Trovarsi con debiti non più sostenibili può accadere anche a chi, per anni, ha lavorato, pagato regolarmente e cercato di rispettare ogni impegno assunto.

È quello che è successo in un caso seguito dal team di Debito Bancario: un pensionato con un trattamento mensile di circa 1.300 euro, già gravato da un mutuo sulla propria abitazione e da ulteriori impegni finanziari, si è trovato a dover affrontare una posizione debitoria diventata ormai insostenibile.

Il debito principale, relativo a una posizione bancaria, ammontava a 53.934,31 euro.

Dopo un’attenta analisi della situazione economica e una lunga trattativa con la società incaricata della gestione del credito, è stato raggiunto un accordo a saldo e stralcio per 15.000 euro, con pagamento in un’unica soluzione e chiusura tombale della posizione.

Una pensione da 1.300 euro e troppi impegni da sostenere

La persona arrivata da Debito Bancario percepiva una pensione di circa 1.300 euro al mese.

Su questo reddito pesavano già diversi impegni:

  • una rata di mutuo ipotecario di circa 210 euro mensili;
  • ulteriori accordi di rientro;
  • finanziamenti contratti con altri istituti;
  • le normali spese di vita quotidiana.

Il mutuo riguardava l’unico immobile di proprietà, sul quale insisteva ipoteca e la cui estinzione era prevista ancora dopo diversi anni.

In una situazione del genere, il reddito residuo era appena sufficiente a garantire le esigenze essenziali: spese domestiche, alimentari, utenze, salute e gestione della vita quotidiana.

Il debito principale: oltre 53.000 euro

La posizione debitoria principale riguardava un’esposizione complessiva pari a 53.934,31 euro.

Il debito derivava da più rapporti:

  • un finanziamento;
  • uno scoperto di conto corrente;
  • una linea di credito.

Non si trattava, quindi, di una semplice rata arretrata o di un piccolo insoluto.

Era una posizione complessa, inserita in un quadro più ampio di sovraindebitamento, aggravato da altri impegni economici già in corso.

Una crisi nata da una truffa finanziaria

Uno degli aspetti più delicati di questa vicenda è l’origine della crisi.

La persona era rimasta vittima di una truffa finanziaria.

Nel tentativo di far fronte alle conseguenze economiche di un investimento rivelatosi fraudolento, aveva contratto nel tempo diversi finanziamenti, con l’obiettivo di recuperare equilibrio e mantenere fede agli impegni presi.

Ma, come spesso accade, quando si cerca di coprire un debito con un altro debito, il rischio è quello di entrare in un meccanismo sempre più difficile da controllare.

Le rate aumentano.

Gli interessi pesano.

I margini mensili si riducono.

E, a un certo punto, anche una persona animata dalla volontà di pagare può trovarsi nell’impossibilità concreta di sostenere tutto.

La pandemia e la perdita del lavoro hanno aggravato la situazione

A rendere il quadro ancora più difficile sono arrivati gli effetti della pandemia da Covid-19 e delle misure di lockdown.

La crisi economica di quel periodo ha inciso pesantemente sull’attività lavorativa della persona, fino alla perdita del lavoro di una vita.

Questo ha comportato una drastica riduzione delle entrate e ha compromesso la possibilità di rispettare regolarmente gli obblighi assunti.

Il passaggio da una condizione lavorativa attiva a una pensione contenuta ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra debiti da pagare e risorse realmente disponibili.

La volontà di pagare non bastava più

Un punto importante di questo caso è che il debitore non ha mai manifestato l’intenzione di sottrarsi ai propri obblighi.

Al contrario, ha sempre dimostrato la volontà di definire la propria posizione in modo serio e responsabile.

Il problema non era la mancanza di volontà.

Il problema era la sproporzione tra il debito richiesto e la reale capacità economica disponibile.

Con una pensione modesta, un mutuo ancora in corso e altri impegni finanziari, sostenere ulteriori esborsi significativi era diventato impossibile senza compromettere le esigenze essenziali di vita.

La strategia: analisi della posizione e trattativa con il creditore

Dopo l’analisi della documentazione e della situazione economica complessiva, è stata individuata una strada concreta: avviare una trattativa con la società incaricata della gestione del credito.

L’obiettivo era chiaro: trovare una soluzione che fosse sostenibile per il debitore e, allo stesso tempo, idonea a chiudere definitivamente la posizione.

L’unica somma concretamente disponibile derivava dalla possibilità di accedere a una cessione del quinto della pensione.

Questa risorsa è stata quindi utilizzata per formulare una proposta transattiva, con l’obiettivo di chiudere il debito in un’unica soluzione.

Il risultato: chiusura tombale a 15.000 euro

Dopo una lunga trattativa, il debito di 53.934,31 euro è stato definito con un accordo a saldo e stralcio pari a 15.000 euro omnia.

L’accordo ha previsto il pagamento in un’unica soluzione e la chiusura tombale della posizione debitoria.

Per la persona coinvolta, questo ha significato liberarsi da una posizione che era diventata fonte di forte stress, preoccupazione e incertezza quotidiana.

Perché questo caso è importante

Questo caso dimostra quanto sia importante non fermarsi al dato numerico del debito.

Dietro una posizione debitoria possono esserci eventi complessi: una truffa, una perdita di lavoro, una riduzione improvvisa delle entrate, una pandemia, un mutuo ancora in corso, rate accumulate nel tempo.

Per questo ogni situazione deve essere analizzata con attenzione.

Non basta chiedere una riduzione del debito.

Serve ricostruire la posizione, verificare i rapporti, valutare il reddito reale, comprendere quali somme siano effettivamente disponibili e impostare una trattativa credibile.

Saldo e stralcio: non una promessa, ma una possibilità da valutare

Il saldo e stralcio non è una soluzione automatica.

Non tutti i debiti possono essere chiusi alle stesse condizioni e non tutti i creditori accettano le medesime proposte.

Ogni caso dipende da molti fattori:

  • importo del debito;
  • situazione economica del debitore;
  • presenza di redditi o beni;
  • stato della pratica;
  • disponibilità immediata;
  • posizione del creditore;
  • documentazione disponibile.

Per questo è fondamentale evitare soluzioni improvvisate.

Una trattativa efficace richiede metodo, documenti, strategia e una valutazione realistica della situazione.

Conclusione

Nel caso analizzato, una posizione debitoria di oltre 53.000 euro è stata definita con un accordo di 15.000 euro, consentendo la chiusura tombale dell’esposizione.

Si tratta di un caso reale, raccontato in forma anonima, che dimostra l’importanza di intervenire con una strategia strutturata quando i debiti diventano insostenibili.