Consumerismo in collaborazione con Elvira Carpentieri ed il “Centro Studi della Crisi Economica delle Famiglie Italiane” chiede al Ministero della Giustizia di sbloccare subito il decreto attuativo: a 17 mesi dalla scadenza di legge, migliaia di famiglie indebitate restano senza aiuto
Roma, 3 agosto 2026
Se sei sommerso dai debiti, non hai più nulla da offrire ai creditori e stai valutando la strada dell’esdebitazione, c’è una misura pensata proprio per te — ma che, a oggi, non è ancora operativa. Si tratta del Fondo per l’esdebitazione del debitore incapiente, istituito dalla legge di bilancio 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207) per sostenere chi accede alla procedura prevista dall’articolo 283 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza: quella riservata ai debitori persone fisiche “meritevoli”, cioè senza colpa grave nell’aver contratto i debiti, ma privi di qualsiasi bene o reddito da destinare ai creditori.
Cos’è l’esdebitazione del debitore incapiente
L’esdebitazione incapiente è lo strumento che permette a chi si trova in una situazione di sovraindebitamento senza vie d’uscita — niente casa, niente stipendio aggredibile, niente beni da liquidare — di ottenere comunque la cancellazione dei debiti residui, una sola volta nella vita, se il giudice riconosce i requisiti di meritevolezza. È una delle misure più importanti della legge sul sovraindebitamento, perché intercetta proprio le persone in maggiore difficoltà: chi, per povertà, non riuscirebbe nemmeno a sostenere i costi della procedura.
Per questo il legislatore ha previsto un fondo dedicato a coprire le spese procedurali, comprese quelle per la remunerazione dell’Organismo di composizione della crisi (OCC) che segue la pratica.
Il problema: il fondo c’è, ma non eroga nulla
Il comma 894 della stessa legge stabiliva che un decreto del Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dell’Economia, definisse entro 60 giorni i criteri per accedere al fondo. Il termine è scaduto il 2 marzo 2025. Siamo a oltre 17 mesi di ritardo e il decreto ancora non è stato emanato: il fondo esiste, ha una dotazione, ma nessun debitore incapiente può ancora accedervi.
Consumerismo, che attraverso il proprio sportello segue ogni giorno famiglie in stato di sovraindebitamento, segnala che sono migliaia le pratiche in attesa di questo provvedimento. Per queste persone, anche i costi ridotti di una procedura di esdebitazione restano una barriera che non riescono a superare da sole.
Perché il decreto non è ancora uscito
Nelle scorse settimane il Ministero della Giustizia ha risposto all’appello di diverse associazioni dei consumatori spiegando che il ritardo dipende dalla presunta antieconomicità di realizzare un sistema informatico centralizzato per gestire le domande, a fronte di uno stanziamento annuale e non strutturale.
Consumerismo ritiene questa obiezione superabile senza alcun investimento informatico aggiuntivo: gli Organismi di composizione della crisi, già iscritti nel registro ministeriale e sottoposti a vigilanza, potrebbero occuparsi direttamente di raccogliere le domande, attestare i requisiti e rendicontare l’uso delle risorse con procedure documentali semplici — esattamente come previsto dalla norma, che consente di usare il fondo anche per remunerare l’attività degli OCC.
Le richieste al Ministero
Consumerismo ha formalmente chiesto:
- l’adozione immediata del decreto attuativo, con modalità semplificate basate sulla rete esistente degli OCC;
- in via subordinata, una disciplina transitoria che consenta comunque di usare le risorse già stanziate per l’anno in corso;
- il rifinanziamento strutturale del fondo nella prossima legge di bilancio;
- adeguate forme di pubblicità istituzionale, perché chi ne ha diritto sappia che questa misura esiste.
Cosa significa per chi ha debiti oggi
Se stai pensando di rivolgerti a un OCC per una procedura di sovraindebitamento e temi di non poterne sostenere i costi, sappi che la legge prevede già uno strumento pensato per te. Il problema, in questo momento, non è la norma ma la sua mancata attuazione. È una situazione che può cambiare rapidamente, se il Ministero adotterà il decreto: per questo è importante che la misura resti sotto i riflettori.
«Il diritto all’esdebitazione dei soggetti incapienti è previsto dalla legge da un anno e mezzo, ma resta lettera morta per l’assenza di un decreto attuativo che, secondo la nostra proposta, potrebbe essere adottato senza costi aggiuntivi per lo Stato», dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo. «Chiediamo al Ministero un confronto tecnico immediato per sbloccare una misura di grande impatto sociale, che riguarda migliaia di famiglie in condizioni di grave difficoltà economica».