Cultura e turismo, la sfida della Campania: trasformare i visitatori in lavoro e sviluppo

A “Conti Fatti” il confronto con Gennaro Sangiuliano sul potenziale economico del patrimonio culturale regionale. Elvira Carpentieri e Francesco Cacciola hanno affrontato i temi della ricaduta sui territori, della precarietà occupazionale, dell’accesso al credito e dello spopolamento delle aree interne

La Campania custodisce un patrimonio storico, artistico e archeologico tra i più importanti al mondo. Pompei, Ercolano, la Reggia di Caserta, il Museo Archeologico Nazionale, Capodimonte e il centro storico di Napoli richiamano ogni anno milioni di persone. La vera sfida, tuttavia, è comprendere quanto questa straordinaria capacità attrattiva riesca a tradursi in occupazione stabile, reddito per le famiglie e crescita per le imprese locali.

È il tema affrontato nella nuova puntata di “A Conti Fatti – Il credito spiegato in modo chiaro”, l’approfondimento economico-finanziario in onda su Canale 9, che ha ospitato Gennaro Sangiuliano, già ministro della Cultura e oggi consigliere regionale della Campania.

In studio sono intervenuti Elvira Carpentieri, presidente del Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane, e Francesco Cacciola, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Debito.

Il confronto si è aperto con un interrogativo di fondo: la cultura rappresenta ancora una voce di spesa oppure deve essere considerata un investimento capace di generare economia e occupazione?

Sangiuliano ha definito il patrimonio culturale una straordinaria opportunità per l’Italia e, in particolare, per la Campania. Pur riconoscendo i risultati già raggiunti da siti come Pompei, Paestum, il Museo Archeologico Nazionale e Capodimonte, ha sostenuto che la regione utilizzi ancora soltanto una parte delle proprie potenzialità.

Secondo l’ospite, attorno ai grandi attrattori culturali potrebbe essere costruito un sistema economico di qualità, capace di offrire nuove prospettive professionali ai giovani e di rafforzare il tessuto produttivo locale.

Cacciola: «Non basta contare i visitatori, bisogna capire dove rimane la ricchezza»

Francesco Cacciola ha riportato il dibattito sulle conseguenze concrete per le comunità che vivono nei pressi dei principali siti turistici.

Il turismo culturale, ha osservato, rappresenta certamente un’importante possibilità di reddito, ma il numero degli ingressi non può essere l’unico parametro di valutazione. Occorre verificare quanta parte della spesa sostenuta dai visitatori venga effettivamente trattenuta dal territorio.

Per Cacciola è indispensabile sviluppare infrastrutture e servizi in grado di prolungare la permanenza dei turisti. Chi visita Pompei, Caserta o Napoli dovrebbe essere messo nelle condizioni di soggiornare, mangiare, acquistare prodotti locali e utilizzare le attività presenti nella zona, anziché limitarsi a una visita di poche ore per poi spostarsi altrove.

Solo attraverso un’offerta integrata, ha evidenziato, il flusso turistico può produrre un beneficio duraturo per le famiglie e per le imprese del territorio.

Carpentieri: creare un sistema economico attorno ai luoghi della cultura

Il turismo culturale in Italia vale 56,6 miliardi di euro e rappresenta uno dei principali motori dell’economia turistica nazionale. 

Elvira Carpentieri, partendo da questi dati, ha chiesto a Sangiuliano quali strumenti possano consentire alla Campania di trasformare tale patrimonio in ricchezza diffusa e quali siano i passaggi nei quali una parte del valore economico generato dai visitatori finisce per disperdersi.

Sangiuliano ha indicato nella costruzione di una rete territoriale la principale strada da seguire. Accanto alla gestione e alla tutela dei beni culturali, servono strutture ricettive adeguate, servizi di elevata qualità, collegamenti efficienti, attività commerciali e una maggiore valorizzazione dei prodotti ispirati all’identità dei musei e dei siti archeologici.

L’ex ministro ha inoltre sostenuto la necessità di una politica dei prezzi capace di produrre risorse da reinvestire nella conservazione e nella manutenzione del patrimonio, mantenendo al tempo stesso forme di accesso agevolato o gratuito per i residenti e per le fasce più giovani.

