamente applicabili alla tua situazione.

Disclaimer legale: Le informazioni presenti in questo blog hanno finalità esclusivamente informative e divulgative. I contenuti non costituiscono consulenza legale, finanziaria, fiscale o professionale, né intendono sostituirsi al parere di un avvocato, commercialista o altro professionista qualificato. Ogni situazione debitoria presenta caratteristiche specifiche che richiedono un’analisi personalizzata da parte di un esperto abilitato. Per valutazioni concrete e decisioni operative, si raccomanda di rivolgersi a un consulente legale di fiducia o a un professionista qualificato.