Il mutuo va guardato insieme a tutti gli altri debiti

Quando una famiglia ha difficoltà economiche, il mutuo è spesso la prima preoccupazione. È comprensibile: la casa è il bene più importante e il timore di perderla crea pressione, ansia e decisioni affrettate.

Ma il vero problema, molte volte, non è solo la rata del mutuo.

Il problema nasce quando quella rata si somma ad altri impegni: prestiti personali, finanziamenti auto, carte revolving, cessione del quinto, bollette arretrate, rateizzazioni con Agenzia delle Entrate-Riscossione, pignoramenti o spese familiari diventate più pesanti.

Una rata può sembrare sostenibile se guardata da sola. Ma può diventare ingestibile dentro un bilancio già pieno di scadenze.

Mutui nel 2026: il costo resta un tema centrale

Secondo Banca d’Italia, nell’ultimo report disponibile al 2 luglio 2026, riferito ad aprile 2026 e pubblicato il 10 giugno, il TAEG sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è collocato al 3,91%, in aumento rispetto al 3,81% del mese precedente. Nello stesso report, il TAEG sulle nuove erogazioni di credito al consumo è indicato al 10,41%.

Questo dato non significa che tutti i mutui abbiano quel costo. Ogni contratto dipende da importo, durata, tasso fisso o variabile, profilo del cliente, valore dell’immobile e condizioni applicate dalla banca.

Il dato però conferma un punto: il costo del credito resta una variabile decisiva per chi compra casa, per chi deve rinegoziare e per chi ha già altri debiti in corso.

Il rischio vero è la somma delle rate

Molte famiglie riescono ancora a pagare il mutuo, ma iniziano a saltare altre scadenze.

Prima si rinvia una bolletta.
Poi si usa la carta di credito per fare la spesa.
Poi si chiede un piccolo prestito per coprire un arretrato.
Poi arrivano solleciti, interessi, segnalazioni e recupero crediti.

È così che una difficoltà temporanea può diventare sovraindebitamento.

Banca d’Italia segnala che il costo complessivo del credito al consumo è rimasto alto, pari al 10,3% a febbraio 2026, e prevede che nel 2026 la quota di debito detenuta da famiglie vulnerabili possa salire all’8,5% del totale, dal 7,6% del 2025. In uno scenario più avverso, potrebbe arrivare al 9,7%.

Questo significa che non basta chiedersi: “riesco a pagare il mutuo?”.
La domanda corretta è: riesco a pagare il mutuo senza saltare tutto il resto?

Inflazione e caro vita riducono il margine mensile

A giugno 2026, secondo le stime preliminari ISTAT, l’inflazione è scesa al 3,0%, dal 3,2% di maggio. ISTAT segnala però che l’inflazione resta sostenuta anche dalla moderata accelerazione dei prezzi energetici.

Per una famiglia già indebitata, anche piccoli aumenti su carburante, energia, spesa alimentare, assicurazioni o condominio possono incidere molto.

Il problema non è solo quanto entra ogni mese.
Il problema è quanto resta dopo aver pagato tutto.

Quando il reddito disponibile si riduce, anche una rata mutuo che prima sembrava gestibile può diventare pesante.

Cosa succede se non paghi il mutuo

Saltare una o più rate del mutuo non va mai sottovalutato.

Il mancato pagamento può portare a solleciti, interessi di mora, segnalazioni nei sistemi di informazione creditizia e, nei casi più gravi, alla decadenza dal beneficio del termine, con richiesta del debito residuo.

Per i contratti di credito immobiliare ai consumatori, il D.Lgs. 72/2016 ha introdotto una disciplina specifica sull’inadempimento, prevedendo il riferimento al mancato pagamento di un ammontare equivalente a 18 rate mensili in determinati casi previsti dalla norma.

Questo però non significa che bisogna aspettare 18 rate prima di intervenire.

Al contrario: prima si affronta il problema, più margini ci sono per valutare rinegoziazione, surroga, sospensione, accordi o strumenti più ampi di gestione della crisi.

Cosa valutare prima di chiedere un nuovo prestito

Quando la rata del mutuo pesa, la soluzione non è automaticamente chiedere altro credito.

Un nuovo prestito può sembrare una boccata d’aria, ma se serve solo a pagare vecchie rate rischia di peggiorare la situazione.

Prima bisogna mettere in ordine tutti i debiti:

  • mutuo;
  • prestiti personali;
  • carte revolving;
  • cessione del quinto;
  • rate auto;
  • bollette arretrate;
  • cartelle esattoriali;
  • eventuali pignoramenti;
  • debiti con banche, finanziarie o recupero crediti.

Solo dopo si può capire se esiste una rata realmente sostenibile e quale debito va gestito per primo.

Le possibili soluzioni

In alcuni casi si può valutare la rinegoziazione con la propria banca. In altri può essere utile verificare la surroga, cioè il trasferimento del mutuo presso un altro istituto a condizioni migliori.

Per chi ha una difficoltà temporanea sulla prima casa, può essere valutato anche il Fondo di sospensione mutui prima casa, gestito da Consap: la domanda va presentata alla banca presso la quale è in corso il mutuo.

Quando invece il problema non è solo il mutuo, ma l’intero indebitamento familiare, serve un’analisi più ampia. In alcuni casi possono essere valutati accordi con i creditori, trattative stragiudiziali o strumenti previsti dal Codice della Crisi per le situazioni di sovraindebitamento.

Conclusione

Il mutuo è spesso il debito più importante, ma non sempre è l’unico problema.

Nel 2026 i tassi sono più bassi rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma il costo del credito resta significativo. Se al mutuo si aggiungono prestiti, carte revolving, cessioni del quinto, bollette e cartelle, il rischio non è solo la rata della casa: è la tenuta dell’intero bilancio familiare.

Quando la rata inizia a pesare, aspettare può essere pericoloso.

La prima cosa da fare è analizzare tutta la situazione debitoria, capire quali scadenze sono più urgenti e costruire una strategia sostenibile.