Il rischio che i benefici si concentrino fuori dal territorio

Il tema della distribuzione della ricchezza è stato successivamente approfondito da Cacciola, che ha richiamato il rischio che una quota consistente degli introiti venga assorbita dai grandi tour operator e dalle multinazionali del turismo.

Quando il visitatore acquista pacchetti organizzati all’estero, arriva con un autobus, visita un sito e riparte nella stessa giornata, la ricaduta economica sulle attività locali può risultare limitata.

Per il presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Debito è quindi necessario creare modelli in grado di distribuire maggiormente le entrate tra alberghi, ristoranti, negozi, guide, artigiani e imprese di servizi.

La durata del soggiorno assume, in questa prospettiva, un’importanza decisiva: più tempo il turista trascorre in un luogo, maggiori sono le possibilità che le risorse rimangano nell’economia locale.

Pompei, dai milioni di ingressi a un’economia realmente diffusa

Il turismo culturale rappresenta una delle leve economiche più importanti del Paese. Nel 2024 i musei e i luoghi della cultura statali italiani hanno registrato 60.850.091 ingressi, con introiti pari a 382.004.344 euro. Numeri che confermano il peso economico del patrimonio culturale italiano e la sua capacità di generare valore, attrarre visitatori e sostenere intere filiere territoriali.

In questo scenario, la Campania occupa una posizione di assoluto rilievo. Nella classifica dei trenta musei, monumenti e aree archeologiche statali più visitati d’Italia, diversi siti campani figurano tra le principali mete culturali del Paese. Tra questi spicca il Parco archeologico di Pompei, stabilmente ai vertici nazionali: nel 2024 l’area archeologica di Pompei ha registrato 4.069.377 visitatori, mentre l’intero sistema dei siti vesuviani afferenti al Parco archeologico ha superato i 4,1 milioni di ingressi complessivi.

Sono dati imponenti, che confermano la forza attrattiva della Campania e il valore universale del suo patrimonio storico, artistico e archeologico.

La questione posta da Carpentieri ha riguardato la capacità della città di trattenere chi visita gli scavi: come favorire una permanenza più lunga, incentivando i turisti a dormire negli alberghi del posto, frequentare i ristoranti, visitare i negozi e conoscere le botteghe artigiane?

Sangiuliano ha ribadito che Pompei necessita di una rete più strutturata di servizi e strutture ricettive. Ha inoltre invitato a non concentrare l’intera offerta soltanto sui luoghi già affermati, ma a includere in un circuito più ampio anche Ercolano, Oplonti, Benevento, Sant’Agata de’ Goti e le altre località che custodiscono testimonianze storiche di grande rilievo.

Il consigliere regionale ha citato anche il caso della Reggia di Caserta, osservando come alla qualità e all’importanza del sito non corrisponda ancora un’offerta adeguata nell’area circostante.

La valorizzazione di ciò che si trova all’esterno dei musei e dei parchi archeologici, ha precisato, richiede l’intervento coordinato dei Comuni, della Regione, degli enti territoriali e dell’iniziativa privata.

Accesso al credito e burocrazia frenano le nuove imprese

Il dibattito si è poi spostato sulle difficoltà incontrate da chi intende avviare un’attività collegata al turismo culturale: una struttura ricettiva, un bed and breakfast, un servizio di accompagnamento, una piccola impresa o un progetto commerciale nei pressi di un sito storico.

Francesco Cacciola ha individuato tra gli ostacoli principali il reperimento delle risorse finanziarie e la difficoltà di accedere al credito, soprattutto quando l’investimento iniziale richiede capitali consistenti.

A queste criticità si aggiungono la complessità delle procedure amministrative, la durata degli iter autorizzativi e l’incertezza normativa. Chi investe, ha spiegato, deve poter contare su regole chiare e stabili, senza il timore che le condizioni iniziali vengano successivamente modificate, compromettendo la sostenibilità del progetto.

Lavoro culturale: competenze elevate, ma prospettive ancora fragili

Elvira Carpentieri ha successivamente affrontato il tema dell’occupazione, evidenziando come il turismo culturale continui spesso a offrire impieghi stagionali, precari e discontinui.

Numerosi giovani possiedono qualifiche elevate e competenze specialistiche, ma incontrano difficoltà nel costruire un percorso professionale stabile. Da qui la riflessione sulla possibilità di trasformare il patrimonio culturale in un settore nel quale una persona possa lavorare con continuità, raggiungere un’autonomia economica e mantenere una famiglia.

Sangiuliano ha ricordato gli investimenti destinati alla cultura in Campania, citando gli interventi per la riqualificazione dell’Albergo dei Poveri, il potenziamento del Museo Archeologico Nazionale, i lavori a Capodimonte, l’acquisizione del Monte di Pietà e i progetti previsti in diverse aree della regione.

Ha poi sottolineato che gli investimenti sui singoli beni devono essere accompagnati dal miglioramento dei servizi pubblici e, soprattutto, del sistema dei trasporti. Senza collegamenti adeguati, anche un museo o un sito archeologico di straordinario valore rischia di rimanere escluso dai principali itinerari turistici.

Il peso della formazione sui bilanci familiari

Francesco Cacciola ha collegato il tema dell’occupazione a quello dei sacrifici sostenuti dalle famiglie per la formazione dei figli.

Molti nuclei investono risorse significative per consentire ai giovani di studiare, specializzarsi e acquisire competenze nel settore culturale. Quando il percorso formativo non conduce a un’effettiva possibilità di inserimento professionale, le conseguenze non sono soltanto economiche, ma anche sociali e psicologiche.

Secondo Cacciola, la formazione deve essere accompagnata da politiche capaci di creare un collegamento concreto con il mercato del lavoro. Non è sufficiente preparare figure altamente qualificate: occorre costruire le condizioni affinché possano utilizzare le competenze acquisite senza essere costrette a trasferirsi o a cercare occupazione in ambiti completamente diversi.

Il turismo diffuso come risposta allo spopolamento

Nella parte conclusiva della puntata, Elvira Carpentieri ha allargato lo sguardo alle aree interne della Campania.

I borghi del Sannio e dell’Irpinia, i centri del Cilento, i cammini, le tradizioni artigiane e i percorsi enogastronomici costituiscono un patrimonio ancora largamente inesplorato. Allo stesso tempo, molti di questi luoghi continuano a perdere abitanti, soprattutto giovani costretti a partire per studiare o lavorare.

La presidente del centro studi ha quindi sollecitato una riflessione sul turismo culturale diffuso come possibile strumento di rilancio economico, capace di contrastare lo spopolamento e favorire il ritorno delle nuove generazioni.

Sangiuliano ha condiviso questa prospettiva, richiamando gli interventi finanziati attraverso il progetto dedicato alla rigenerazione dei borghi. Ha citato, tra gli altri, il caso di Morcone, in provincia di Benevento, e ha sostenuto che le aree interne della Campania possiedano caratteristiche paesaggistiche, storiche e identitarie paragonabili a quelle di territori italiani già affermati sui mercati turistici internazionali.

Dalla tutela del patrimonio a una politica di sviluppo

Il confronto ha restituito l’immagine di una regione dotata di risorse culturali eccezionali, ma ancora chiamata a colmare la distanza tra il numero dei visitatori e il benessere effettivamente prodotto per le comunità.

La tutela dei siti rimane essenziale, ma deve essere accompagnata da trasporti efficienti, servizi di qualità, accesso al credito, semplificazione burocratica, occupazione stabile e politiche capaci di sostenere le imprese locali.

Trasformare la cultura in sviluppo significa fare in modo che il turista non sia soltanto un ingresso registrato nelle statistiche, ma una presenza capace di alimentare l’economia del luogo, creare opportunità professionali e offrire ai giovani una ragione concreta per costruire il proprio futuro in Campania.

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Avv. Cacciola Francesco

Master in diritto bancario 2010 - 2013 Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi. Analisi di tutti i rapporti bancari: - conto corrente - mutuo - leasing - finanziamenti - cessioni del quinto finalizzata alla rilevazione della legittima applicazione e/o pattuizione degli interessi 2006 - 2010 Master "soluzioni delle crisi aziendali" 2014 Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi. Analisi e soluzioni delle crisi Trattativa con i creditori nella crisi Istituti giuridici per la soluzione della crisi Laurea magistrale in giurisprudenza presso Università degli Studi di Napoli 'Parthenope'​

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Avv. Francesco Cacciola

Avv. Elvira Carpentieri